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Accademia Santa Cecilia di Roma

 Seconda puntata della nostra inchiesta sulla penalizzazione della musica colta in tv relegata a tarda notte sulle reti generaliste e presenti solo suli canali tematici. Ci danno la loro opinione, suggerendo dei rimedi per un possibile rilancio, il maestro Antonio Pappano, Luigi Lanzillotta, Lidia Ravera e Monsignor Pablo Colino.

Per risolvere il problema della differenza dell’ascolto fra la musica classica e quella pop - una differenza incalcolabile a vantaggio della seconda – molti, ma molti davvero, provano sistematicamente a  suggerire una proposta, che in realtà non cambia nulla, quella dell’aumento dei fondi statali alle istituzioni musicali.

E come esempio di questo settore vogliamo riferirci proprio al nostro grande Antonio Pappano, direttore musicale stabile dell’Orchestra dell’Accademia di S.Cecilia a Roma, che nei dieci anni in cui ha ricoperto questo ruolo è stato capace di guadagnrsi la stima di tutta l’Italia. Egli, posto dinanzi al problema, non ha voluto giudicare nessuno, non ha sparato a zero contro lo Stato italiano, non ha criticato i colleghi di lavoro: ma ha insitito in ogni possibile occasione sull’enorme aiuto che alla causa verrebbe dagli sponsor privati, aiuto certo molto consistente, talora quasi illimitato, e che l’Accademia di S.Cecilia può in gran parte vantare, per aumentare così l’offerta musicale.

Il maestro Antonio Pappano.

Ma ciò non basta.  Chi invece è davvero bruciato dall’indifferenza dello Stato nei confronti della musica, Stato che invece - finanziando istituzioni di buon livello qualitativo – potrebbe diffondere la musica a tanti livelli, giovando alla causa, è Luigi Lanzillotta direttore artistico della stagione concertistica dell’Orchestra  Roma Sinfonietta all’Università di Tor Vergata.

“Dover chiedere - egli ci dice – anzi dover implorare l’aiuto statale per un’istituzione musicale, è il più ingrato degli  impegni. Non sentirsi rispondere, né per lettera, né per mail, né per telefono, è una mortificazione che un musicista non merita. La musica italiana, il belcanto, la lingua italiana diffusa nel mondo dal nostro melodramma otto-novecentesco, sono tesori di cui l’Italia vive, e loro fingono di non accorgersene. Le tre ‘i’ di berlusconiana memoria – inglese, informatica, impresa – hanno fatto scuola, purtroppo”.

Lidia Ravera

Nel ritenere che alla base di tutto in Italia c’è proprio la carenza di una preparazione musicale anche minima, che inevitabilmente orienterebbe il giovane verso quest’arte, invece di lasciarlo in balìa di manifestazioni sonore stordenti, che irretiscono ed allontanano dalla realtà, ma che poco hanno a che fare con la musica, c’è un’ulteriore figura di riferimento, Lidia Ravera, Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili della Regione Lazio.

Nel riconoscere anche alla Fondazione Musica per Roma uno stato di “eccellenza unica del nostro universo culturale, non élitaria, e che persegue l’allargamento del pubblico senza sfociare nel commerciale e nel facile”, ha precisato una realtà determinante: cioè che questa istituzione “fa in modo che i cittadini vengano accompagnati nei territori musicali più impervi, facendo un costante lavoro di formazione nel pubblico”.

Monsignor Pablo Colino

In ciò la Ravera si allinea con l’Accademia di S.Cecilia, che già durante la direzione-Cagli aveva attivato con “Tutti a S.Cecilia!” interventi preparatori alla musica, partendo dalla  prima infanzia: e su questo tema anzi, si avvia il 7-9 novembre  al Parco della Musica il Gordon Festival, basato sulla teoria di E. Gordon del valore insostituibile delle prime percezioni musicali nel fanciullo. Ed ecco infine un’altra voce autorevole in proposito: quella di monsignor Pablo Colino, spagnolo, laureato in teologia all’Università  Lateranense di Roma, Maestro di Cappella Emerito della Basilica di S.Pietro, tuttora alla guida del Coro Giovanile della Filarmonica Romana.

Ecco il suo rimedio all’affollamento in tv delle discoteche e dei concerti da stadio, a svantaggio della musica d’arte:  “Nulla si può fare per la musica senza un preparazione di base, per tutti: ma non si deve annoiare o scoraggiare l’allievo, anche se non è intonato. Per inculcare l’amore verso la musica, io accetto tutti: perchè se entrano qui stonati, poi ne escono intonati. Occorre, avviare il giovane a ‘sentire’ il suono, non il fragore, che è una tendenza maligna destinata a gettare i ragazzi in pasto alle discoteche. L’uomo ha una vita intellettuale e spirituale: si studia musica, non per diventare musicisti, ma per diventare persone”.
                                                               Pa

Ultima modifica Mercoledì, 04 Novembre 2015 15:59
Paola Pariset.

Giornalista, specializzata nell'ambito dell'arte della musica, della danza e non solo.

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