Tv2000, il 1 novembre l’ultima intervista a Luca De Filippo


La grande attenzione dell'artista scomparso, figlio di Eduardo, verso i giovani di Napoli è riproposta nell'ultima intervista pubblica


 Se ne è andato a 67 anni,stroncato da un terribile male. Luca De Filippo uno dei grandi maestri del teatro italiano, figlio dell’indimenticato Eduardo, ha rilasciato la sua ultima intervista pubblica il 1° novembre scorso, nel camerino del teatro Augusteo di Napoli, al giornalista di Tv2000, Fabio Bolzetta.

Luca De Filippo guardava con speranza al futuro dei giovani napoletani che, come il padre, ha sempre amato e protetto attraverso la Fondazione Eduardo De Filippo. L’intervista è riproposta nel corso di alcune edizioni del Tg2000. “La mia eredità, i giovani di Napoli”, ha detto. Ed ha continuato:

“Questa sensibilità nasce da un impegno preso da Eduardo verso giovani napoletani a rischio quando fu nominato senatore a vita da Pertini ed è un impegno che nel mio piccolo cerco di portare avanti anch’io da tanti anni. In questo senso la Fondazione cerca di occuparsi il più possibile di riproporre all’attenzione pubblica questo problema. Questi ragazzi realmente iniziano la loro vita in quartiere molto difficili, duri e bisognerebbe cambiare questi luoghi per poter dare loro la possibilità di avere una giovinezza serena, meno traumatica. Cerchiamo di farlo, nel nostro piccolo”.

Col Teatro Stabile – aggiunse – stiamo aprendo una scuola di recitazione: ho fatto i provini a questi ragazzi che hanno fatto richiesta di entrare. Tantissimi di questi ragazzi vengono proprio dai quartieri più difficili, quelli che compaiono sugli articoli dei giornali per situazioni molto dure. Non esiste soltanto il ragazzo che si avvia verso la violenza così tanto per fare, ma esistono ragazzi di buona volontà nel vero senso della parola che si trovano a vivere in un contesto difficile e tanti ragazzi non ce la fanno. Ma poi ce ne sono degli altri. Come quelli per esempio che si sono rivolti al teatro. Che cercano il gruppo ma nel senso buono della parola. Cercano di sopravvivere nel loro quartiere ma parallelamente agli altri modi di vivere. E questo secondo me ci dà molta speranza rispetto ai giovani che poi saranno gli uomini di domani”.



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