Vip e letteratura, Lorena Bianchetti, ecco i miei libri del cuore


Intervista alla conduttrice che racconta il suo rapporto con la lettura e con i libri del cuore

 Lorena Bianchetti, jeune fille prodige della televisione – negli anni Novanta debutto sul piccolo schermo quando era under 20 con Piacere Raiuno, ruolo di presentatrice subito dopo con Italia in bicicletta – mette il sentimento in tutto quello che fa. Di “A sua immagine”, la trasmissione in onda su Rai Uno il sabato pomeriggio e la domenica mattina, dice che “fa parte del mio cuore”. E spiega: “Per nove anni ho avuto il piacere di condurla, sempre con lo stesso entusiasmo. Anche se ad altre trasmissioni mi sono legata a lungo: cinque anni a Italia sul 2, che riprenderò a settembre, tre a Rai International”.


Anche nella lettura la bruna Lorena, romana, giornalista e laureata in Lingue e letterature straniere alla Sapienza, mette tanta parte di sé. Ha disegnato personalmente la  sua libreria che occupa un’intera parete, sistemando con rigore, come in una biblioteca, i volumi secondo un preciso criterio archivistico, ogni riquadro gli autori di un Paese. Una scaletta sempre a disposizione la aiuta a tirarli fuori dagli scaffali. “Vede, io i libri li adoro anche come oggetto. E li vivo: ne sono gelosa, li sottolineo, aggiungo note a margine di pagina, li imbottisco di foglietti con i miei appunti”.
Quando legge?
“La mattina. La sera sono troppo stanca e sarebbe inutile. Perché immergermi in un libro significa per me allenare la mente e il cuore. Non è passatempo, è ossigeno. Oltre ad essere un aiuto per il mio lavoro”.
Come?
“In base al tema scelto per la puntata settimanale, invito in studio l’autore di un volume che mi permette di approfondire l’argomento. Tra questi Tornielli, Messori, Vittorino Andreoli del quale sono una fan al punto di essere entrata in contatto con lui”.
Perché?
“Sono appassionata di psicologia, una scienza del resto importante per un programma come A sua immagine. Per esempio Scusa se non ti chiamo più amore di Michela Pensavalli e Tonino Cantelmi analizza le cause delle scelte di ciascuno di noi a partire dall’infanzia. Quanto ad Andreoli, il suo L’uomo di vetro mi ha insegnato ad accettare le mie fragilità, a farmele valutare come ricchezza”.
E nella narrativa chi mette nell’Olimpo?
“Molti autori francesi. Stendhal, che è stato oggetto della mia tesi di laurea, è quello che preferisco. Il rosso e il nero, La Certosa di Parma sanno indagare in tutte le sfaccettature dell’animo, con una maestria che è da moderno sceneggiatore. Ma adoro anche Italo Calvino con la sua Trilogia e gli spagnoli de Rojas,  la Vita di Lazzarillo De Tormes d’autore anonimo. E Voltaire, e Gide e i testi dedicati al cinema come alcuni del regista Bertrand Tavernier”.
I primi libri più apprezzati?
“Storia totale dell’arte. Comprato durante gli anni del liceo su consiglio dell’insegnante”.
Vorrebbe firmarlo lei, in libro?
“Ho cominciato a scriverne uno. Poi ho interrotto, mi manca il tempo. L’argomento ovviamente è top secret perché è un progetto che potrei non portare mai a termine. Recentemente Bernardo, mio marito, mi ha incitato a riprendere. Ma la scrittura è una cosa seria, richiede impegno e concentrazione che per ora non posso dedicarle. Un giorno, chissà?”



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