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 Savino Zaba è un “camaleonte”dello spettacolo: ha cominciato nel 1987, a sedici anni, con la radio, anzi le radio, private, rampanti, vivaio di personaggi. E’ approdato poi alle tv, da Telemontecarlo col Tappeto Volante di Luciano Rispoli, a mamma Rai, dove, per restare all’ultima performance, conduce “A qualcuno piace cult”. Ma anche le tavole del palcoscenico lo conoscono, per il suo impegno nel “teatro canzone”, addirittura sfociato sul grande schermo come nel caso di “Il bene mio”, omaggio a un faro della canzone popolare, Matteo Salvatore, e diventato docu-film con il titolo di “Prapatapumpapumparà”. Infine, l’incursione nel web, in una serie per Rai Radio2, “Per così poco”.




In tanta vulcanica attività, che posto hanno i libri nella vita di questo cerignolese orgoglioso di esserlo? Insomma, che cosa legge Savino Zaba?
“Ultimamente sono molto catturato dalla saggistica, quella linguistica, e le spiegherò dopo perché. Ma da sempre mi piace la narrativa. Meno i libri-inchiesta. Della cronaca e dell’attualità mi nutro attraverso i quotidiani”.
Ma che cosa ha sul comodino?
“Più che comodino è una lunga mensola, capace quindi di ospitare parecchi volumi: tra questi Emmaus di Baricco, Né qui né altrove di Carofiglio, E se la vita fosse una jam session? di Renzo Arbore”.
Ora che cosa sta leggendo?
“Open di Andre Agassi. Sembra un libro leggero, in realtà racconta con snodi drammatici la vita del campione di tennis. Idolo malgré lui, perché allo sport è stato costretto da piccolo da un padre dispotico. Il tennis lo ha odiato e ne è stato in un certo senso esistenzialmente consumato. Ma la consapevolezza di possedere un grande talento lo ha inchiodato ad andare avanti”.
Da ragazzo quali titoli ha amato?
“I più disparati: da Ragazzi di vita di Pasolini a Fontamara di Silone, ad Alta fedeltà di Nick Hornby. Ondivago nella vita, ondivago nella lettura, vede?”-

savino zaba 2
Il libro del cuore?
“Qui non ho dubbi. Il Profeta di Gibran: una grande lezione di vita che si apre ai temi fondamentali, lo spirito,la mente, la natura. Con un afflato latamente religioso, ma una religione che non sposa nessuna fede, che è quella dell’uomo”.
Ha conosciuto autori di letteratura?
“Alcuni occasionalmente, come Pino Aprile, Maria Latella, Andrea Scanzi, lo scorso anno al Premio Sila, che ho condotto. Baricco e Carofiglio li ho incontrati con soddisfazione. Ma quello che mi ha dato di più è stato il vincitore del Premio Strega 2015, Nicola Lagioia, pugliese come me. Gli inviai la bozza del mio libro, Beato a chi ti Puglia. Mi rispose molto gentilmente e ci confrontammo anche sulle tecniche di scrittura”.
Dunque, veniamo a Savino Zaba scrittore.
“Ecco, Beato a chi di Puglia è nato dalla voglia di raccontare la mia terra. Sono una serie di fotografie, di polaroid direi, del posto dove sono nato e dal quale sono emigrato. Un emigrante non con la valigia di cartone, ma molto fortunato. Renzo Arbore ha firmato la prefazione. Ed è stata una bella esperienza personale. Editorialmente meno. Mi pubblicò Palomar di Bari che poi ha chiuso i battenti. Epilogo per me: contratto rescisso, non un euro dalle copie vendute. Ma tant’è. il mondo dell’editoria è difficile, si stampa troppo, ci vuole coraggio a diventare imprenditore in questo campo. Gli editori sono eroi, affrontano il loro lavoro come una missione”.
Lei intanto ci riprova a pubblicare.
“Stavolta mi cimento in uno studio sull’evoluzione del linguaggio radiofonico dal primo vagito, il 6 ottobre 1924, a oggi. Per questo, accennavo all’inizio, mi sto occupando di saggistica linguistica, La storia della lingua italiana di Migliorini e La storia della radio e della televisione di Monteleone”.

savino zaba libro
Come si intitolerà?
“Per ora, provvisoriamente, Parole parole…alla radio. Analizza come dal parlato scritto degli anni Venti si sia arrivati al parlato parlato. Il tutto raccontato anche attraverso interviste ai protagonisti e un focus su un opuscolo del 1953 di Gadda, il geniale autore di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Lavorava in Rai e scrisse un libriccino, Norme per la redazione di un testo radiofonico, che ho analizzato valutandone l’attualità”.
Un lavoro impegnativo.
“Diciamo che mi sto facendo un regalo per i miei trent’anni alla radio. Ho cominciato il 24 giugno del 1987, la radio è stata la colonna sonora della mia vita. La scrittura invece è un completamento, un gioco. E infatti se va alla mia voce su Wikipedia, troverà tante definizioni di me come uomo di spettacolo, ma non come scrittore”.
Che ne pensa dei passaggi dei libri in tv?
“Giusto che i media li promuovano. Però sono troppi, non c’è spazio per tutti e sulle tv generaliste sono privilegiati i più famosi. Ora però, per gli altri, suppliscono internet e i social”.
A suo figlio Niccolò, che ha cinque anni, quale libro consiglierà?
“Quando imparerà a leggere, gli comprerò Robinson Crusoe di Defoe, Il Gabbiano di Livingston, Il piccolo principe di Saint Exupery. Dei classici della letteratura per l’infanzia. Spero che ne sia catturato”.
Lei quando legge?
“Soprattutto quando viaggio e sono in vacanza. Ecco, questo nostro colloquio avviene mentre sto per partire in aereo. E sono contento perché approfitto dell’occasione che avrò tra qualche ora per dedicarmi alla lettura”.
Com’è la libreria di Savino Zaba?
“Ce ne sono in molti angoli della mia casa. Dalla mensola sul letto, che le dicevo, alla libreria nel soggiorno. Poi quella del mio ufficio, ricavato in un’ala dell’appartamento. Libri, cd, foto hanno un ordine preciso, tutto mio. Sono catalogati per genere: viaggi, comicità, narrativa, sport, saggi. Facile, no? Così riesco a ritrovare ogni copertina che in un particolare momento mi interessa”.

Ultima modifica Giovedì, 14 Luglio 2016 16:17
Lidia Lombardi

Lidia Lombardi, free lance dopo essere stata per 35 anni nella redazione del quotidiano "Il Tempo" dove ha ricoperto il ruolo di responsabile del servizio Cultura e Spettacoli dal 2001 al 2013. La sua più ferma convinzione professionale: il giornalismo non è per solipsisti, ma un lavoro d'equipe.

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