Agon Channel, l’inesorabile declino del canale



In lingua albanese significa alba, ma il nome non è stato di buon auspicio: a nemmeno un anno dall’inizio delle trasmissioni in italiano infatti, Agon Channel è già avviata al tramonto.
Nessuna nuova stagione televisiva è iniziata a settembre, nessun programma al debutto, tranne una sitcom serale. Chi ne fa parte, lo ammette senza indugiare in perifrasi consolatorie: “Potrebbe chiudere anche domani mattina”.

Mentre il canale albanese, aperto nel 2013, è stato chiuso dalle autorità, quello italiano è ancora in onda, ma con ben poche prospettive. Può capitare insomma, di imbattersi in Maddalena Corvaglia che nel primo pomeriggio apre una puntata di My Bodyguard al grido di “Buonasera!” Oppure di trovarsi, in una qualsiasi domenica mattina, davanti ad interminabili televendite di paccottiglia: una rete nazionale alla stregua di una locale.
Una replica a ciclo continuo. Un canale che “resiste”, come si mormora negli ambienti ad esso vicini. Nel sito non esiste alcuna traccia di palinsesto: tutto è fermo da mesi, gli ultimi video caricati risalgono a luglio.
Indiscrezioni riferiscono  di manovalanza albanese non pagata, denunce da parte dei concorrenti che hanno partecipato ai quiz show e non hanno visto l’ombra dei compensi previsti, spot per promuovere i programmi mai realizzati. Personaggi che passano da una trasmissione all’altra: una concorrente di Modelle fuori riciclata a Chance, il vincitore di Americano affiancato da una collega eliminata alla conduzione del suo show. Lo sfruttamento massimo delle risorse, spremute a più livelli per ottenere il massimo del risultato.
Dopo la parata di star della serata di presentazione, madrina d’eccezione Nicole Kidman, la rete aveva ingaggiato molti esuli del piccolo schermo di casa nostra: erano volati oltre Adriatico Simona Ventura, Sabrina Ferilli, Pupo, Veronica Maya, Maddalena Corvaglia, Luisella Costamagna, Monica Setta, Marco Senise. All’informazione erano invece stati reclutati Antonio Caprarica e Giancarlo Padoan. A Caprarica, storico corrispondente londinese Rai, si deve il dettaglio sublime della pioggia che ticchetta sui container insonorizzati, rendendo difficoltoso il montaggio dei servizi.
Quella del giornalista è stata la prima defezione, ad appena due settimane dall’inizio delle trasmissioni. In seguito, di abbandoni se ne sarebbero verificati altri, ma più defilati.
E ora il fermo a Londra di Francesco Becchetti, accusato di evasione fiscale, riciclaggio di denaro e falso in documentazione, in attesa che il tribunale si pronunci sull’estradizione il mese prossimo.
Lo spazio delle news è diventato un bollettino di guerra contro Edi Rama, primo ministro albanese, reo di aver tagliato la corrente al canale con un “atto stalinista” e di aver emesso un mandato d’arresto contro l’editore senza prove. “Un atto primitivo e vendicativo ha spento Agon Channel” recitano infatti gli spazi informativi, che indicano Edi Rama come responsabile di questo “sequestro illegale” che sarebbe un  “atto contro la libertà d’informazione”.
Intanto, su Agon Channel le repliche proseguono inesorabili. Dei 40milioni di investimento ora sono rimaste solo le altisonanti dichiarazioni d’intento della vigilia. E un mandato di cattura internazionale.



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