Ettore Scola è morto, Arbore lo ricorda a Ballarò


La notizia della scomparsa del regista commenatta da Renzo Arbore a Ballarò


 La notizia della morte di Ettore Scola, maestro del cinema italiano, è stata data in diretta da Massimo Giannini nel corso del talk show Ballarò di cui è conduttore. In studio, tra gli ospiti della puntata c’era Renzo Arbore che è intervenuto su molti degli argomenti trattati dal conduttore e dai suoi ospiti. Ma quando Giannini ha annunciato la scomparsa del grande regista, è stato proprio lo showman a prendere la parola e a ricordarlo.

 “Abbiamo perso un grande maestro. La mia generazione che è quella successiva alla sua, ha avuto la fortuna di avere grandi maestri come lui, come Fellini, come Antonioni o Zavattini. Era una generazione straordinaria che io devo ringraziare. Conoscevo Scola benissimo, è una gravissima perdita, ha detto Renzo Arbore commosso ed emozionato dalla notizia. Lo show man ha ricordato le caratteristiche del regista, ne ha sottolineato il ruolo prestigioso che ha avuto nell’attraversare una larga fetta del Novecento italiano.

In un momento così triste quale è quello della scomparsa di un grande protagonista del grande schermo made in Italy, osservare che è proprio la tv a ricordarlo attraverso un suo prestigioso protagonista, è un dato di grande importanza. Renzo Arbore si è rivelato la persona più giusta per parlare di Ettore Scola: lo ha fatto sotto l’emozione del momento in maniera spontanea e sincera.

In queste ore i commenti sulla morte di Scola si stanno susseguendo l’uno dopo l’altro, provenienti da tutti i settori: dallo spettacolo, alla letteratura, dalla politica al giornalismo.

Ettore Scola esordisce alla regia nel 1964, ma il suo primo grande successo lo conseguirà quattro anni dopo dirigendo Alberto Sordi, Nino Manfredi e Bernard Blier in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968): con Sordi lavorerà solo altre tre volte (in La più bella serata della mia vita, 1972, alcuni episodi del film collettivo I nuovi mostri, 1977, e in Romanzo di un giovane povero, 1995). Con Il commissario Pepe (1969) e Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca (1970) Scola entra nel decennio più importante della sua carriera. Nel 1974 dirige infatti il suo capolavoro, C’eravamo tanto amati, che ripercorre un trentennio di storia italiana attraverso le vicende di tre amici: l’avvocato Gianni Perego (Vittorio Gassman), il portantino Antonio (Nino Manfredi) e l’intellettuale Nicola (Stefano Satta Flores), i primi due innamorati di Luciana (Stefania Sandrelli). Nel film, dedicato a Vittorio De Sica, compaiono anche Marcello Mastroianni, Federico Fellini e Mike Bongiorno nella parte di se stessi, oltre ad Aldo ed Elena Fabrizi e Giovanna Ralli.

Ormai Scola è un maestro del cinema italiano e un regista di fama internazionale che realizza film come Brutti, sporchi e cattivi (1976), grottesca commedia delle borgate romane con Nino Manfredi, e la storia semplice e poetica di Una giornata particolare (1977), con Marcello Mastroianni e Sophia Loren, invecchiata, per il ruolo, dal suo grande amico Francesco Freda. Nel 1980 il regista tira le somme della commedia all’italiana ne La terrazza, amaro bilancio di un gruppo di intellettuali di sinistra in crisi, con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Jean-Louis Trintignant e Marcello Mastroianni. Nel 1982 affronta la Rivoluzione francese in Il mondo nuovo (1982), in cui Mastroianni impersona Giacomo Casanova.

Nel corso della sua carriera ha vinto sei David di Donatello e ha ricevuto quattro nomination al Premio Oscar per il miglior film straniero.

Nel 2014 è stata realizzata la prima grande mostra monografica dal titolo “Piacere, Ettore Scola” a cura di Marco Dionisi e Nevio De Pascalis per Cultitaly. Dedicata a Bruna Bellonzi, giornalista moglie di Sandro Curzi, il progetto è stato presentato in anteprima nazionale in Irpinia, terra natale del regista, nella cornice dell’Abbazia del Goleto nel comune di Sant’Angelo dei Lombardi

Muore nella serata del 19 gennaio 2016 a Roma, nel reparto di cardiochirurgia del Policlinico, dove era ricoverato.



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