Romanzo siciliano, la recensione


Riflessioni sulla nuova serie di cui è andata in onda la prima puntata su Canale 5.

E’ chiaramente ispirato ad un fatto di cronaca vera l’inizio della serie Romanzo siciliano di cui Canale 5 ha mandato in onda, lunedì 16 maggio la prima puntata. La vicenda evocata è l’esplosione di una bomba piazzata dinanzi all’istituto professionale Morvillo- Falcone di Brindisi il 19 maggio 2012. Morì la sedicenne Melissa Basso. Sei altre studentesse furono gravemente ferite.

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 Naturalmente si pensò subito alla mafia perchè il nome della scuola richiamava la strage in cui morì il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta. Salvo poi scoprire una realtà differente: il colpevole, Giovanni Vantaggiato aveva agito per ripicca contro lo Stato colpevole di non averlo tutelato nel corso di un processo.

Anche nella serie di Canale 5, inizialmente, si pensa ad un avvertimento di Cosa Nostra, quando una bomba viene fatta esplodere fuori dal liceo di Siracusa. Muoiono quattro studenti mentre resta ferita ad una gamba la figlia del colonnello dei Carabinieri Spada (Fabrizio Bentivoglio) sulle tracce del boss mafioso latitante Salvo Buscemi (Ninni Bruschetta alla sua prima interpretazione da “cattivo”).

Poi la trama si allontana dalla realtà e si immerge nel solito racconto incentrato sulla criminalità organizzata che uccide, fa affari, si infiltra nei gangli della società politica e civile, in uno scenario già visto troppe volte in tv. In più c’è la presenza del boss che, con il viso cambiato da un intervento chirurgico, si nasconde tra la gente sotto falsa identità, va ai funerali delle vittime da lui fatte uccidere, si comporta come un cittadino esemplare.

Claudia Pandolfi, nel ruolo del procuratore chiamato ad indagare sulla strage accanto a Spada, evoca il suo personaggio in Distretto di polizia. L’attrice non fa nulla per discostarsene, al contrario, sembra che faccia di tutto per ricordarlo.

Fabrizio Bentivoglio, il capitano Spada è l’eroe buono, il carabiniere deciso a consegnare Buscemi alla giustizia. Spiace dirlo, ma non è credibile. Innanzitutto per la recitazione monocorde e sottotono (come quella della Pandolfi). Inoltre, dal punto di vista umano, non è verosimile che un padre, per di più vedovo da poco tempo, conservi un atteggiamento così distaccato dinanzi al ferimento della figlia nella strage della scuola. Il genitore, infatti, lascia la figlia in ospedale nel corso dell’operazione a cui è stata sottoposta e riceve al telefono, la notizia della riuscita dell’intervento precisando di arrivare appena possibile. Certo, il dovere di carabiniere ha il sopravvento sulla vita privata, ma la recitazione è improntata ad una freddezza e ad un distacco che lasciano perplessi.

Lo svolgersi degli eventi è apparso, in questa prima puntata, come al solito, scontato e prevedibile. Indagini, ricerche, rilievi, prove da analizzare, tutto un puzzle al quale i telespettatori sono oramai abituati. C’è troppa delinquenza nella vita reale perchè quella rappresentata nella fiction possa avere ancora un minimo di interesse sul pubblico televisivo.

Infine: anche in Romanzo criminale i personaggi, a cominciare da Bentivoglio e Bruschetta, hanno fumato indisturbati. Ma non esisteva un No smoking almeno nelle fiction?



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