Elio, le Storie Tese e il Ritmo sbilenco


In “Ritmo sbilenco” la band di Elio e Le Storie Tese al completo si svela nel privato. Il docu-film è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma.

E’ toccato a Elio delle Storie Tese l’ultimo red carpet della Festa del Cinema di Roma. E lui s’è presentato insieme con Rocco Tanica. Vestiti nell’identico modo, in giacca nera di lustrini su sparato bianco e papillon. Che i rockettari milanesi sempre controcorrente si siano imborghesiti? Altro abbigliamento e altro volto mostrano nel docu proiettato in Sala Sinopoli dopo il loro tappeto rosso.

Perché in “Ritmo sbilenco” la band al completo si svela nel privato (bambini da accompagnare a scuola, hobby, mogli e braciolate) e indossa t shirt e jeans. E’ sottotitolato “Un filmino su Elio e le Storie Tese”. Infatti è stato concepito come quei Super8 che si giravano vent’anni e passa fa. Ed è un lavoro collettivo (nella troupe: Jacopo Loiodice, Paolo Benvenuti, Valentina Cicogna, Alessandro Alliaudi, Nicolò Tommaso Braggion, Francesco Vittorio Cafagna, Monica Chiari, Jacopo Mutti, Giulia Palladini, Alessandra Salvoldi) coordinato da Mattia Colombo, supervisionato da Silvio Soldini e da Paolo Cottignola al montaggio.

Certo, la pellicola si rivela un po’ di nicchia, parla ai fan degli Elii, che conoscono anche il linguaggio cifrato e i segni del gruppo. Però è capace di inseguire i protagonisti di soppiatto. Certo, loro sono marpioni, sanno benissimo di essere filmati. Ma intanto se ne dimenticano mentre fanno le prove. E dialogano con la macchina da presa soprattutto chiacchierando tra loro, con una complicità che risulta più che spontanea.

L’avvio è il camerino del trucco per il Festival di Sanremo degli anni Novanta. Sulle loro facce spuntano stelle bianche su campiture nere e argento. Anche i vestiti sono clowneschi. Nella asettica camera d’albergo provano e inventano proverbi tipo “chi prova sul divano, sul palco è…”.

elio e le storie tese

Poi il quotidiano. Elio porta il suo ragazzino a scuola ed è fiero che dica a tutti i passanti “buongiorno”. Christian Meyer dà lezione di batteria ai bambini delle elementari. Faso allena visceralmente una squadra di baseball. Cesareo gironzola nei locali alla ricerca di giovani talenti. C’è perfino una reunion di Elio con i suoi compagni di scuola, appunto per ascoltare i ragazzi del liceo che suonano. “Non ci entro da trent’anni in queste aule”, dice mentre bacia la sua prof che rivela “Elio è così da sempre”. E infatti lui scherza con Luca Mangoni, l’aggregato del gruppo che inventa coreografie ed è soprannominato l’architetto. Perché, quando non va in giro a provarsi tutine zebrate e tacchi a spillo, è quello il suo lavoro ufficiale e infatti ce lo mostrano sul terrazzo di un palazzo e discutere con i colleghi di planimetrie.

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La vera anima del gruppo esce fuori in sala di registrazione. Idee demenziali, battute goliardiche e insieme terribilmente serie, exploit inventivi della vitalissima voce di Paola Folli ottengono il risultato di brani diventati di culto. “Chi l’ha detto, chi l’ha detto? Che la musica orecchiabile debba limitarsi a quattro accordi ed un banale motivetto? Dov’è scritto, dov’è scritto? Che scalare le classifiche non sia consentito alle canzoni che non hanno un tempo dritto credo che ne avrebbero il diritto”. E’ la prima strofa della canzone “Ritmo sbilenco”. Un titolo così paradigmatico degli Elii che è diventato anche quello del “filmino” su di loro.



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