Spot in tv: Gran Ragù Star con Gerry Scotti


Analisi di una campagna pubblicitaria attualmente in onda sul piccolo schermo


È conosciuto come lo zio della tv: una presenza rassicurante che entra nelle case con discrezione. L’immagine di Gerry Scotti è da tempo quella della prsenza benevola: anche nel ruolo di giurato a Tu Sì Que Vales, seppur con ironia, da parte sua non arriva mai la stroncatura né la polemica con il concorrente di turno. Piuttosto, ci si inventa una fantomatica agenzia per i “talenti” particolarmente esuberanti.
Proprio sull’immagine di personaggio dal volto familiare, Gerry Scotti è stato protagonista negli anni di diversi spot. Dal riso omonimo fino al più recente, quello del Gran Ragù Star.

La scelta di Gerry Scotti ha qui un duplice effetto: da un lato ci si assicura la presenza di un volto amato dal grande pubblico, dall’altro Scotti diviene garanzia di affidabilità per i consumatori. Un signore della tv che, in virtù della lunga carriera, non può che essere testimonianza di rispetto della tradizione nella realizzazione del prodotto.
Proprio sulla qualità del ragù punta lo spot: carne 10% italiana e lunga cottura, come lo avrebbero cucinato le nonne. O meglio: come lo avrebbe cucinato lo stesso gerry Scotti a casa sua, però “più in grande”. La preparazione industriale diviene una contingenza, più che un tratto caratteristico del sugo.

Ma qualità e la tradizione non sono le uniche componenti sfruttate per il messaggio promozionale. Non viene infatti dimenticata la familiarità di Scotti, che viene inizialmente mostrato a tavola. Seduto appunto in famiglia, con tanto di bimbo alla sua sinistra: giusto per sottolineare ancora una volta quanto il conduttore sia amato anche dai piccoli. È proprio quando il bambino si domanda “chissà come lo fanno”, che vediamo Scotti in azienda: cuffia in testa, è insieme a un’operaia che gli spiega quanto avviene.
“Lo facciamo come lo faresti tu”, gli dice la donna mostrandogli poodori e carote. Si passa quindi al reparto della carne, dove l’addetto gliene certifica la provenienza. In entrambi i casi, compare sia il nome del dipendente che gli anni di lavoro alla Star: un modo per certificare la trasparenza della ditta e mettere in primo piano i protagonisti, così da attestarne l’affidabilità.
A questo punto si torna a tavola: alla domanda del giovane commensale, Scotti può rispondere solo che il ragù lo fanno “buono”. Vorrebbe descriverlo in altri modi, ma servirebbero troppe parole: la genuinità passa così anche attraverso il linguaggio, rifuggendo troppi termini per sceglierne uno più semplice, ma la cui efficacia è garantita.



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