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Anna e Yusef, la recensione

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I due protagonisti

 Reclamizzata come una storia di immigrazione drammaticamente moderna, sullo sfondo della Primavera Araba, la miniserie Anna e Yusef ha disatteso tutte le aspettative. La prima puntata è andata in onda lunedì 7 settembre su Rai1 in prime time. Protagonista una rinnovata Vanessa Incontrada, reduce dalla replica della serie Un'altra vita alla quale Rai1 ha dedicato i medesimi onori pubblicitari di un prodotto nuovo. E l'ha tenuta in vita fino allo scorso venerdì quando è andata in onda l'ultima puntata.

 Anna, italiana, è la compagna dell'ingegnere tunisino Yusef sul quale, un giorno, cade la pesante accusa di associazione mafiosa e la conseguente espulsione dall'Italia dove vive da anni e dove lavora in una prestigiosa azienda.

Tutta la sceneggiatura è basata sull'iniziale serenità della coppia, che ha una figlia e ha fissato persino la data del matrimonio, e sul dramma successivo alle accuse che rischia di distruggere un legame di coppia forte e consolidato.

Il racconto procede in maniera poco convincente, sia per la scarsa credibilità degli attori principali, sia per la solita concessione alla retorica da fiction che dilata ogni sentimento, nel bene e nel male. Ci sono tutti gli stereotipi di una fiction obsoleta, vecchia, costruita a tavolino con l'intento di colpire i telespettatori e indurre la commozione.

Anna e Yusef vengono seguiti, inizialmente nei momenti di felicità attraverso una descrizione per immagini che sembra un mediocre compitino scolastico. Il racconto procede in maniera analoga quando arrivano i giorni bui.

L'intento era di mostrare che l'amore vince ogni diversità. L'obiettivo su cui Rai Fiction puntava era di affrontare e risolvere in maniera positiva il problema dell'integrazione, conferendo alla miniserie il compito di veicolare un messaggio positivo.

Ma nessuno, dagli attori alla sceneggiatura, alla regia, è stato in grado di raggiungere la finalità preposta. Flebile la trama, ancor più flebile l'impatto che la recitazione e lo scorrimento degli eventi hanno avuto sul pubblico. Persino le scene apparentemente più drammatiche, come quella del barcone pieno di immigrati, ad inizio puntata, è apparsa poco verosimile. E non poteva essere diversamente, se si pensa a quanto scorre sotto i nostri occhi, in questo periodo portato nelle nostre case da notiziari e mass media.

Dispiace dirlo, ma a tratti, si è avuta la sensazione di assistere persino alla trasposizione televisiva di un romazetto rosa. Reminiscenze di quell'Elisa di Rivombrosa tanto cara a Cinzia Th Torrini che l'aveva diretta su Canale 5 e che oggi firma Anna e Yusef?

Infine: troppo retorici i siparietti dei due protagonisti con la loro bambina. Si è insistito troppo su una famiglia da quadretto stereotipato nel quale nulla risultava credibile e la funzione genitoriale era completamente stravolta dalle solite esigenze strappa- audience.

Ultima modifica Martedì, 08 Settembre 2015 00:52
Marida Caterini

Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni  critico televisivo de Il Giornale d’Italia  con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama.

Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino,  Il Giornale.

Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione,  organizzato dall’Università La Sapienza di Roma.

Ha vinto  il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. . E stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana,  un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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