Il giovane Montalbano 2, la recensione


Riflessioni sull'esordio della seconda stagione della serie in onda su rai1

 Michele Riondino mostra ancora una sorta di timore reverenziale nell’interpretare Salvo Montalbano negli anni della giovinezza e degli inizi della carriera. La seconda serie de Il giovane Montalbano, all’esordio il 14 settembre su Rai1, ha evidenziato tutti i limiti e le incertezze del primo prequel andato in onda nel febbraio del 2012.

 La prima puntata ha mostrato una riproposizione tout- court dei luoghi del Montalbano adulto. Stessa casa con terrazza sul mare, medesime location, compreso il Commissariato, stesse strade e identiche inquadrature dei luoghi frequentati dal personaggio classico.

E stesso linguaggio, spiccatamente siciliano, con concessione ad espressioni poco accessibili per chi vive fuori dalla Sicilia. Non fanno eccezione neppure i co- protagonisti, alcuni troppo caricati, come ad esempio Catarella che, da giovane, ripropone tutte le caratteristiche del suo personaggio di venti anni dopo. Si sono riascoltate le solite gag e gli strafalcioni linguistici dai quali in venti anni non si è mai liberato.

Tra gli aiutanti di Salvo Montalbano giovane, il meno riuscito è il vice commissario Mimì Augello. Lo abbiamo visto con la classica caratterizzazione del siciliano: capelli impomatati, basette lunghe, vestito di scuro, poco credibile negli atteggiamenti. Il personaggio è stato delineato superficialmente, senza alcuna implicazione psicologica: sembrava quasi una macchietta siciliana.

Il giovane Fazio è apparso estremamente rassomigliante a quello “anziano”: si notava la puntigliosa, e riuscita, ricerca di un attore che somigliasse fisicamente al Fabio di mezza età.

Michele Riondino, nonostante le sue indubbie capacità interpretative,non riesce a delineare compiutamente il suo personaggio. Anche per l’inevitabile confronto con il Montalbano cinquantenne, oramai consolidato nell’immaginario collettivo del pubblico, non solo italiano. L’attore in alcuni passaggi non è risultato credibile, ha cercato di imitare pedissequamente il Montalbano invecchiato, riproponendone espressioni e modi di dire, caratteristiche, gusti e amore per la buona tavola.

Anche nella vicenda sentimentale, ovvero nel rapporto con la fidanzata Livia (che ritroviamo dopo venti anni) abbiamo notato una certa approssimazione. Infatti, pur essendo una presenza molto più assidua rispetto alla Livia del futuro, le sue interazioni con il giovane Montalbano sono apparse senza spessore, quasi superficiali.

Anche la vicenda, raccontata nel primo episodio dal titolo L’uomo che andava appresso ai funerali, con i due omicidi, non è certamente all’altezza degli intrighi e delle sfumature psicologiche che hanno caratterizzato, da sempre, le storie della scrittura di Andrea Camilleri.

L’impressione conclusiva è che si sia privilegiato un prodotto per fini commerciali che, per certi aspetti, vive sulla rendita del vecchio Montalbano. Proprio come era accaduto nella prima serie de Il giovane Montalbano.

Il successo, in ogni caso, è assicurato perchè il commissario di Vigata è una garanzia.



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