Fabrizio Biggio: dopo Meglio tardi che mai farò un quiz comico e Stracult


Intervista a Fabrizio Biggio che racconta la sua esperienza in Giappone e anticipa progetti futuri.


 Fabrizio Biggio è il conduttore “on the road” del nuovo programma “Meglio tardi che mai” all’esordio questa sera su Rai2. Con Adriano Panatta, Edoardo Vianello, Claudio Lippi e Lando Buzzanca  i quattro protagonisti del docu-reality, Biggio ha visitato il Giappone. L’attore e conduttore televisivo ci racconta la propria esperienza e anticipa i suoi progetti futuri.

 

Come mai ha accettato un programma così singolare?

 Mi è sembrato subito molto interessante, un programma sano dove non c’erano né competizione né reality, in più non ero mai stato in Giappone.

Conferma il tema della sincerità sottolineato durante la conferenza stampa di presentazione?

Sì. Ovviamente i primi giorni dovevamo un po’ adattarci e calibrarci non conoscendoci, poi pian piano siamo diventati amici al punto da non sentire più le telecamere. Infatti adesso penso a Meglio tardi che mai come ad una vacanza tra amici.

Si è sentito un po’ un traghettatore dei quattro?

Direi più Virgilio che Caronte. Di tre cose si ha paura nella vita: la malattia, la morte e la vecchiaia: ebbene io non ho più paura di quest’ultima. I quattro protagonisti hanno dimostrato di essere vitali e in forma e che la vita vale la pena di essere vissuta anche a ottant’anni. Io mi sentivo un coetaneo, circondato da persone che certo hanno più esperienza. Da adesso in poi vivrò la vecchiaia più serenamente. Sono loro che mi hanno traghettato verso un’oasi di pace interiore.

meglio tardi che mai gruppo

Facciamo un salto indietro agli esordi: lei è partito dal teatro…

Sì, lavoravo come tecnico ma desideravo diventare scenografo; poi ho scoperto di avere questo piccolo “demone” dentro… l’arte è semplicemente il bisogno che hai interiormente di esprimere emozioni. La comicità può aiutare: stai male per qualcosa, ne ridi attraverso lo sketch esorcizzando, e ti ritrovi a non star più male. Quando ho compreso di essere un potenziale comico, ho iniziato a lavorare alle tv locali toscane. Poi qualcuno mi ha suggerito di inviare un best of dei miei interventi a MTV ed è arrivata la chiamata.

È stato, quindi, un passo fondamentale…

Ho avuto la fortuna di crescere a MTV che aveva il coraggio di mandare in onda ragazzi inesperti. E’ stato un approccio che ha funzionato, dando vita a piccoli eventi che non si vedevano da nessun’altra parte. C’erano le idee e il desiderio di dar vita a progetti diversi. Adesso, invece, si rifanno progetti  già visti. Il cinema è tutto un remake tra film argentini o francesi.

Non crede che la riproposizione di un format straniero si inserisca in questo trend?

Dipende da come lo si fa. Al tempo de ‘I soliti idioti’ noi avevamo visto ‘Little Brittain’ e abbiamo provato subito la voglia di far in Italia satira sociale travestendoci. Dopo aver visto la prima puntata del programma originario, non abbiamo continuato perché desideravamo realizzarlo con uno spirito nostro. Anche per ‘Meglio tardi che mai’ è stato così, abbiamo avuto lo spunto dall’estero, ma è stato personalizzato. Noi le idee le abbiamo, ma c’è la paura di rischiare. Si pensa al profitto e non ci sono più la passione e l’amore per questo mestiere. 

Fabrizio Biggio Meglio tardi che mai su Rai 2

Tornando al debutto, aveva portato in scena uno spettacolo sui varietà gloriosi della tv…

Sì, ero giovanissimo, avevo vent’anni. L’idea era quella del dietro le quinte, infatti, lo spettacolo si concludeva proprio con l’indicazione: “si va in onda”. Ero da solo in scena. Ad ispirarmi è stato Arbore, avevo dieci anni quando ho cominciato a seguirlo. Lui, con ‘Indietro tutta’ è riuscito a realizzare una satira del varietà dando vita al varietà, è stato geniale.

Come mai il varietà sembra in disuso in tv?

Rispondo con una frase di Pippo Baudo: “il varietà deve essere come ‘I Soliti idioti’”. Significa che deve essere in linea coi tempi, dissacrante e libero di sperimentare senza la paura di dover seguire degli schemi, rischiando anche. Il nuovo programma di Virginia Raffaele è un varietà, ho seguito la prima puntata ed ho notato un forte spirito innovativo. 

Se dovesse rifare ‘La solita commedia – Inferno’ chi metterebbe e/o aggiungerebbe all’inferno?

‘La solita commedia’ doveva essere una serie tv. Il nostro progetto era realizzare per il piccolo schermo l’inferno con degli sketch, il purgatorio sul web e il film sul paradiso al cinema. A quel tempo, però, non c’era la disponibilità economica per realizzare l’inferno in quel modo per la tv per cui si è optato per il lungometraggio.

L’abbiamo realizzato due anni fa per cui ai peccatori già previsti aggiungerei i creatori di social network con Dante che va a trovare Zuckerberg, costretto a parlare con se stesso per l’eternità. Il social network fa leva sugli istinti più bassi dell’essere umano, sulla conquista di una propria celebrità. Si attende il mi piace sotto una foto che è come una “droga” ma alimenta, purtroppo, la parte marcia dell’uomo.

Quali sono i prossimi progetti?

Ho in mente un quiz comico che in Italia non è mai stato fatto. In qualità di regista e sceneggiatore sto lavorando a un film romantico sempre con parti divertenti. Quest’estate farò ‘Stracult’ insieme al mitico Marco Giusti. Per il resto vediamo. In questo lavoro devi essere sempre sul pezzo per la paura che hanno tutti giustamente di esser tagliati fuori, invece credo che bisogna rivalutare la noia, sono necessari quei momenti perché se non ci sono, non ti rigeneri e non hai la predisposizione alla creatività.



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