Giorgia Masseroni: Il paradiso delle signore? la mia favola


L'intervista alla giovane attrice Giorgia Masseroni, new entry nella seconda stagione de Il Paradiso delle Signore nel ruolo della venere Federica Santini.


Giorgia Masseroni è stata la commessa Federica Santini, nella seconda serie de Il Paradiso delle Signore che si conclude martedì 7 novembre. Ha interpretato una delle nuove veneri, una ragazza simpatica ma alquanto impicciona.

L’abbiamo intervistata per farci raccontare la sua esperienza in una serie in costume e approfondire il suo percorso artistico.

Come è entrata nel cast de Il Paradiso delle signore 2?

Inizialmente ho supportato alcuni colleghi come spalla per i provini, facendo così gavetta e poi ho chiesto alla casting director Claudia Marotti di provare un ruolo differente. È stata una scommessa ed è andata per fortuna a buon fine.

Con quali aggettivi definirebbe il suo personaggio?

È sicuramente una giovane molto pungente e un po’ cattivella perché ha una grossa ferita dentro.

E’ stata coinvolta emotivamente?

Ho scavato nella vita di Federica per capire il motivo per cui fosse così scostante e acida con le colleghe e con le persone che le stavano intorno. Ho capito che quell’atteggiamento era dovuto alla mancanza di un vero amore.

Al centro della serie c’è anche la moda dell’epoca. Cosa l’ha colpita?

Ho notato l’attenzione nel far risaltare il corpo femminile e la cura verso gli accessori come guanti, cappelli e foulard, che adesso è decisamente inferiore.
Ho apprezzato la maniera con cui gli abiti venivano indossati, una vera e propria cultura della moda del tempo. Sono un tipo che si nasconde un po’, invece coi bustini bisogna stare dritta con le spalle aperte e questo cambia la percezione della figura femminile.

Qual è la sua opinione sul trend della fiction in costume?

Il bello del cinema e della fiction è poter viaggiare in un’altra epoca. Personalmente sono stimolata nel constatare come si vivevano i rapporti sociali. Ad esempio, per la nostra Anna (a cui dà volto Giulia Vecchio, ndr) è molto difficile portare avanti una gravidanza senza un marito. Questo ci fa rendere conto di quanto adesso siamo fortunate.

Si riferisce all’emancipazione femminile?

Sì è un tema che mi tocca molto e l’ho particolarmente avvertito nell’interpretare una donna degli anni cinquanta. Abbiamo fatto dei passi avanti, ne mancano tanti, ma a quel tempo era ancora peggio, da alcune relazioni è evidente quanto poco fossero libere.

Quali aspetti ancora oggi, non rendono libera la donna?

La paura del giudizio. O peggio dei pregiudizi che, per anni, hanno inquinato il rapporto delle donne col proprio corpo e con la possibilità di fidarsi di altre donne poiché molto spesso c’è una competizione elevata, che tra gli uomini è inferiore. Inoltre, la forza maschile è innegabilmente differente per cui è necessaria un’educazione al rispetto da parte degli uomini e, in questo, ritengo siano molto importanti le mamme, che sono donne, come lo saranno in seguito le fidanzate e le amiche.

Riscontra ancora disparità sul piano professionale?

A esser sincera non la sento, certo le statistiche dicono che gli uomini continuano ad avere gli stipendi più alti. Il Paradiso delle Signore è un caso speciale, in generale nelle serie vige una sproporzione tra ruoli maschili rispetto a quelli femminili, così come, in tanti casi, troviamo dietro la macchina da presa degli uomini, i quali, per raccontare le donne devono, fare uno sforzo in più. Ho visto recentemente all’opera delle registe giovani e credo che loro potrebbero arricchire molto il nostro mondo del piccolo e del grande schermo.

Lei ha interpretato diversi ruoli femminili anche classici a teatro come la Lisistrata di Aristofane. Non è semplice trovare parti soddisfacenti anche in teatro…

Effettivamente si dice che il teatro sia “maschio”. La disparità di ruoli c’è però. Nella drammaturgia contemporanea, riscontro una maggiore attenzione verso quelli femminili. Stanno emergendo tante autrici ed è positivo perché significa che esiste un’altra voce nel coro. La Biennale College Teatro di quest’anno era, ad esempio, dedicata alle registe donne di varie età (la Masseroni ha lavorato in particolare con Maria Grazia Cipriani, ndr). Quello che mi ha colpito di più è stata la visione della violenza sulle donne dal loro punto di vista e come avessero declinato la dinamica vittima-carnefice, senza fermarsi al solo bianco o nero, ma proponendo un insieme di sfumature.

Nel suo percorso professionale ha anche condotto un programma per ragazzi, “Gulp Quiz”, che cosa si porta con sé di quell’avventura?

È stata un’esperienza fantastica anche se complicata perchè obbliga ad essere spigliata e veloce. Dal punto di vista umano lavoravo tanto coi bambini ed è stato bellissimo in quanto hanno una spontaneità che negli adulti è rara da trovare e questo mi ha spinto a cercare la parte bambina di me. Io cerco di riservarmi quotidianamente dei momenti in cui penso a me, mi chiedo cosa voglio, scrivo una pagina di diario.

Lei ha avuto anche un ruolo da protagonista in una serie per Disney Channel (“Life Bites”), è accaduto per caso o ha proprio un’attenzione verso il target dei ragazzi?

Credo che sia stato un po’ un caso, ma niente in fondo lo è. Trovo in me un aspetto delicatamente fanciullesco. Amo la favola, amo raccontarla e il mio lavoro è, a mio parere, una grande favola.

Al suo percorso artistico ha coniugato lo studio di ingegneria edile-architettura. Come è riuscita?

Ho sempre voluto fare sin da piccolissima l’attrice, però mio padre voleva per me un altro tipo di strada, mi ha molto condizionata e in qualche modo ostacolata nel proseguire il mio percorso artistico – più per un senso di protezione. Quindi, un po’ per accontentare i genitori, un po’ perché andavo bene a scuola, ho deciso di fare questa facoltà. Ora mi mancano pochi esami e voglio concludere anche se mi interessa altro. L’ingegnere ha un approccio totalmente diverso verso le questioni pratiche della vita, nella maggior parte dei casi è molto più metodico e ordinato e questa è una parte di cui ero carente.

È bello che sia riuscita a cogliere anche il lato positivo di questo percorso “imposto”…

Ho fatto moltissime amicizie sia nella prima parte della carriera universitaria a Pavia che in quella a Roma. Il problema grande è che quasi tutti i colleghi di Pavia sono andati all’estero: s’investe così tanto nell’istruire dei talenti per poi farli emigrare o forse non si riesce ad inculcare nei giovani il coraggio di lottare per rimanere in Italia.

Lei non ha questa smania di andare a lavorare all’estero?

No, io sono molto legata al nostro Paese, mi sentirei spaesata fuori e poi desidero essere grata a una nazione che mi ha offerto tanto.

C’è qualcosa che vorrebbe ancora scoprire di sè dal punto di vista artistico?

Sicuramente che artista sono. È difficile trovare la personale via d’espressione, c’è chi ci mette una vita. Io mi faccio suggestionare da ciò che mi piace, provando a capire qual è la mia poetica.

Che tipo di spettatrice è?

Onnivora, guardo un po’ di tutto, da una serie molto leggera al film d’autore, seguo i lavori dei colleghi così come le serie su Netflix e tutto rigorosamente in originale perché non amo che il doppiaggio mortifichi le voci originali degli attori..

Ci sarà una terza serie de Il Paradiso delle Signore?

Non si sa ancora, io spero di sì perché vi abbiamo lavorato con passione..



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