Sogno e son desto 3, la recensione


Considerazioni sull'esordio della terza edizione dello show condotto da Massimo Ranieri


 Atmosfere a metà strada tra il vecchio varietà anni Sessanta, il teatro e il più moderno one man show. Musica leggera e lirica, ospiti, molti dei quali in promozione, duetti canori, macchiette, gag, siparietti, parodie. E la novità della rivisitazione dei grandi classici della canzone napoletana in chiave jazz.

Sono alcuni dei tanti ingredienti miscelati per realizzare la terza edizione di Sogno e son desto condotta da Massimo Ranieri da sabato 16 gennaio su Rai1.

Il format è restato immutato rispetto agli anni passati. Ma sono aumentati gli elementi spettacolari che hanno caratterizzato lo show. Uno show che celebra, come sempre, i gloriosi trascorsi della canzone italiana con moltissime incursioni nella più classica melodia napoletana. Come è giusto che sia. A Ranieri va il merito di aver utilizzato pochi stereotipi legati al repertorio partenopeo: i duetti con ospiti di differenti estrazioni musicali hanno conferito al programma un ritmo snello e veloce, senza lungaggini. Grande merito anche la decisione di chiudere i battenti a mezzanotte circa senza rincorrere la concorrenza nella speranza di conquistare punti di share in più.

Massimo Ranieri, alla sua terza presenza nel palinsesto di Rai1, si dimostra ancora una volta una certezza per la rete che ha affidato a lui il compito di intercettare lo stesso trend di pubblico che segue C’è posta per te, in onda in contemporanea su Canale 5. Sogno e son desto ha puntato i riflettori soprattutto sull’amarcord, attraverso un’incursione massiccia negli anni Sessanta e con l’omaggio anche alla musica di Caterina Caselli. Musica sempreverde: molte canzoni dell’epoca sono arrivate fino ad oggi. Da qui la speranza di conquistare anche gli under trenta, la fascia pregiata di pubblico che tutti cercano di catturare.

Morgan ha convinto maggiormente in questa nuova edizione e Nina Zilli si è rivelata una compagna di viaggio fresca e gradevole. Compagni di viaggio di Ranieri funzionali all’economia del programma.

Gli ospiti si sono susseguiti quasi fossero in fila ad attendere il proprio turno, ognuno con un contributo differente.  Dagli anni Sessanta è rispuntata anche la macchietta del Sarchiapone interpretata all’epoca da Walter Chiari e Carlo Campanini e riproposta da Ranieri, la Zilli e Vincenzo Salemme: quest’ultimo in promozione con il suo film in uscita.

Apprezzabile anche la presenza dei quattro giovani talenti della lirica provenienti dalla scuola dedicata a Luciano Pavarotti. E’ sempre rischioso il tentativo di inserire la musica colta in un varietà: ma va fatto. E Ranieri ha dimostrato coraggio.

Hanno fatto capolino anche temi più impegnati come testimoniano la presenza del cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano e la lettura di qualche brano di Seneca.

Peccato che la prima parte dello show sia stata un susseguirsi frenetico di canzoni di durata troppo lunga. E’ sembrato un espediente per convincere, grazie all’amarcord musicale, i telespettatori a non cambiare canale.



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