Paola Barale, Flight 616 esalta la mia passione per i viaggi


Intervista alla conduttrice che è stata tra i protagonisti della scorsa edizione di Pechino Express andata in onda su Rai2

 «Non ho impiegato più di cinque minuti per accettare di intraprendere questa nuova avventura televisiva». Paola Barale è pronta a decollare. Il mondo dei reality, ormai, le è entrato nel Dna: dopo la Talpa, per cui è stata inviata, e dopo Pechino Express, che ha vissuto da concorrente, la bella showgirl di Fossano prende il volo con Flight 616, il primo dating adventure show della televisione italiana, in onda da giovedì 12 maggio su Italia 1.

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Paola, la rivediamo alla conduzione. Che tipo di programma è Flight 616?

«Flight 616 è il racconto di un sogno. È un viaggio bellissimo intorno al mondo che vede la partecipazione di 16 concorrenti, otto ragazzi e otto ragazze, tutti divertenti, bellissimi. E single. Scopo del programma è infatti formare delle coppie che poi dovranno affrontare sfide, avventure, per aggiudicarsi il passaggio di turno. Che coincide con il biglietto aereo per la tappa successiva del viaggio. A Flight 616 si parte single e si vince solo in coppia».

Cosa ci dobbiamo aspettare dalla prima puntata?

«Nel corso della prima puntata si formeranno le coppie – ha detto la Barale – che potranno però “scoppiare” nel corso del programma dando origine a una catena di intrecci amorosi come gelosie, tradimenti, passioni. Dopo il primo imbarco in Italia, prenderà il via una vera e propria gara a tappe. I “passeggeri” voleranno di continente in continente visitando luoghi esotici e sfidandosi per aggiudicarsi i biglietti aerei per le misteriose mete successive».

Qual è la cosa che l’ha spinta ad accettare questa sfida in soli 5 minuti?

«E quando mi ricapita di poter coniugare il lavoro con la mia grandissima passione di viaggiare?! Diciamo che finalmente è arrivato quello che da tanto desideravo».

Il reality è diventato ormai un genere che fa parte della sua sfera professionale…

«In effetti questa è la tv che mi piace. Ho molto rivalutato questo tipo di programma, che è un marchingegno che non si ferma mai. Ma mi ci trovo bene. Perché mi dà la possibilità di metterci del mio, di vivere in prima persona l’avventura, le situazioni, le dinamiche. E infatti alla realizzazione di Flight ho dato anche io il mio contributo: il programma si è formato man mano che eravamo là. Sono davvero molto soddisfatta del lavoro svolto e della squadra con cui ho lavorato. Mi sono sentita in famiglia».

Qual è il ricordo più bello di questo viaggio?

«Vedere l’entusiasmo, la voglia di mettersi in gioco di questi “passeggeri”, la curiosità che li ha accompagnati durante tutto il viaggio, è stato straordinario. I ragazzi non sapevano mai la prossima meta che li attendeva. Quando comunicavo ai concorrenti la nuova destinazione e vedevo lo stupore e l’attesa nei loro occhi, era bellissimo».

E il momento più pesante?

«La cosa che meno mi piaceva era quando una coppia veniva eliminata e doveva tornare a casa».

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Dopo essersi messa in gioco in prima persona a Pechino Express, non le è pesato stare a guardare i ragazzi di Flight 616 che affrontavano le varie sfide?

«Non potete immaginare quante volte avrei voluto correre in loro aiuto quando li vedevo in difficoltà. Mi sono sentita come la loro sorella maggiore, protettiva. E loro spesso si sono confidati con me come fossi la loro sorellona e mi hanno chiesto consigli sentimentali quando le coppie erano in crisi… A me, capite?! Consigli d’amore a me…».

A proposito di Pechino Express, questo programma non gli assomiglia un po’?

«No no, i due programmi sono molto diversi. A Pechino i concorrenti dovevano procurarsi tutto, passaggi, cibo, letto. E devono sbattersi tantissimo per ottenere quello che serve loro per proseguire il viaggio… Io sono una grande viaggiatrice ma non mi era mai capitato di dormire a casa di uno sconosciuto. A Flight, invece, i concorrenti arrivano in un posto meraviglioso, hanno a loro disposizione una GuestHouse splendida. La loro unica preoccupazione è rimanere in gioco per potersi aggiudicare il biglietto per la tappa successiva. Entrano in contatto con la cultura del luogo, ma in modo più mediato. E poi… a Pechino decidi tu con chi partire, mentre qui ti ritrovi con un compagno di viaggio e magari ne vorresti un altro»

Avrebbe mai pensato di dedicarsi a questo tipo di programmi?

«Ho scoperto che non mi sento più tanto da studio, ora. Lo sono stata, ma in una tv che ora non c’è più. Era la tv di Mike Bongiorno, che mi manca tantissimo. Non c’è più lui per poterlo fare, se no tornerei a indossare i panni della valletta. Ma lo farei per lui e solo per lui».

Dopo sei anni torna alla conduzione. E si rimette in gioco. Come ha fatto del resto Simona Ventura con l’Isola dei Famosi. Come giudica questa sua scelta?

«Simona ha fatto una grande cosa e ancora una volta è un grande esempio, insegna attraverso le sue scelte. Tanto di cappello! Io non so se avrei mai fatto una scelta simile; anzi, ne sono certa, perché non ne avrei avuto il coraggio. Quando ho saputo della sua decisione, sono rimasta perplessa. Non capivo la sua scelta, ora invece la approvo totalmente. Vedendo come è uscita e cosa ha fatto sull’Isola, la trovo fortissima e geniale».



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