Lucarelli racconta: le ultime tre puntate


Boris Giuliano, Giornalisti nel mirino, L'archivio della vergogna: sono i temi di cui si occupa Lucarelli


L’appuntamento con Lucarelli racconta volge al termine. Stanno, infatti, per andare in onda le ultime tre puntate previste per questa stagione estiva.  Ecco gli argomenti di cui lo scrittore e conduttore Carlo Lucarelli si occuperà. Uomini dello Stato – martedì 20 agosto, Giornalisti nel mirino – martedì 27 agosto, L’archivio della vergogna – martedì 3 settembre

Questa sera, sempre su Rai3 in seconda serata,  Carlo Lucarelli, che firma il programma con Giuliana Catamo, Paola De Martiis, Alessandro Patrignanelli con la consulenza di Francesco La Licata, si occupa di Boris Giuliano. Ricordiamo per dovere di precisione, che tutte le puntate sono in replica, nell’attesa di riaccogliere Carlo Lucarelli di nuovo sulla terza rete, con nuovi appuntamenti e nuove inchieste. L’inchiesta che rivedremo stasera è di Antonella Beccaria, la regia di Alessandro Patrignanelli

Boris Giuliano, capo della squadra mobile di Palermo, segue la traccia dei flussi di denaro e arriva a scoprire i meccanismi del traffico internazionale di stupefacenti di Cosa Nostra; il Maresciallo della Guardia di Finanza Silvio Novembre, collaborando con l’avvocato Giorgio Ambrosoli, riesce ad incastrare il finanziere Michele Sindona; il commissario Pasquale Juliano arriva molto vicino alla verità sulla “strategia della tensione” prima che scoppi la bomba di piazza Fontana a Milano, ma viene fermato. Storie di servitori dello Stato abili e onesti, che nella lotta contro la criminalità hanno perso la vita o sono stati traditi e abbandonati alla peggiore delle condanne, l’indifferenza e la rimozione dalla memoria collettiva.

Giornalisti nel mirino è l’argomento di cui ci si occupa il 27 agosto. L’inchiesta è di Walter Molino e la regia di Alessandro Patrignanelli

La libertà  di informazione è  un  principio  fondamentale  della  democrazia. Quando  viene  disatteso con intimidazioni,  violenze  o  censure,  è  la  libertà  stessa  delle  persone  e  delle  istituzioni  a correre seri  pericoli.  Cosimo  Cristina,  che  alla  fine  degli  anni  ’50,  per  primo,  scrive  di  mafia  in Sicilia, e Giuseppe Fava con le sue inchieste sul legame tra imprenditoria, politica e Cosa Nostra, hanno pagato  con  la  vita  la  loro  scelta  di  parlare  liberamente  dei  problemi  che  affliggevano  il paese siciliano.  Anche  oggi  molti  cronisti  del  Sud  e  del  Nord  d’Italia  mostrano  lo  stesso forte carattere, non  rinunciando a  narrare le  realtà  più  scomode. Un  unico  filo conduttore lega le  storie di Lirio Abbate, Arnaldo Capezzuto, Giovanni Tizian, tutti cronisti costretti a  vivere  sotto  scorta: lo spirito di indipendenza e l’impegno civile nel portare avanti il proprio lavoro, anche a costo di estremi sacrifici.

Infine L’archivio della vergogna, in onda  martedì 3 settembre, conclude questo ciclo di repliche che i telespettatori hanno rivisto con interesse per le tematiche affrontate, sempre legate all’attualità più scottante.

Roma 1994, nello scantinato di un palazzo viene trovato un armadio con le ante rivolte verso il muro. Lì dentro, in più di 2000 fascicoli di indagine sui crimini di guerra, ci sono i nomi delle diecimila vittime delle stragi commesse in Italia, tra il 1943 e il 1945, dai soldati tedeschi, in alcuni casi con  la complicità degli italiani della Repubblica Sociale. Perché quei fascicoli sono stati nascosti e i processi sui crimini di guerra non sono stati istruiti? Di chi è la responsabilità? Uno dei capitoli più tragici della nostra storia viene ricostruito anche attraverso le testimonianze dei superstiti degli eccidi.



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