Venezia 70: a Ettore Scola il Premio Jager-Lecoultre


Il primo regista italiano a conquistare il prestigioso riconoscimento


Al maestro del cinema italiano Ettore Scola il Premio JAEGER-LECOULTRE GLORY TO THE FILMMAKER 2013 della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Lo annunciano la Biennale di Venezia e Jaeger-LeCoultre.

Il riconoscimento è dedicato ad una personalità che abbia segnato in modo particolarmente originale il cinema contemporaneo. Il premio è stato assegnato negli anni precedenti a Takeshi Kitano (2007), Abbas Kiarostami (2008), Agnès Varda (2008), Sylvester Stallone (2009), Mani Ratnam (2010), Al Pacino (2011), Spike Lee (2012).

Ettore Scola è pertanto il primo regista italiano a ottenere il premio. “Dagli esordi in qualità di scrittore satirico per il Marc’Aurelio, sino all’ultimo, bellissimo omaggio all’amico Federico Fellini, che sarà presentato a Venezia quest’anno, Scola si è imposto come uno degli autori più importanti del cinema italiano – commenta il Direttore della Mostra ALBERTO BARBERA -. Ha contribuito in maniera decisiva a renderlo grande e a farlo apprezzare in tutto il mondo, prima come sceneggiatore e poi come regista. Il premio è un modo per riconoscere il debito per i tanti regali che ci ha fatto nel corso di una lunghissima, esemplare carriera artistica”. “Celebrando il proprio 180 anniversario, Jaeger-LeCoultre  – dichiara DANIEL RIEDO, C.E.O. di Jaeger-LeCoultre – si conferma come uno dei principali attori nel campo dell’orologeria, vero e proprio faro dello spirito di innovazione ed invenzione, nel rispetto al tempo stesso delle tradizioni. Le creazioni cinematografiche e orologiere innovative hanno in comune la stessa passione. Jaeger-LeCoultre ha sempre avuto una certa affinità con la settima arte, senza dubbio perché entrambe sono pervase da un’effervescenza creativa e tradizione d’arte d’ispirazione combinata a una vera e propria audacia tecnologica”. La consegna del premio ad Ettore Scola avrà luogo VENERDÌ 6 SETTEMBRE alle 16.45 in Sala Grande (Palazzo del Cinema) durante la 70. Mostra del Cinema (Lido di Venezia, 28 agosto – 7 settembre 2013), diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta. A seguire la consegna del premio, la 70. Mostra presenterà in prima mondiale, fuori concorso, il nuovo film di Ettore Scola, “Che strano chiamarsi Federico! Scola racconta Fellini”, omaggio a Federico Fellini in occasione del 20° anniversario della scomparsa.

“CHE STRANO CHIAMARSI FEDERICO! SCOLA RACCONTA FELLINI” – “Con Federico c’è stata una vicinanza particolare fatta di telefonate all’alba per dieci giorni consecutivi e poi silenzi di settimane. Più volte era a cena a casa mia. A causa di una cappa che quando aspirava produceva una ventata sedeva a tavola con cappotto, sciarpa e cappello. ‘Questa cena mi costerà un raffreddore’ diceva. Ma tornava sempre”. Ettore Scola parla della sua amicizia con Fellini in “Che strano chiamarsi Federico. Scola racconta Fellini”, che sarà distribuito in autunno da Bim ed Istituto Luce, anteprima – per quattro settimane – sulle piattaforme Cubovision di Telecom Italia. “Nel ’47 ho conosciuto Federico al Marc’Aurelio (storico giornale satirico, ndr), lui era lì dal ‘39”, racconta il maestro classe 1931 che ha condiviso con il regista di Rimini, nato nel 1920, la passione per il disegno ed il cinema, oltre che il Teatro5. Per eccellenza il set di Fellini, ma qui Scola ha girato “La famiglia” ed “Il viaggio di Capitan Fracassa”, ed ora il racconto della sua amicizia con Federico, che uscirà in occasione del ventennale dalla morte di Fellini (era il 31 ottobre 1993). “La prima volta che sono entrato a Cinecittà – racconta Scola – è stato nel 1936, mio padre e mia madre mi avevano portato a conoscere gli studi. La prima persona in cui mi sono imbattuto fu Amedeo Nazzari, una persona bellissima, ne subii la fascinazione”. Da lì l’amore per il cinema al quale Scola ha dato tanto, ma che aveva abbandonato. “L’ultimo mio film – dice – risale al 2003. Non volevo più girare per motivi psicologici, non riconoscevo più nulla delle logiche che mi avevano guidato nella voglia di fare il cinema che avevo sempre amato. Non avevo più voglia di fare cinema. Ed anche qui non ne ho fatto. ‘Che strano chiamarsi Federico’ non è un film. Colpevoli del tradimento alle mie parole nel rimettermi comunque dietro una macchina da presa sono, tra gli altri, le mie figlie Paola e Silvia”. Sono loro che firmano a sei mani la sceneggiatura con il padre, e sono i figli di Paola tra i protagonisti del film: Tommaso Lazotti è Fellini da giovane, il fratello Giacomo è Scola da giovane. Nel cast anche Sergio Rubini che interpreta un madonnaro in cui i due registi si imbattono durante una scorribanda notturna in macchina e con cui dibattono di cultura. Da poco finite le riprese, il film ora è al montaggio. Non sarà una storia continua, ma una serie di sipari che si alzeranno di volta in volta su un aspetto dell’amicizia di Scola e Fellini.

SCOLA A VENEZIA – Ettore Scola ha partecipato alla Mostra di Venezia per due volte in Concorso, nel 1989 con Che ora è?, protagonisti Marcello Mastroianni e Massimo Troisi, vincitori ex aequo quell’anno della Coppa Volpi per la migliore interpretazione, e nel 1995 con Romanzo di un giovane povero, per il quale Isabella Ferrari ha ottenuto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione non protagonista. Nel 1998 Scola è stato presidente della Giuria internazionale che ha assegnato il Leone d’oro a Così ridevano di Gianni Amelio. I film di Ettore Scola sono stati quattro volte candidati all’Oscar (nel 1977 Una giornata particolare, nel 1978 I nuovi mostri, nel 1983 Ballando ballando e nel 1988 La famiglia). Scola ha ottenuto inoltre sette Nastri d’argento, sei David di Donatello e tre César (l’Oscar francese).

IL CINEMA DI SCOLA – Ettore Scola (Trevico, Avellino, 1931) è figura di rilievo internazionale e di assoluto primo piano nel cinema italiano degli ultimi 50 anni. E’ uno degli sceneggiatori e registi che più hanno contribuito allo sviluppo artistico del nostro cinema. Collaboratore in gioventù del giornale satirico romano “Marc’Aurelio” (insieme a Federico Fellini), esordisce come sceneggiatore agli inizi degli anni ’50, e passa dietro la macchina da presa a metà degli anni ’60. Nella veste di scrittore cinematografico, può essere considerato uno dei padri storici della commedia all’italiana, avendo partecipato alla creazione di alcune delle più significative pellicole del genere (Il sorpasso, I mostri, Io la conoscevo bene). Questo lungo tirocinio ha contribuito ad affinarne lo sguardo, a sviluppare uno stile allo stesso tempo sfumato e acuto che ha incontrato anche all’estero (Francia in testa) i favori del pubblico. In seguito, come regista, ha spostato via via il suo interesse verso temi diversi e soluzioni narrative più complesse. Proprio da questa evoluzione hanno origine le riflessioni critiche che emergono tra le pieghe dolceamare di C’eravamo tanto amati (1974), bilancio di un’amicizia e riflessione sul dopoguerra con Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Stefania Sandrelli, affresco della storia italiana attraverso emblematiche vicende di emarginazione. Dopo Brutti, sporchi e cattivi (1976), con cui ottiene il Premio per la regia a Cannes, realizza Una giornata particolare (1977, candidato all’Oscar come miglior film straniero), amara storia dell’incontro di due solitudini, magistralmente interpretata da Sophia Loren e Marcello Mastroianni (candidato all’Oscar). Con La terrazza (1980), interpretato da Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni, compie un impietoso viaggio fra intellettuali e pseudo intellettuali dei salotti-bene romani. La particolare esperienza di Ballando ballando (1983, candidato all’Oscar per il miglior film straniero e vincitore di due César), film musicato (ma non parlato) su 50 anni di storia francese vissuti attraverso il microcosmo di una sala da ballo, testimonia la disponibilità del regista alla sperimentazione. La famiglia (1986, candidato all’Oscar per il miglior film straniero), con Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli e Fanny Ardant, è un altro importante affresco su 80 anni di vita, in cui Scola registra i cambiamenti e le contraddizioni della nuova società italiana. Dopo l’intimistico Che ora è? (1989), con Il romanzo di un giovane povero (1995, entrambi in Concorso a Venezia) rielabora attraverso uno sguardo grottesco una vicenda da feuilleton. Il successivo La cena (1998), con Gassman, la Ardant e la Sandrelli, adotta l’unità di tempo e di luogo per schizzare un rapido ritratto corale dell’Italia contemporanea, mentre Concorrenza sleale (2001), con Diego Abatantuono, Sergio Castellitto e Gerard Dépardieu, disegna un’amareggiata denuncia dell’acquiescenza con cui il popolo italiano assiste, negli anni ’30, al dilagare del razzismo. Con il semidocumentaristico Gente di Roma (2003), narra e descrive con affetto la popolazione della Roma moderna. Nel 2011 Ettore Scola ha ricevuto il David di Donatello alla carriera in occasione dei suoi 80 anni. Nel 2012 ha ricevuto il Gran Premio Torino.



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