La grande abbuffata



Marco Ferreri non avrebbe mai immaginato, nel 1973, che il suo film La grande abbuffata (La grande bouffe) dopo 40 anni sarebbe divenuto il simbolo di una inquietante tendenza televisiva: l’overdose di trasmissioni culinarie. I quattro personaggi della pellicola decidono, liberamente, di chiudersi in una villa per lasciarsi morire, ingozzandosi di cibo.

Allo stesso modo i telespettatori, nelle loro case, anch’essi volontariamente, vengono allettati, a tutte le ore del giorno, da ogni sorta di pietanze proposte da una pletora di imbonitori televisivi.  Con il rischio di perdere di vista che “si mangia per vivere, non si vive per mangiare”.  La pericolosa overdose di trasmissioni culinarie, presentate in tutte le salse, il richiamo ai fornelli di personaggi impensabili come Maria De Filippi e Simona Ventura, persino il coinvolgimento dei bambini tra pentole e coperchi, nascondono il profondo disagio del piccolo schermo. Mancano idee nuove e si ricorre alla reiterazione di schemi vecchi e monotematici. La tv non è più in grado di rigenerarsi  all’insegna di una nuova filosofia creativa. Chiudersi nelle cucine (non solo made in Italy) è il segno di una debacle totale. La tv si brucia al fuoco dei suoi fornelli nella ricerca affannosa del gradimento di pubblico. E riutilizza vecchi format come fossero gli avanzi di un pranzo riciclati da una casalinga parsimoniosa che, nella realtà televisiva non esiste. Al contrario, ci sono autori, produttori e direttori di rete che investono milioni di euro su progetti spesso fallimentari. Un esempio per tutti: La terra dei cuochi, il discutibile cooking show di Antonella Clerici

 Aggrapparsi all’ancora della tele-cucina, come mezzo di sopravvivenza, per le tv generaliste, satellitari e del digitale terrestre, nasconde un’altra inquietante verità: in tempi di crisi economica, quando il futuro si preannuncia sempre più incerto e a volte manca persino il necessario, la ricerca del cibo, anche in tv, ripropone il bisogno primordiale dell’essere umano.  Vederlo, “assaporarlo” con gli occhi, costituisce una certezza per le fasce meno abbienti anche se non riusciranno mai a trasferire sulle loro tavole l’opulenza delle tavole televisive.

Nel pubblico meno giovane, che ha vissuto i disagi dell’ultimo periodo bellico, l’attuale crisi fa scattare l’angoscia di una nuova carestia alimentare. Gli spettatori delle ultime generazioni, invece, considerano coking e talent show come un gioco. Non si preoccupano della parsimonia nella scelta degli ingredienti, abituati ad avere il superfluo, non si scandalizzano del dispendio economico necessario per allestire le tele-cucine e ignorano le difficoltà quotidiane di chi soffre per la crisi economica ed è attento alla spending review. Sfogare le proprie frustrazioni economiche nell’abbondanza di trasmissioni culinarie significa costruire una sorta di immaginario collettivo nel quale tutto si trasforma in una dimensione onirica. La tele-cucina ha lo stesso impatto di una romantica soap opera dinanzi alla quale si sogna per allontanarsi da una poco gratificante routine quotidiana.

Oramai si cucina dappertutto, da Porta a porta a Verissimo, persino nelle storie dei cartoni animati. Bruno Vespa ha più volte ospitato grandi Chef  che si sono esibiti nello studio tra i fornelli, Verissimo ha recentemente introdotto l’angolo della cucina. Chissà quanto si troverebbe a suo agio, oggi, la casalinga di Voghera, costretta a seguire una tale valanga di appuntamenti tra i fornelli. Dalla mattina a tarda notte è un rincorrersi di proposte gastronomiche, di gente famosa e non che spadella convinta di essere Vissani. Persino Piero Angela, nel suo Superquark ha inserito una rubrica che analizza i processi di cottura dei vari alimenti e le trasformazioni chimiche che subiscono gli ingredienti ad alta temperatura. E la cucina diventa scienza, declinata in tutte le salse, viziata, coccolata, inserita dappertutto perchè foriera di ascolti.

Poi le ricette escono dalle cucine televisive per diventare libri e riviste, generando un business culinario dinanzi al quale anche la concorrenza tra i vari personaggi in competizione si annulla. Antonella Clerici e Benedetta Parodi hanno raggiunto, dal punto di vista editoriale, quelle “larghe intese”  note a livello governativo.  Nemiche su Rai e La7,  adesso scrivono insieme libri e regalano gadget come tovagliette e accessori da cucina.  E’ così nata un’editoria culinaria incalzante, presente dappertutto: persino negli uffici postali e negli autogrill i volti più o meno ammiccanti delle star invitano all’acquisto dei loro libri, brandendo in maniera apparentemente ironica, forchettoni e mestoli. Accessori che, insieme a grembiuloni e padelle, vengono distribuiti persino dagli edicolanti, in quanto allegati alle riviste specializzate.

Ed eccolo ritornare come in un rondò, il pericolo de La grande abbuffata. Dinanzi alle trasmissioni tele-culinarie, bisogna stare attenti all’overdose che potrebbe farci fare la fine di Philippe, Marcello, Michel e Ugo i quattro protagonisti del film di Ferreri che muoiono uno alla volta per eccesso di cibo. Stilare un elenco dei programmi e delle emittenti specializzate nelle pratiche culinarie, sarebbe un esercizio lungo in continuo aggiornamento perchè i talent show che sfornano Chef, o presunti tali, spuntano come funghi dappertutto. Molti conquistano il proprio quarto d’ora di notorietà per poi ricadere nell’anonimato. Tra i talent culinari MasterChef è stato persino oggetto di una parodia divenuta cult: BastardChef, realizzata da Maurizio Crozza all’interno del programma Crozza nel paese delle meraviglie.

Neppure il grande Corrado avrebbe mai immaginato che il suo ingenuo, semplice Il pranzo è servito, su Canale 5 dal 1982, avrebbe portato così lontano nell’abuso tele-culinario. E quando per tutti è stato chiaro che la cucina, più del salotto e della camera da letto, stava conquistando grandi ascolti, anche la fiction ha deciso di assecondare la moda e mettere gli attori a spadellare.  Il recente serial Benvenuti a tavola, andato in onda su Canale 5, è un esempio che aveva avuto qualche precedente sporadico in serie quali Italian restaurant oppure Mai storie d’amore in cucina. Ma si vede che allora, i tempi non erano ancora maturi.

Infine. Parallelamente al successo della tele-cucina si è sviluppato un nuovo trend: il moltiplicarsi, in giro per l’Italia, dei Festival culinari con la presenza dei personaggi televisivi che, in un modo o nell’altro, hanno legato il proprio nome a programmi gastronomici. Non solo, ma lo strapotere di tante trasmissioni, con l’obiettivo di offrire piatti di grande appeal per il palato, ha generato una ulteriore problematica: spesso le pietanze proposte traboccano di grassi animali e vegetali, di ingredienti non sempre salutari ma utili per esaltare gusto e sapore. Risultato: il rischio è, per il telespettatore, di perdere di vista un regime sano di alimentazione. La questione è stata evidenziata da molti nutrizionisti che hanno sottolineato i pericoli per la salute di un trend culinario spinto agli eccessi. I piatti preparati in tv, insomma, dovrebbero rappresentare la trasgressione occasionale ad un regime alimentare sobrio e giusto nei condimenti. Invece sono proposti nella routine quotidiana a tutte le ore del giorno e della notte, e quindi possono diventare un pericolo per quelle fasce di pubblico che hanno problemi legati alla salute e necessitano di un’alimentazione controllata. Come, ad esempio, diabetici e persone con ipercolesterolemia. In effetti in ogni trasmissione culinaria sarebbe auspicabile la presenza di un nutrizionista come guida non solo per il calcolo delle calorie.

Il piccolo schermo, per concludere, dovrebbe educare gli italiani a mangiar bene, assolvendo a quella medesima funzione che lo distinse, negli anni ’60, quando, con l’indimenticabile maestro Alberto Manzi insegnò a scrivere agli italiani.



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