Voyeurismo in tv? No, grazie


Riflessioni sul voyeurismo in tv


Oramai la corsa all’Auditel non conosce ostacoli. Per conquistare audience si ricorre ad ogni espediente incuranti del rispetto che si deve ai telespettatori, soprattutto ai più giovani. Programmi come Quarto grado, Amore criminale non sono più soli nel panorama televisivo: oramai tutta la settimana è occupata da casi di cronaca che non risparmiano neppure la domenica pomeriggio. La cronaca nera, vero e proprio killer della programmazione, ha ammazzato l’intrattenimento.

Quel che più colpisce nella presentazione del caso efferato da portare in video, è la ricerca di ingredienti drammatici e pietosi. Si fa di tutto per alimentare la curiosità del pubblico, tenerne sospesa l’attenzione con un protrarsi di nuove rivelazioni che sono tutt’altro che nuove. Questo è il trend a cui si ispira Quarto grado, in onda il venerdì sera su Retequattro. Salvo Sottile è il sacerdote di un rito macabro che si ripete ogni settimana e sacrifica sull’altare dell’audience ogni buon gusto. E’ il voyeurismo che domina nel mostrare corpi ammazzati, familiari di vittime trascinati nella trappola televisiva attraverso una sorta di ricatto psicologico.

Il desiderio di rendere omaggio ai propri familiari morti, di farne conoscere la personalità e le doti profondamente umane, è la molla che spinge madri disperate ad accogliere inviti di conduttori e conduttrici. La commozione che si genera, e che apparentemente si trasmette a chi gestisce il programma, fa presa sul pubblico e lo paralizza su quelle immagini. Assistiamo così ad una vera e propria sfilata di parenti nel ruolo di ospiti che si alternano nelle varie trasmissioni per farsi sbranare, inconsapevolmente, dalle esigenze dell’audience a tutti i costi. Rincorsi, coccolati, purtroppo ingannati, da autori e conduttori televisivi, i familiari e i loro avvocati, diventano personaggi televisivi. Avetrana docet, purtroppo.

Non basta. in molti programmi va di moda la ricostruzione dei delitti attraverso docufiction. Amore criminale, condotto da Luisa Ranieri su Rai3, il venerdì sera, è un esempio eclatante.  Le telecamere indugiano su particolari aberranti, seguono il killer passo dopo passo mentre ammazza la propria vittima,  mostrano l’affondamento del coltello nel corpo, in un susseguirsi di movimenti al rallentatore che hanno tempi televisivi studiati a tavolino. E se il killer uccide la vittima strangolandola, le sue mani sul collo della sventurata non mollano la presa fino a quando la persona non si accascia a terra priva di vita. Le immagini sono scionvolgenti, ma per fortuna è una fiction.

Il pubblico giovane e adolescente, attratto da queste operazioni subdole, non ha la maturità psicologica per elaborare tali immagini e capire il dramma che si nasconde dietro quei gesti efferati. Quindi le conseguenze che simili trasmissioni possono avere sulla fragile personalità dei ragazzi sono gravi, spesso inimmaginabili.Si tratta di esempi negativi che, sceneggiati come una fiction, potrebbero anche creare dipendenza psicologica e persino una sorta di identificazione. Meraviglia che neppure enti preposti alla tutela dei minori come il Moige, Movimento Italiano Genitori, riescano a bloccare questa deriva truculenta e sanguinosa che interessa il piccolo schermo.

E’ difficile accettare la dura realtà che simili programmi siano in onda in prima serata. Ma anche il pomeriggio di Rai1 e Canale 5 non fa eccezione. I contenitori delle due principali reti generaliste indulgono penosamente su tutti i casi di cronaca neri sviscerati, triturati nei minimi particolari da opinionisti che vanno da Roberta Bruzzone criminologa onnipresente, a Paolo Crepet, fino alla stessa Barbara Palombelli. La vita in diretta e Pomeriggio 5 si combattono a suon di cronaca, in un crescendo quotidiano di voyeurismo che non arretra dinanzi a nulla.

Sul macabro trionfalismo degli ascolti autori e registi costruiscono la fortuna dei programmi. Più l’audience aumenta, più gli inserzionisti pubblicitari fanno a gara nel piazzare i propri prodotti all’interno di tali programmi, incuranti della amoralità delle scene e delle discussioni. Conseguenza: il voyeurismo mortuario è padrone assoluto. Bisognerebbe fare un passo indietro per il bene di tutti, e ridurre il numero di trasmissioni che si occupano di delitti. Il telespettatore non riesce a farlo, questo passo indietro, è come ipnotizzato dal genere macabro, non ha il coraggio di allontanare l’occhio dal buco della serratura mediatica. Si presta ad essere plagiato perchè ha trovato nella drammatizzazione della cronaca nera la stessa liturgia voyeuristica e pietistica che lo legava anni fa alla telenovela brasiliana.



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