Politics- Tutto è politica, la recensione


Riflessioni sulla prima puntata del nuovo talk show politico condotto da Gianluca Semprini

Niente di nuovo sotto il sole di Rai3. Peggio: tutto già visto. Non ci sono frammenti di novità, di innovazione, di creatività nella prima puntata di Politics- Tutto è politica andata in onda il 6 settembre su Rai 3 con la conduzione “giovane” di Gianluca Semprini.

 Le aspettative erano tante, create dal nuovo direttore di Rai3 Daria Bignardi che aveva parlato di una formula tutta italiana con richiami agli incontri politici televisivi d’oltre oceano. Ritmi serrati, domande chiare e risposte altrettanto chiare. In 90 minuti di trasmissione Semprini avrebbe dovuto effettuare una vera e propria rivoluzione di forma ma soprattutto di contenuti. Queste le aspettative della vigilia. Invece il telespettatore si è trovato di fronte alla solita stantia declinazione del talk show. La differenza con il predecessore Ballarò? Solo la minore durata e il differente padrone di casa. Se ci fosse stato Massimo Giannini al posto di Semprini nulla sarebbe cambiato.

Anzi, si è avuta la sensazione che i ritmi serrati si trasformassero, man mano, in lungaggini malinconiche che evocavano il passato. Non solo, ma era anche chiaro che Semprini e gli autori avessero fatto di tutto per accaparrarsi ospiti di rilievo. Invece lo studio con due soli giornalisti accomodati intorno ad una round table suscitava tristezza soprattutto se paragonato a quello del programma In onda che, su La7 si occupava dei medesimi argomenti (la situazione di Roma e del sindaco Raggi) ed aveva come ospiti personaggi come Enrico Mentana direttore del TgLa7, Marco Travaglio, Orfini e in collegamento De Bortoli.

I servizi esterni e i collegamenti non avevano certo il marchio dell’originalità ma richiamavano tutta la grande melassa di talk show che si sono succeduti in precedenza. Qualche ingrediente ricordava Ballarò ma c’erano anche atmosfere alla Report. E qualche volta il giovanilismo si spingeva persino a ricalcare “gli schemi informativi non allineati” di Gazebo. Insomma una miscellanea informe che non ha aggiunto nulla alla comprensione delle tematiche politiche.

Gianluca Semprini sa che a riuscirgli meglio è la gestione dei confronti tra leader politici e non. Ed ecco che gli è stato cucito addosso il ruolo del moderatore, quello grazie al quale si è fatto conoscere sulla piattaforma satellitare. La seconda parte di Politics è stata basata proprio sul confronto tra Maurizio Martina e Giulio Tremonti. Ma non abbiamo rilevato tracce di domande serrate e di risposte altrettanto serrate. 

Infine: Semprini si è giocata la carta della commozione con la tragedia del terremoto dello scorso 24 agosto. In studio, infatti, c’era il sindaco di Amatrice uno dei centri più devastati dal sisma. Lo stesso primo cittadino ha rivelato di essere lì solo per le insistenze del conduttore e della redazione. Con la drammatica storia di Lucia, una donna che ha perso i due giovani figli e la madre sotto le macerie, si è chiusa la puntata.

Ci sarebbe tanto da lavorare, da rivoluzionare, per dare una parvenza di dignità a Politics- Tutto è politica.



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