Daniele Piombi è morto sia intitolato a lui il Premio Regia Televisiva


Il ricordo di un amico carissimo che ha dato tanto al mondo del piccolo schermo.

 Mi riesce impossibile pensare che Daniele Piombi ci ha lasciato. Mi riesce impossibile immaginare di non poter più ascoltare la sua voce al telefono dopo un’amicizia iniziata nel 1989 sul palcoscenico del Premio Regia Televisiva di quell’anno, il primo a cui ho partecipato su suo personale invito.

 Daniele per me era un Amico, un vero amico di cui oggi mi ritrovo a piangere la scomparsa dopo tanti anni trascorsi a scambiarci opinioni e impressioni sul mondo del piccolo schermo. Era una persona sincera, capace di commuoversi e di emozionarsi sempre dinanzi ad eventi che lo colpivano particolarmente. A lui oggi sono riconosciuti tanti meriti: in primis aver avuto l’intuizione del Premio Regia Televisiva nel lontano 1960. Allora si chiamava Oscar tv. La televisione era ancora bambina e lui aveva già capito l’importanza del mezzo, aveva fatto crescere questa manifestazione impegnandosi con tutte le sue forze. Ed era riuscito a creare un piccolo grande gioiellino che brillava di luce propria e riusciva ad affascinare e coinvolgere, dinanzi al piccolo schermo, milioni di telespettatori. Unico programma in grado di riunire, in una sola serata, personaggi Rai e Mediaset su un solo palcoscenico.

Lo scorso anno il dolore più grande per lui: la notizia che Rai1 non avrebbe mandato in onda l’edizione annuale del Premio Regia Televisiva. La sua creatura, tanto amata e portata su con immensi sforzi, stava morendo. Chissà, forse lui stesso non ha retto alla sua scomparsa. Un vero e proprio insulto alla ultra cinquantennale carriera di un professionista “onesto”, “pulito, sinceramente legato al proprio lavoro. 

Aveva anche compreso, nel corso delle edizioni che era arrivato per lui il momento di mettersi da parte come conduttore e dare spazio agli altri: ai vari Frizzi, Conti, Carlucci, presentatori che hanno gestito per molti anni il Premio Regia Televisiva. Se ne è andato in silenzio, da vero Signore quale è sempre stato nella sua vita. Posso affermarlo con la certezza di una amicizia che ha coinvolto anche le nostre famiglie e ci ha portato a condividere periodi di vacanza nell’isola dove lui era solito trascorrere l’estate e dove tutti lo conoscevano e lo amavano. L’ultima solo pochi anni fa. 

Da quel 1989 non sono mancata mai al Premio Regia Televisiva. Era l’occasione per dividere con lui e con la sua adoratissima moglie Mirella, alla quale mi stringo forte, opinioni sullo stato della tv, sulle nuove tendenze, sul degrado che notava nel piccolo schermo e al quale avrebbe voluto porre riparo. 

Daniele Piombi aveva un’abitudine: dopo la lunga diretta della manifestazione annuale, si faceva consegnare, dal regista, la puntata registrata e la riguardava da solo, in un angolino dell’albergo nel quale era ospite prima in Sicilia e, successivamente a Sanremo, dove si sono svolte più edizioni del Premio Regia Televisiva. Voleva capire quali errori potesse aver compiuto per non ripeterli più l’anno successivo. I momenti di commozione, durante la visione, erano tanti. Piangeva, Daniele Piombi rivedendo la sua creatura con le lacrime di un bambino, con la spontaneità e la sincerità che troppi personaggi della tv non hanno capito o non hanno voluto capire.

Da oggi, caro Daniele, il piccolo schermo è più povero, ha perso un Gentiluomo. Anche chi ti ha conosciuto ed ha goduto della tua amicizia, avverte un vuoto che, non è retorico definire incolmabile. 

Un appello ad Andrea Fabiano, direttore di Rai1: riproponga il Premio Regia Televisiva e lo intitoli a Daniele Piombi.

 



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