Strage di Las Vegas in TV vergognosamente declassata a tragedia di serie B


Il diverso comportamento dei media dinanzi al massacro americano che non ha avuto il medesimo riscontro di attenzione rispetto ad altri eventi drammatici.


59 morti e oltre 500 feriti, molti dei quali in condizioni gravi: è questo il drammatico resoconto della strage avvenuta a Las Vegas la sera del primo ottobre 2017. Nonostante sia stato il massacro più grave di tutta la storia moderna degli Stati Uniti d’America, i media, in particolare il piccolo schermo di casa nostra, ha dedicato al lugubre evento lo spazio necessario per darne notizia.

Dopo che erano trascorse soltanto 24 ore, l’attenzione generale ha iniziato a diminuire precipitosamente. Non solo la stampa, ma anche i contenitori televisivi dedicati alla cronaca nera, hanno declassato l’argomento ad una tragedia di serie B. Quasi si trattasse di un ciclone la cui virulenza man mano va scemando.

Eppure in passato eventi drammatici come la strage di Nizza o del Bataclan, hanno avuto un’attenzione mediatica consistente. Da Rai 1 a La7, da Mediaset alle tv satellitari, tutti hanno approfondito i massacri terroristici con collegamenti e con edizioni speciali di telegiornali. Tutti i programmi di informazione da Porta a Porta a Linea Notte  hanno contribuito a dare agli attentati terroristici una rilevanza di notevoli proporzioni.

E adesso un’altra strage che ha avuto luogo nel corso del concerto al Festival Country di Las Vegas, viene affrontata come fosse un fatto di ordinaria delinquenza.

Lunedì sera Rai Uno ha lasciato che Fabio Fazio in seconda serata continuasse imperterrito ad intrattenere il pubblico con il suo “Che fuori tempo che fa“. Sarebbe stato invece più consono onorare il lutto statunitense con una puntata speciale di Porta a Porta che spiegasse ai telespettatori l’orrore della sparatoria più sanguinosa della storia moderna americana.

Nessun contenitore di cronaca nera ha dedicato spazi consistenti per raccontare quanto era accaduto oltreoceano. Solo “La Vita in diretta” ha realizzato alcuni servizi.

Come mai un comportamento così differente per eventi caratterizzati da un numero di vittime così elevato? La verità è che il terrorismo fa più effetto sul pubblico. Richiama i sentimenti di un comune pericolo, evoca un nemico che colpisce tutti indistintamente e dal quale è necessario difendersi.

Invece un massacro realizzato da un folle demente, per di più anziano bianco di 64 anni, senza precedenti e benestante, fa pensare ai soliti problemi degli Stati Uniti con la vendita delle armi. Una sorta di già visto, un dramma che purtroppo si è ripetuto negli anni con altre stragi di folli, che in possesso di armi, hanno potuto uccidere anche i bambini nelle scuole. La tragedia di Las Vegas ha avuto addirittura meno clamore dei vari terremoti che hanno colpito Nazioni come il Messico.

É come se i massmedia attribuissero solo alla politica degli Stati Uniti, troppo accondiscendente alla vendita delle armi, la colpa del massacro. Adesso si cerca il movente. A tutto questo si è aggiunta il giorno dopo la rivendicazione dell’ISIS rivelatasi poi senza fondamento. Troppo differente dagli standard tradizionali del killer jihadista, il pensionato 64enne.

Anche i quotidiani hanno immediatamente relegato nelle pagine interne la cronaca e gli approfondimenti sui morti di Las Vegas.

Gli ultimi eventi americani sono però chiaramente ispirati alla follia terroristica ed agli attentati recentemente accaduti. Siamo in presenza di un fenomeno di emulazione del terrore che fa presa anche su una mente labile e provata da forti sconvolgimenti psicologici. Un dato quest’ultimo su cui riflettere con attenzione.



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