Derrick: la grande menzogna di un ex SS


Stephan Derrick e il passato del suo interprete Horst Tappet


Per i miilioni di fan del rassicurante Ispettore Derrick, la notizia della sua appartenenza alle SS (già trapelata alcuni mesi fa)  sarà stata devastante. Una delusione incredibile che spazza via l’immagine flemmatica, impeccabile, mai sopra le righe di un ufficiale di polizia per fiction dotato di un notevole aplomb. Il merito di Derrick è di risolvere i casi più complicati con la sola forza dell’intuizione, dell’introspezione psicologica, della conoscenza dell’animo umano e del substrato sociale nel quale maturano i delitti al centro delle sue indagini

 Poi il recentissimo colpo di grazia: quella cassa con i cimeli nazisti da lui collezionati, venuta fuori dal buio del passato. Un vero e proprio pugno nello stomaco per tutti i telespettatori ignari che lo avevano conosciuto sotto tutt’altra veste. Nella storia delle serie tv, Derrick ha rappresentato una pietra miliare, osannato a livello planetario, ad eccezione degli USA, of couse. Tutta la magia della fiction, mai ansiogena, era basata sulla sua persona, sulle sue metodiche investigative che forse lo fanno assomigliare ad una sorta di Maigret tedesco, molto più distaccato, algido, che riusciva con la forza del ragionamento a risolvere i casi di omicidi più difficili e ad assicurare il trionfo del Bene sul Male.

Per uno strana coincidenza, il confine tra il Bene e il Male non è mai stato ben definito nella fiction e, alla luce dellle recenti rivelazioni, non lo è stato neppure nella vita reale di Horst Tappet. L’attore ha cercato, riuscendoci perfettamente, di nascondere l’uomo e il suo passato di nazista. L’interprete, sotto l’aspetto bonario, mai aggressivo, ha camuffato un’appartenenza odiosa e deprecabile. Tappet ha vissuto una doppia vita, non rinnegando mai il passato, anzi continuando a custodirlo.

Noi tutti gli abbiamo creduto, riponendo in lui fiducia. Lo abbiamo ammirato per la sua compostezza anche quando impugnava la pistola. Lo abbiamo elevato agli onori dell’arte investigativa, mettedolo sullo stesso piano di altri detective di successo come il Tenente Colombo con il quale aveva in comune proprio l’arte di penetrare nella psiche umana non solo degli assassini ma anche dei familiari e degli amici.

Non solo, ma le sue investigazioni avevano un aplomb letterario, ispirate, in alcuni casi, anche alle atmosfere shekaspeariane. Ad esempio, nell’episodio Un tipo glaciale, l’ispettore Derrick, per smascherare il colpevole, lo fa assistere ad una rappresentazione del delitto da lui compiuto con il fine di provocare un crollo psicologico.

Dunque Horst Tappet ha nascosto il suo passato per più di 20 anni, dal primo giorno, l’11 giugno del 1979, nel quale comparve su Rai2 fino all’ultimo episodio andato in onda il 30 giugno del 2000. Ed è una magra consolazione lo stop alle repliche della serie decretato lo scorso maggio da Rai3.  Il tradimento non può venire perdonato neppure dalla ZDF, la tv tedesca che ne aveva mandato in onda tutti gli episodi e che, analogamente, ha bloccato la riproposizione degli episodi.

Resta una profonda, incommesurabile, dilaniante delusione: l’eroe buono per eccellenza che si rivela peggiore del male che combatte.



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