L’isola, clone di Gente di mare


Analisi critica della fiction L'isola su Rai1


Un’altra lunga serie si è affacciata su Rai1. Si tratta de L’isola una sorta di sequel, o peggio, di clone di Gente di mare, precedente fiction nella quale per la prima volta si portava sotto i riflettori, il lavoro della Guardia Costiera. La trama de L’isola è molto contorta e complicata, non semplice da seguire, e ad un occhio attento, si capisce che la quasi totalità delle scene è stata girata in grande economia, soprattutto quelle degli effetti speciali.

La fiction vorrebbe porre al centro dell’attenzione le problematiche ambientali, ma finisce per cadere nella consueta trappola della ricerca dell’audience a tutti i costi. A tal fine utilizza ingredienti mutuati da altri prodotti di successo. Uno per tutti: Lost. Il richiamo al serial cult, realizzato in maniera casereccia, è spesso patetico per grossolanità e penuria di mezzi utilizzati. Vi si aggiunga il ricordo di Gente di mare, di cui L’isola sembra essere una sorta di fotocopia con qualche maldestra correzione. Per non renderne riconoscibile la genesi, si fa ricorso ad una serie di stravolgimenti e complicazioni della sceneggiatura che fanno sfociare la vicenda nel mistery e nel thriller. Infatti già dalla prima puntata, inizia la serie di personaggi  ammazzati che continuerà in seguito.

Non solo: la stessa sceneggiatura contiene notevoli ingenuità nell’evoluzione della trama ma anche nel comportamento dei protagonisti. Ad esempio: una persona che sa di essere in pericolo di vita non darebbe mai il proprio indirizzo di casa durante una chiacchierata al telefono. Invece avviene ne l’Isola. Un’ingenuità tale da far impallidire persino gli sceneggiatori di una telenovela brasiliana, che presterebbero molta più attenzione all’evoluzione della trama.

Filo conduttore della serie sono le tematiche ambientali: un gruppo di esperti tenta di estrarre dal fondo marino gas metano e acqua potabile attraverso un meccanismo speciale che non dovrebbe procovare stravolgimenti all’ecosistema come ad esempio la formazione di terremoti. Inizialmente l’esperimento sembra dare i risultati sperati, ma presto ci si accorge che non è così. Intorno a questa scoperta si intrecciano molte altre linee di scrittura con personaggi solo apparentemente secondari che contribuiscono ad ingarbugliare ulteriormente la vicenda.

Inoltre la storia, ansiogena, nonostante la regia di Alberto Negrin, è difficile da seguire. Eppure ha conquistato all’esordio, 5.377mila spettatori con il 20,335 di share, mantenendo le stesse posizioni in seguito. Un ottimo risultato che spinge a qualche riflessione in più. Intanto la concorrenza di Canale 5 non era a livelli eccezionalmente elevati. Ma credo che alla base di queste cifre d’audience ci sia soprattutto l’assuefazione del pubblico generalista ad una fiction artigianale realizzata con limitati investimenti economici e girata in tempi sempre più ristretti. Pur di evadere dalla malinconica realtà della cronaca, si accettano anche le approsimazioni di una fiction che proprio di evasione non è.



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