Il commissario Montalbano 2017 la recensione


Riflessioni sul primo tv movie della serie Il commissario Montalbano andato in onda su rai1

 Ancora una volta a far da protagonista è lo splendido paesaggio siciliano. E poi la luce, la fotografia, gli scorci panoramici, la lentezza delle inquadrature quasi la telecamera volesse soffermarsi ovunque per sottolinearne la bellezza.  A permettere tutto questo è la regia del veterano Alberto Sironi che segue da 18 anni Il commissario Montalbano.  Un professionista che, con il trascorrere delle edizioni, ha amplificato il suo potere taumaturgico sulla serie, trasformando il lavoro del regista in un’opera di costruzione letteraria.

 Detto questo, non tutto è stato credibile nella prima puntata della nuova serie de Il commissario Montalbano. Lunedì 27 febbraio è andato in onda, su Rai1, il primo dei due tv movie: Un covo di vipere. La vicenda scava nei segreti inconfessabili e negli orrori di un amore incestuoso, con un Luca Zingaretti che, nonostante la lunga frequentazione con il suo personaggio, è apparso, a tratti, più svagato e disincantato.

Diciamo subito che il racconto televisivo ha avuto uno spessore maggiore rispetto a quelli andati in onda lo scorso anno. La costruzione della sceneggiatura ha incamminato, lentamente, il telespettatore, sulla strada della tragica verità dove si sono incontrati due assassini nell’ambito della stessa famiglia. Ognuno ha agito per fini differenti. Ma in questo penoso percorso anche la commedia ha avuto la propria parte. E così, non potendo calcare ulteriormente il personaggio di Catarella, (Angelo Russo) l’imbranato, macchiettistico ma fedele poliziotto del commissariato, si son cercate altre vittime sulle quali convogliare comportamenti comici talvolta inappropriati. Uno di questi è il medico legale di Vigata (il paese immaginario dove opera e indaga Montalbano). Il professionista, storica figura della serie, ha da sempre avuto un rapporto conflittuale con il commissario che lo importuna a qualsiasi ora per avere dettagli sulle autopsie effettuate.

Questa volta abbiamo ritrovato il dottor Pasquano (l’attore Marcello Perracchio) con comportamenti al limite del credibile per un professionista e con atteggiamenti ancor più calcati dello stesso Catarella. Insomma è come se il medico si fosse “catarellizzato”. Anche il questore, figura professionale austera e sobria, è caduto nel ridicolo.  Con il risultato di vedere intaccata la propria credibilità. E’ accaduto quando, in un colloquio con Montalbano, il funzionario si è lanciato in un ragionamento bizzarro sul quale il commissario riversa tutto il proprio sarcasmo.

Il poliziotto di Vigata ha mantenuto molti dei suoi tratti caratteristici come l’amore per le lunghe nuotate e per la buona cucina. Ha ribadito i sentimenti di solidarietà che lo animano ed ha lanciato un messaggio a non avere paura del “diverso”.  La compagna Livia, interpretata da Sonia Bergamasco per il secondo anno consecutivo, ha perso lo spessore conferitole dalle precedenti attrici. Adesso appare più leggera e meno compenetrata nel ruolo. 

Buona la credibilità di Valentina Lodovini nella parte dell’assassina, o meglio della prima assassina.

Immutati i due assistenti Fazio (Peppino Mazzotta) e Augello (Cesare Bocci): danno un contributo fondamentale alla resa del racconto televisivo. Ambedue hanno interpretato in tv  altri ruoli, Ma la credibilità che conferisce loro la serie creata da Andrea Camilleri, è al momento insuperabile.



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