Fratelli di Crozza la recensione


Riflessioni sull'esordio del nuovo programma di Maurizio Crozza in onda sul canale NOVE.


Manca qualcosa ai Fratelli di Crozza. Manca la vera vis comica, quel sens of humour sottile e intrigante, che ha contribuito a rendere uniche alcune parodie. Lenta, poco incisiva, nella pur pregevole brevità, la prima puntata del nuovo programma Fratelli di Crozza andata in onda il 3 marzo sul canale NOVE. 

Lost in Discovery, Crozza è apparso quasi smarrito in un universo televisivo al quale ancora non si è abituato. Ed il suo imbarazzo era evidente. Ha iniziato con una subdola e ipocrita manovra di “captatio benevolentiae” nei confronti dei suoi nuovi padroni di casa ironizzando sulla programmazione del canale. Ha impiegato del tempo per entrare nel vivo, è passato attraverso una serie di parodie nuove, quasi a sottolineare le distanze con la vecchia trasmissione condotta per dieci anni su La7, Crozza nel paese delle meraviglie. Un concentrato di pura comicità solo nelle prime edizioni.

Tutto nuovo, adesso, strizzando sempre l’occhio ai programmi della sua nuova casa televisiva. Il comico si è immaginato un Antonino Cannavacciuolo che, lasciate le “Cucine da incubo”, va a salvare dalla deriva la giunta capitolina e il primo cittadino Virginia Raggi. Le “Giunte da incubo” si sono dimostrate poco efficaci, senza spessore. Persino la somiglianza con il vero Cannavacciuolo era superficiale: sembrava più l’imitazione di Luciano Pavarotti.

Accantonati, ma solo momentaneamente i “Partiti da incubo” Crozza ha infierito su Maligno Belpietro (parodia di Maurizio Belpietro) ricorrendo a battute poco felici sulla fisicità del giornalista: un comportamento da evitare perchè deontologicamente scorretto, segno evidente di una penuria creativa che si è manifestata anche in altri segmenti del programma.

Più riuscita la parodia di Giovanna Botteri nella riproposizione del programma di Rai 3 Linea notte dove Crozza si è calato, contemporaneamente, anche nel conduttore Maurizio Mannoni, divenuto “Mannoioni”.  Si avvertivano le atmosfere del precedenti programmi crozziani: la parodia di Mannoni, poi, evocava quella ben più credibile di Enrico Mentana. 

Qualche piccolo guizzo di originalità si è avvertito nella parte dedicata alla scissione del Partito Democratico. Si è avuta la conferma che, se Crozza si allontana dal suo habitat naturale, la politica, scende immediatamente di tono e di credibilità. Battute scontate anche nella parodia di Michele Emiliano realizzata in simbiosi con il suo braccio destro Andrea Zalone, qui più defilato rispetto a La7.

Il comico non riesce a staccarsi dal suo passato che lo condiziona e ne limita la resa. Le parodie presentate nella puntata d’esordio sono ben lontane da quelle del senatore Razzi, del “viperetta” Massimo Ferrero,  dello chef vegano Germidi Soia, dello stesso Mentana. Mancava anche l’assurda filosofia complottista di Napalm. E, persino i testi, sono apparsi meno curati, con poche eccezioni. Un Crozza in parabola discendente.

Il padrone di casa, a Discovery, si è sentito quasi in dovere, di promozionare, attraverso la sua comicità, la programmazione del canale. Ed è stato un altro limite.



One Reply to “Fratelli di Crozza la recensione”

  • Giorgio

    Confermo quanto scritto. A dir il vero Crozza non l’ho mai considerato un comico satirico, semmai un furbo guitto con alle spalle degli autori a corrente alternata. Anche sul La7 diverse puntate si perdevano nella noia in attesa del guizzo, della battuta..e invece niente.

    Alcuni nuovi personaggi offrono una cattiveria risibile e un po’ “pedante”, quasi a sottolinearne la mediocrità o la malafede. Altri invece sono di una noia mortale.
    L’introduzione (più alcuni passaggi) in quanto a “lecchinaggio” nei confronti del management della Nove erano da evitare : si poteva fare più bella figura…

    Corrado Guzzanti è su un altro pianeta, e se ne sente la mancanza.

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