Maltese-il romanzo del commissario, la recensione


Riflessione sulla prima puntata della serie andata in onda su Rai1 con Kim Rossi Stuart.


 La serie Maltese-il romanzo del commissario, di cui la prima puntata è andata in onda su Rai1 l’8 maggio, richiama inequivocabilmente, le atmosfere in cui è abituato a muoversi il celebre Salvo Montalbano. Ad evocare il commissario dell’immaginaria Vigata, due elementi specifici e determinanti: il paesaggio siciliano, sul quale la regia di Gian Luca Tavarelli indugia con amore conclamato come se si trattasse di un’amante appassionata, e il dialetto, strettissimo spesso quasi incomprensibile. 

 Un ruolo importante hanno anche i personaggi secondari, quelli ai quali il commissario Dario Maltese si rivolge per raccogliere notizie sull’omicidio del suo migliore amico, un poliziotto trapanese ucciso in un agguato mafioso insieme alla sua futura moglie. Comprimari caratterizzati dall’impronta specifica di quella sicilianità inventata per il piccolo schermo da Andrea Camilleri per la sua creatura letteraria.

La storia intorno a cui ruota la serie ha poco di originale. Troppe vicende di mafia si sono susseguite sul piccolo schermo secondo tutte le declinazioni della Cupola siciliana. Anche il romanzo del commissario Maltese non fa eccezione. Ambientata negli anni Settanta, la serie presenta la solita approssimata ricostruzione dell’epoca con poche auto fatte girare per le strade, una vecchia cabina telefonica a gettoni e qualche motivetto in voga in quel periodo.

Discreta l’interpretazione di Kim Rossi Stuart nel ruolo del protagonista. Una recitazione credibile ma non perfetta che si dipana tra i meandri di una sceneggiatura fredda, distaccata, per niente coinvolgente. Presenti, come al solito, misteri, corruzione, intrighi di mafia, connivenze con gli alti poteri dello Stato: ingredienti già visti troppe volte.

La sceneggiatura ha cercato di abbracciare tutte le vicende più caratteristiche accadute in Sicilia. Ad esempio: l’uccisione del commissario Peralta su cui Maltese indaga, ricorda gli omicidi del giudice Giovanni Falcone e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Maltese, nella sua solitudine, evoca proprio questi due esempi di professionalità: incarna l’eroe solitario dedito alla ricerca della verità anche a costo della propria vita. Questo è l’elemento cardine che deve imprimersi nell’immaginario del pubblico, secondo gli sceneggiatori. Kim Rossi Stuart è molto compenetrato nel suo ruolo, forse fin troppo. Quasi temesse di non essere all’altezza.

Si poteva, magari, fare a meno della sigaretta che Maltese tiene in bocca come un accessorio, circondando l’ambiente in cui si trova di dense e diseducative nuvole di fumo. 

Buona la prova di Antonio Milo nel ruolo di Saverio Mandarà il braccio destro di Maltese. Credibile anche l’attrice Rike Schmid che interpreta la fotografa Elisa Ripstein: con il suo accento gradevolmente nordico ricorda le prime fidanzate di Montalbano. Valerio Scianna non è da meno.

Anche la terrazza panoramica nella parte iniziale della puntata, fa pensare, con le dovute differenze, a quella della casa di Montalbano.

Ma la città di Trapani ha una luce differente da Vigata grazie ad una fotografia che la rende simile ad una cartolina illustrata in cui i colori sono più intensi e marcati. Infine: nei dialoghi appaiono troppe “frasi fatte”, stereotipi di una bassa letteratura che fa precipitare la qualità e l’interesse del telespettatore.



4 Replies to “Maltese-il romanzo del commissario, la recensione”

  • rodolfo

    mi sembra troppo riduttiva la critica espressa dalla esperta che a mio giudizio tanto esperta non è. cmq….bontà sua lo share non è stato alto…..di più. …ne va da se ke la signora di spettacoli non ne sia molto all’altezza. Maltese ? trionfo vero….kim ????? voto otto e ben meritato.

  • matilde

    Discreta l’interpretazione di Kim Rossi Stuart??? Recitazione credibile ma non perfetta??? …si è molto compenetrato nel suo ruolo,forse fin troppo ??? Quasi temesse di non essere all’altezza???

    Mi chiedo sinceramente come possono esistere queste perplessità di fronte alla prova superba di attore che ci ha dato Kim Rossi Stuart: una verità,una profondità,una capacità di fare emergere dai meandri del vissuto del suo personaggio alla superficie del suo sguardo trasparente ,senza esibizionismi ,un dolore antico e quasi cosmico, una compostezza,una vastità di sfumature,un’intensità senza sbavature che fanno di lui un fuoriclasse nel panorama italiano,persino quando interpreta una fiction che si presta a qualche critica.
    Grazie Kim!

  • redazione.maridacaterini.it

    Gentile Rodolfo,
    ogni critica è ben accetta purché contenuta nei limiti del rispetto reciproco e della dialettica costruttiva. E questo piccolo dettaglio lei lo ha trascurato nel suo commento.

  • Roberto

    Obiettivamente una spanna sopra tutte le produzioni (RAI e non) recenti. Difficile trovare difetti nell’interpretazione Kim Rossi Stuart. Ottimi anche gli attori di contorno. Se prendiamo come termine di paragone “I bastardi Pizzofalcone” la distanza è abissale. Una gran sorpresa.

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