Facciamo che io ero, la recensione


Riflessioni sull'esordio del nuovo programma condotto da Virginia Raffaele e in onda in prima serata su Rai2.

E’ un paradosso constatare che, in uno show comico, il momento migliore sia stato proprio quello che ha affrontato tematiche serie. Invece è accaduto. La prima puntata di Facciamo che io ero, in onda su Rai2 giovedì in prime time con la gestione di Virginia Raffaele, nonostante l’impegno economico della rete, ha deluso le aspettative della vigilia dal punto di vista dei contenuti, privi della vis comica necessaria.

 Ci si aspettava una attenzione maggiore ai testi, all’eleganza delle battute, alle gag ed al linguaggio: un tale mix ben congegnato, avrebbe dovuto far raggiungere all’one woman show le vette più alte dell’umorismo televisivo. Ce lo attendavamo dalla Raffaele gratificata da una martellante campagna pubblicitaria della vigilia che faceva sperare in ben altri risultati. L’attrice e comica, all’indomani della performance, invece, è apparsa sopravvalutata, ingabbiata, troppo spesso, nelle sue parodie, pur avendone proposte delle nuove, senza penetrare nella personalità di chi stava imitando. 

Il lavoro di trasformazione era ineccepibile, sembrava quasi una succursale di Tale e quale show. Si sono aggiunti, alla galleria dei personaggi, la parodia della critica letteraria Michela Murgia (dovrebbe bastare a portare la cultura nello show) di Fiorella Mannoia che inveisce contro Francesco Gabbani per averle strappato la vittoria a Sanremo, e soprattutto di Bianca Berlinguer che, al timone del talk show #cartabianca, colleziona nervosamente una lunga serie di gaffes. Alla perfezione estetica non corrispondeva, però, l’impatto comico, l’innesco virulento della forza ironica che, sorridendo, spinge a riflettere. E’ questa, infatti, la missione della comicità. In mancanza di tale spirito creativo si cade nella superficialità che, unita alla necessità di rispettare i tempi lunghi dello show, diluisce le gag e i siparietti comici rendendoli pesanti per il telespettatore.

E’ accaduto, ad esempio, con il Donatella late show con ospite Gabriel Garko, con i tanti momenti condivisi con Fabio De Luigi una sorta di spalla della padrona di casa, con la parodia di Sabrina Ferilli tra l’altro realizzata in maniera meno incisiva e convincente rispetto al passato.

Vi si aggiunga una certa dose di grossolanità travestita da goliardia, come ad esempio la longa manus della Versace su Garko o la mania del bacio cinematografico chiesto dall’improbabile Ferilli ai suoi ospiti tra i quali l’attore Lino Guanciale.

Virginia Raffaele ha voluto confezionare uno show con troppo elementi e con la pretesa di voler essere protagonista assoluta. Due, in particolare, i momenti degni di nota: la sua esibizione con Roberto Bolle e il monologo serio sulla paura, o meglio sulle paure. Pezzo scritto, costruito e recitato bene che non aveva nulla di comico, per questo il migliore. Appena sufficiente l’esibizione con Lillo e Greg,

Infine l’ambientazione doveva far pensare ad un circo equestre con atmosfere molto care alla padrona di casa che ha cercato di raccontare la propria infanzia in una famiglia circense.



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