Meglio tardi che mai, la recensione


Riflessioni sulla prima puntata del programma andato in onda su Rai2 in prima serata.


Quattro personaggi noti over 65 si mettono alla prova in un Pechino Express della terza età. Accettano di recarsi in Giappone accompagnati da una sorta di Cicerone o di giovane badante (Fabrizio Biggio) alla scoperta delle tradizioni locali. Tutti insieme appassionatamente, ognuno con le proprie caratteristiche, mettono in gioco la propria professionalità e una carriera collaudata.

Lando Buzzanca, Claudio Lippi, Edoardo Vianello, Adriano Panatta sono i quattro protagonisti di Meglio tardi che mai, viaggio nel paese del Sol Levante di cui la prima delle due puntate è andata in onda lunedì 22 maggio su Rai2. La terza età è stata sdoganata ed ha avuto il privilegio della prima serata. Questo è un punto a favore del programma in una società in cui la vita media si è allungata ed è stata introdotta “la quarta età”sempre produttiva ed efficiente come dimostrano grandi vecchi del calibro di Andrea Camilleri (classe 1925) e Sergio Zavoli (classe 1923).

Dunque c’è del buono in Meglio tardi che mai. Innanzitutto il coraggio del gruppo nell’affrontare un viaggio non semplice, sfidando gli anni accumulati sulle loro spalle e i disagi provenienti da un paese straniero. Niente lamentele per acciacchi fisiologici, al contrario l’ostentazione del corpo diversamente giovane, una buona dose di ironia, di imprevedibile goliardia, oltre al desiderio di divertirsi dimenticando le telecamere. Loro che hanno trascorso una vita sotto i riflettori sono riusciti a rendersi credibili allo sguardo attento del telespettatore che cercava di cogliere, in ogni gesto, oltre alla stanchezza, una preparazione ed un copione prestabiliti certamente esistenti ma ben dissimulati.

La prima parte del programma è apparsa molto più vivace, merito, forse, della frenetica Tokio con tutte le distrazioni e le meraviglie riservate ai quattro vivaci anziani. Il montaggio è apparso dinamico pur rallentando per indugiare sui primi piani dei protagonisti a coglierne ed a sottolinearne le espressioni mutevoli a seconda delle situazioni. Adriano Panatta è apparso il più concreto, Claudio Lippi il più ironico con un gioco di false e vere meraviglie immortalate maliziosamente sul suo volto. Lando Buzzanca, coppola in testa, ha sviscerato, appena possibile, atteggiamenti da ex “merlo maschio”. Non solo, ma con la vistosa pelliccia che indossava, ha ricordato, in molti passaggi l’abbigliamento dei due “Emigratis” di Italia 1, Pio e Amedeo. Con tutte le dovute differenze, naturalmente. Edoardo Vianello dava la sensazione di essere a proprio agio al punto da mettersi alla prova anche nel sumo sport amatissimo dai giapponesi e mostrare senza imbarazzi il proprio corpo. Da Fabrizio Biggio ci si attendeva un maggior coinvolgimento comico.

Quando i quattro si sono spostati a Kioto, come per incanto, i ritmi sono rallentati ed è sparita quella goliardia che ne aveva reso così piacevole la visione. E il telespettatore ha iniziato ad avvertire una certa stanchezza.

Da sottolineare, infine, il tentativo di raccontare le città visitate dal punto di vista turistico, mettendone in evidenza, con enormi scritte, le principali caratteristiche.



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