Tierra De Lobos:soap opera a cavallo su Retequattro


Tierra de Lobos l soap opera -western di Retequattro


Immaginavamo un genere a metà strada tra la soap opera e il western, con più o meno espliciti ammiccamenti all’erotismo. Avevamo intuito che Retequattro contasse su questo prodotto. Ma  le aspettative della vigilia, purtroppo, sono venute meno cin la messa in onda. Tierra De Lobos, sottotitolo L’amore e il coraggio, la nuova telenovela di Retequattro, ha deluso subito gli spettatori. Innanzitutto perchè è subito apparsa un miscuglio di generi, il rosa, il feuilleton, la soap opera, il western. Poi perchè evoca le prime melense televovele brasiliane alla Cyranda De Pedra. E infatti le sceneggiature sono strutturate secondo schemi  vecchi di almeno una quindicina d’anni e neppure una robusta iniezione di moderno erotismo è riuscita a svecchiarle.

 Il prodotto è arrivato in Italia preceduto dalla fama di grandi successi televisivi in Spagna. Gli ingredienti, però, subito si sono rivelati deboli e non hanno convinto. A cominciare dalla statuaria fisicità dei protagonisti,  che rimanda a muscolosi ragazzi da passerella prestati  a improbabili set. Aitanti giovanotti bramosi di successo che sembrano già essere sulla strada del reality show. Vengono in mente nomi quali Thiago Alvez, Sergio Muniz. Personaggi per i quali parla solo il corpo. La recitazione è tutt’altra cosa.

Interpretare un personaggio richiede impegno e non è ammessa l’improvvisazione che, invece, c’è in Tierra de Lobos. Vi si aggiunga il doppiaggio non all’altezza, per avere un quadro esatto dell’approssimazione totale. Inoltre, la sceneggiatura sembra scritta da autori amanti dell’equitazione. I cavalli, infatti, sono ripresi in tutte le inquadrature possibili e quasi sempre in primo piano. Manca solo come musica di sottofondo oh, oh, cavallo, oh oh cavallo…

Passiamo alla storia che, ambientata nella Spagna del 1875, narra le vicissitudini dei fratelli Cesar e Roman Bravo. I due, dopo molti anni, tornano nella terra natale per ricostruirsi una nuova vita. Le loro intenzioni saranno però ostacolate da don Antonio, detto Lobo, un proprietario terriero locale crudele e senza scrupoli, che terrorizza l’intero paese.

Lobo vive assieme alle sue quattro figlie: Almudena, Isabel, Nieves e Rosa, educate secondo una rigida disciplina. Rosa, l’ultima, è solo adolescente ed è’ malata di tisi. Sembra quasi un richiamo alle Piccole donne della Alcott, in cui Beth, la terzogenità, muore proprio di tubercolosi. Le ragazze non si fanno impressionare dalla severità del genitore e concederanno prima molta amicizia, poi le loro grazie ai fratelli Bravo. E’ la scintilla per innescare odio e vendette a cui seguiranno tradimenti, lotte di classe e di potere.

Mentre i due fratelli scoprono che il padre non è morto naturalmente, ma è stato assassinato, si profilano le personalità di Cesar  che è sveglio e intelligente,  e di Roman capriccioso e senza cervello. Roman subisce un attentato fin dalla prima puntata, ma sopravvive: avrà anche lui da fare con le quattro figlie di Lobo. Naturalmente saranno proprio le ragazze ad animare la serie, regalando al voyeurismo telenovelistico scene di erotismo considerate, come sempre, foriere di alti indici di ascolto.



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