La guerra dei mondi: la recensione


Riflessioni sul programma condotto da Davide Parenzo su Rai3

Pretenzioso, sopra le righe, gridato, a tratti insopportabile. Il nuovo programma di Rai3 La guerra dei mondi ha esordito il 14 giugno in prima serata su Rai3, con la conduzione altrettanto esagitata di Davide Parenzo. L’Auditel, contrariamente alle maggiori aspettative della vigilia, ha decretato il 4,84% con 1.068.000 spettatori

 Le atmosfere erano singolari. Il talk show appariva una strana miscellanea di ingredienti: dal ben noto Abboccaperta di  Gianfranco Funari a una sorta di Uomini e donne della De Filippi, da un  Porta a porta giovanilistico a L’ultima parola di Gianluigi Paragone. E si intravedevano anche elementi “faziani” da Che tempo che fa?. Senza alcun segno particolare, senza identità, il talk show ha vagato indistintamente tra un genere e l’altro, con un solo obiettivo: fare ascolti a tutti i costi. Fin dalla prime immagini Parenzo è apparso nel ruolo del provocatore, disposto a tutto pur di convincere il pubblico a non cambiare canale. E lo ha fatto portando in studio ospiti in un certo senso provocatori, tra cui Paolo Cirino Pomicino e lo scrittore Mauro Corona.C’era anche Massimo Cacciari, il filosofo del fair play politico e sociale che, a un certo punto, provocatoriamente, si è alzato ed è andato via dal programma (era in collegamento) in linea con lo spirito del talk show.

Eppure La guerra dei mondi sembrava essere nato sotto la buona stella del dialogo tra due generazioni: i giovani under 30 da una parte e gli over sessanta dall’altra. Il fine doveva essere un confronto non uno scontro. E l’argomento della prima puntata era il lavoro e la situazione giovanile oggi.  Ma il confronto si è scontrato con la volontà di voler dominare la scena a qualsiasi costo. Parenzo & company forse erano spaventati dalla concorrenza fratricida esistente in casa Rai: su Rai1 i David di Donatello, su Rai2 l’esordio di Crossing lines.

Parenzo,una sorta di folletto favolistico più che un conduttore, ha sventolato tutte le argomentazioni possibili. Nella tribuna giovanile ha fatto una fugace apparizione un’ex gieffina, Claudia Perna, appartenente alla nona edizione del reality, venuta a portare la propria testimonianza: subito dopo la conclusione della sua avventura nella casa di Cinecittà è stata risucchiata dal cono d’ombra dell’anonimato e ora “studia” recitazione per diventare attrice. Poi ecco Francesco Menegazzo, il vincitore della prima edizione di The apprentice, il business show andato in onda su Cielo con Flavio Briatore giudice unico, del quale si sta preparando la seconda edizione.

Solo alla fine arriva un altro provocatore per eccellenza, lo scrittore Mauro Corona, fatto entrare negli ultimi quindici minuti. Aspetto da personaggio alla Hemingway, linguaggio e comportamenti tradizionalmente sopra le righe, Corona avrebbe dovuto rappresentare il valore aggiunto di un talk show che, invece, è divenuto ancor più insopportabile. Possibile che Parenzo non abbia compreso la stanchezza del pubblico dinanzi alle solite, inutili, discussioni che non smuovono gli scenari politici, tanto meno quelli sociali?

Possibile, infine, che Andrea Vianello, direttore di Rai3 e gran professionista, non abbia avuto sentore dei gravi limiti del programma?



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