Il Viaggio di Baudo: la recensione


Riflessioni e appunti sulla prima puntata del programma itinerante di Pippo baudo su Rai3

Un omaggio intenso, curato nei minimi particolari, “vissuto” con amore e intransigenza. Un percorso esplicativo, storico, spettacolare, persino turistico: questa è stata la prima puntata, dedicata a Milano, de Il Viaggio, il programma con cui Pippo Baudo è tornato su Rai3, lunedì 17 giugno.

 L’Auditel ha riservato alla trasmissione itinerante 1.515. mila spettatori con il 6,1% di share. Un risultato deludente sotto molti aspetti. Ci si attendeva di più dal pubblico, purtroppo disabituato alla qualità televisiva, più sensibile alle sirene di una fiction mediocre e recitata come si può leggere un elenco telefonico.

Eppure, rispetto alla passata stagione de “Il Viaggio”, andata in onda a settembre, si nota un’attenzione maggiore, uno studio puntiglioso e accurato dei minimi particolari. Pippo Baudo non ha lasciato nulla al caso. La tradizionale cura che mette da sempre nei suoi programmi, appariva ancor più amplificata da una sensibilità maggiore. Nel racconto di Milano, il conduttore ha messo il cuore in ogni segmento spettacolare: ha percorso la città nella storia antica e nel presente, in un continuo e suggestivo alternarsi di immagini.

Milano è l’occasione per parlare della televisione italiana, dei mitici studi della Fiera da dove sono andati in onda tanti programmi della tv in bianco e nero. Poi l’attenzione è rivolta alla Scala, alle canzoni della mala con Ornella Vanoni che ne racconta le origini,  ai ricordi di Inge Feltrineli,  alla vicenda personale di Biagio Antonacci che svela un esipodio della sua vita privata.

Ingredienti solo apparentemente slegati, uniti insieme, invece, dalla sensibilità di un uomo che si è fatto “milanese” per celebrare la città in tutti i suoi aspetti. Ai ricordi del passato, ai filmati delle Teche Rai che rievocavano il piccolo schermo in bianco e nero, si alternavano le immagini di oggi, della città moderna aperta a tutte le aspettative e alle culture europee.

Baudo cammina tra passato e presente con leggerezza e rispetto. E con lo stesso rispetto si propone ai telespettatori, senza mai andare sopra le righe, con toni pacati dell’amico che cerca di trasformarsi in cicerone perchè le bellezze del luogo possano essere ammirate nel migliore dei modi.

Prima di liquidare la professionalità di Baudo facendo semplicemente ricorso all’età e ai risultati d’audience dei suoi programmi, bisogna ricordare che i tempi televisivi sono mutati e la qualità è oggi inflazionata dalla dirompente presenza dei format. Dispiace constatare che non si consenta ad un professionista come Pippo Baudo di sperimentare su Rai1  nuove idee (e non format comprati all’estero e aggiustati in Italia da decine di inutili presenze autorali). Attualmente  Rai1 è la rete che maggiormente avrebbe bisogno di proposte innovative per far rivivere una tv di qualità assente da tempo.



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