Felicia Impastato con Lunetta Savino su Rai1


Tutte le anticipazioni sulla trama del tv movie in onda con Lunetta Savino nel ruolo di Felicia Impastato

 Felicia Impastato, il tv movie che va in onda questa sera su Rai1, in prime time, con Lunetta Savino è la storia di una madre che, in Sicilia, per la prima volta, ho voluto denunciare, gridare al mondo i nomi e i cognomi di chi ha ucciso suo figlio. Nel cast anche Antonio Catania (Rocco Chinnici) Barbara Tabita (Franca Imbergamo) e Giorgio Colangeli. La regia è di Gianfranco Albano.

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Felicia ha messo alle strette lo Stato, che vorrebbe archiviare il delitto prima come atto terroristico, poi come suicidio per compiacere gli interessi dei mafiosi, e lo ha costretto a darle giustizia.
Il 9 maggio 1978, giorno in cui Peppino Impastato è stato trucidato per mano della mafia, è anche il giorno in cui una donna decide, per prima, di rompere la tradizione dell’omertà e della vendetta.
Felicia ha come unico appoggio Giovanni, il figlio che le è rimasto, e gli amici di Peppino. Insieme a loro comincia una battaglia che durerà più di vent’anni.
Vive a Cinisi, nel cuore del regno di Gaetano Badalamenti, dove esiste la gente onesta, così, nelle caserme dei carabinieri e nelle aule di giustizia, c’è anche uno Stato che è pronto ad ascoltarla.
Firma un esposto, si presenta dai magistrati, parla con i giornalisti. E come aveva sperato incontra, anno dopo anno, persone disposte ad ascoltarla.
Il primo è un magistrato di Palermo, che come lei, non ama stare zitto. Va in giro per le città della Sicilia, incontra i ragazzi, denuncia i pericoli della mafia e della droga. Si chiama Rocco Chinnici.

felicia impastato cast rai
Chinnici riprende in mano le carte della morte di Peppino e ribalta le conclusioni frettolose dei suoi colleghi. È stato un omicidio, non un suicidio o un atto terroristico. L’ha ordinato Badalamenti, gli dice Felicia quando lo incontra. Chinnici la ascolta, le crede, ma per istruire i processi ci vogliono le prove. E quelle, in una Sicilia in cui non esistono ancora i pentiti, ormai sono andate perse ma incriminare qualcuno per la morte di Peppino, sarà difficilissimo.
Felicia è serena, piena di fiducia. La strada è in salita, ma finalmente c’è.
Chinnici in quei giorni non parla solo a lei, ma anche a una ragazza che è venuta a intervistarlo per un giornalino studentesco. Si chiama Franca Imbergamo. Anche lei esce contenta da quell’incontro. Perché è siciliana, ha vent’anni e capisce che grazie a quel magistrato sta accadendo qualcosa di importante.
Lo capisce anche la mafia, purtroppo.
Il 29 luglio del 1983 Rocco Chinnici viene fatto saltare in aria
Felicia piange la morte di Chinnici, sente che lo Stato non ha ancora la forza di darle una risposta, ma non vuole essere una sconfitta. Apre la sua casa, comincia a ricevere i ragazzi, a raccontare a chi viene a trovarla la storia di Peppino. Diventa un punto di riferimento per tutti i ragazzi che vogliono capire cos’è la mafia.
E intanto a Palermo, il gruppo di magistrati che si era riunito attorno a Chinnici, continua a lavorare. Vengono decimati, uno dopo l’altro, ma le loro inchieste non si fermano.

felicia impastato nella realtà                                                                   La vera Felicia Impastato

 E tanti giovani magistrati portano avanti con coraggio il lavoro di chi li ha preceduti. Franca Imbergamo è diventata uno di loro.
Lavora a Palermo.Comincia ad ascoltare i collaboratori di giustizia, vuole capire se qualcuno sa qualcosa dell’omicidio Impastato. 
Franca Imbergamo segue quel filo che le arriva dai pentiti e la riporta sul sentiero tracciato dalle denunce di Felicia e degli amici di Peppino.
L’inchiesta prende corpo, le testimonianze si rincorrono, trovano conferme.
Si arriva così alla data che chiude questa storia.
Il 25 ottobre del 2000 Felicia viene chiamata come primo teste al processo contro Badalamenti. È anziana, morirà solo quattro anni dopo. Davanti a lei, in videoconferenza, perché è ospite di una galera americana, c’è Badalamenti. Felicia lo guarda negli occhi, senza paura, e finalmente può dirgli in faccia quello che per tanti anni ha gridato solo in solitudine: “tu hai ucciso mio figlio”.

Badalamenti verrà condannato all’ergastolo l’11 aprile del 2002.
Due anni prima, il 6 dicembre del 2000, la commissione parlamentare antimafia aveva approvato all’unanimità la relazione sul “caso Impastato” in cui venivano accertate le responsabilità di rappresentanti delle istituzioni per i depistaggi sulle indagini dell’omicidio.



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