Di padre in figlia l’indignazione di Bassano del Grappa e gli errori storici


Non solo successo di ascolti per la serie ma anche polemiche ed errori storici.


 La fiction Di padre in figlia, di cui Rai1 trasmette l’ultima puntata il 2 maggio, è stata gratificata da un ottimo successo di pubblico. Ma la storia raccontata ha fatto indignare i bassanesi. Ricordiamo che la vicenda è ambientata a Bassano del Grappa. E sui mass media locali molte sono state le polemiche suscitate al di là degli ascolti record che hanno più volte sfondato il muro dei 6 milioni di telespettatori.

Infatti l’ultima puntata andata in onda martedì 25 aprile aveva fatto registrare 6 milioni 565 mila spettatori con il 27,9%.

Ma quali motivi hanno fatto indignare i bassanesi? Cominciamo dai “peccati veniali” di cui sono colpevoli gli sceneggiatori. Innanzitutto il dialetto non è proprio quello usato a Bassano e quasi sicuramente in nessuna altra località della zona. Poi ci sono alcune incongruenze storiche: ad esempio, nella casa della famiglia Franza, protagonista del racconto tv, compaiono oggetti che sono invece stati inventati soltanto molti anni dopo.

Uno di questi è la caldaia appesa al muro dell’appartamento padovano di Maria Teresa (Cristiana Capotondi). Inoltre abbiamo visto più volte un distributore automatico di sigarette che invece non c’era all’epoca.

Un’altra incongruenza storica ci è stata segnalata da Caterina, nostra lettrice. Ci viene fatto notare come Maria Teresa Franza affermi che le è stato offerto il dottorato subito dopo aver conseguito la laurea in Chimica. La nostra lettrice fa notare che il dottorato è stato introdotto soltanto nel 1980. E quindi siamo al di fuori dell’epoca.

Ma a far indignare i bassanesi sono stati altri fattori importanti. I cittadini sono preoccupati perchè i telespettatori e quindi il pubblico italiano, hanno ricevuto dei loro concittadini un’immagine negativa. Sono stati descritti, attraverso la serie, un popolo di ubriaconi, intrallazzatori, arrivisti senza scrupoli, evasori, drogati come spesso abbiamo visto nella serie dove è stato fatto uso del LSD.

A indignare ancora di più è la storia di questa famiglia assolutamente inventata che invece sì interseca con la storia vera dell’Italia. Qualche onorevole locale ha protestato attraverso le tv della zona.

Ma nonostante ciò la serie ha fatto registrare ascolti da record. Niente paura per il bassanesi: non ci sarà una seconda stagione. Gli sceneggiatori stanno al lavoro per progetti completamente differenti. Ma non è la prima volta che le popolazioni si indignano per il ritratto delle loro città proposto dalla fiction italiana. Ricordiamo tanto per fare gli ultimi più recenti esempi le polemiche suscitate dai romani per Romanzo Criminale, dai napoletani per la serie Gomorra e soprattutto dal clero per la rappresentazione del Vaticano nella serie The Young Pope. Potrebbe continuare ancora la lista di coloro che si sentono indignati e credono sia stata messa a repentaglio la propria credibilità.

Ma che importa se i prodotti hanno ascolto e sono appetibili dai pubblicitari?



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