Storie Maledette, la prima puntata con Rudy Guede


Live la prima puntata di Storie Maledette, il programma di Rai3, ideato e condotto da Franca Leosini.


È andata in onda su Rai3 la prima puntata del nuovo ciclo di Storie Maledette. Per il debutto in prima serata Franca Leosini, regala ai suoi fedeli telespettatori una bella e completa intervista esclusiva a Rudy Guede, l’unico accusato della morte di Meredith Kercher. Rileggiamo le sue parole.

 

Prima dichiarazione dell’ivoriano nell’anteprima: “Sono fuggito perché temenvo non mi avrebbero creduto“. Subito dopo la sigla si ricostruisce la figura di Meredith Kercher. Splendida copertina, toccante, rispettosa e completa.

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Si entra in studio e per mettere a proprio agio l’ospite Franca Leosini le chiede delle sue origini e della madra da cui è stato portato via all’età di cinque anni: “La mamma non mi voleva lasciare e mi tirava nella direzione opposta di mia zia“.

Rudy Guede era stato richiesto dal padre che viveva nel perugino e faceva il muratore. Non si sentiva accettato e il fatto che l’uomo cambiasse spesso le compagne non agevolò la sua situazione. “Quando tornavo a casa alle elementari mi preparavo il pranzo“.

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A questo punto interviene la figura di Ivana Tiberi, la sua maestra dalla terza elementare. La sua famiglia divenne di fatto l’ancora di salvaggio. Per evitare che il padre lo chiudesse fuori di casa per il ritardo, la donna lo accompagnò per tantissimo tempo a casa dopo la scuola.

Gabriele, il figlio della maestra e Giacomo sono stati i mie due più grandi amici“. Si scopre che da piccolo l’ivoriano era un buon giocatore di basket. Guede fu affidato alla famiglia Caporali. “Si è trattato di un passaggio traumatico; non è stato facile approdare al benessere“.

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L’affido si concluse perché non andavo bene a scuola, facevo molti errori e avevo compiuto i 18 anni, data di fine affido“. A questo punto si trasferì in Lombardia, tra Pavia e Milano, dove trovò un lavoro e la fidanzata. Perdendo l’occupazione torna nel capoluogo umbro.

Ho dato testate alle regole, ho fatto degli sbagli, ma non è che ho violato chissà quali leggi“. L’ivoriano afferma con determinazione che non ha mai utilizzato droghe pesanti e che al massimo beveva il sabato sera con gli amici: “Si dice sbronza no?!

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Io penso che una persona descritta come ladro esperto, drogato e alcolizzato, avesse dovuto lasciare il segno in qualche questura, ma non è così“. Subito dopo ricostruisce la serata del 27 ottobre 2007, quando in trasferta a Milano e avendo perso di vista i suoi amici, si affidò ad uno sconosciuto per passare la nottata e questo lo portò all’interno di un asilo.

La mattina dopo la proprietaria chiama la polizia che trova con lui un pc rubato: “L’avevo comprato in un mercatino e questo episodio è stato strumentalizzato“. L’ivoriano spiega anche l’incomprensione che l’ha portato ad essere accusato per furto, per un coltello.

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A sostegno del ragazzo arrivano le parole del professor Mariani; il quale afferma come l’ivoriano sia uno dei ragazzi del carcere che abbia voglia di studiare e che ottenga buoni risultati. Inoltre lo definisce un bravo ragazzo, avendo conosciuto i suoi amici.

Arriva il momento di iniziare a parlare dei fatti del 1 Novembre 2007. Il primo incontro con Meredith Kercher avvenne a casa dei ragazzi che abitavano al primo piano di via della Pergola. Successivamente sarebbe arrivato un bacio in un locale, ma un’amica non ha confermato il fatto.

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Rudy Guede è l’unico personaggio coinvolto a non aver mai parlato. Ora si passa ad Amanda Knox, l’allora coinquilina della vittima: “L’ho conosciuta i primi di settembre in un locale, dove lavorava come cameriera, fu lei ad avvicinarsi“. L’ivoriano non conosceva nemmeno di vista Raffaele Sollecito.”Meredith era una ragazza alla mano, seria e trasmetteva carisma. Forse questo mi ha affascinato”. 

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Si arriva alla maledetta sera. Guede afferma di essere andato nell’appartamento solo perché la sera prima nel locale, dopo il bacio, si erano rimpromessi di incontrarsi dopo 24 ore. “Mi ha aperto Meredith, nessun’altro. All’inizio eravamo solo io e lei“.

Dopo aver preso un succo dal frigo, lei se n’è andata in camara e ritornando ha iniziato ad inveire con Amanda, accusandola di averle rubato dei soldi. Io l’ho tranquillizata e poi ci siamo avvicinati, ma senza avere un rapporto sessuale a causa dell’assenza di un preservativo“.

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A causa del kebab mangiato a cena, deve andare in bagno e la stessa Meredith gli consiglia quello più lontano dalla sua camera. In quel momento sente suonare il campanello e ha riconosciuto la voce dell Knox e quindi resta tranquillo.

Sono stato circa 11′, lo so perchè ho ascoltato due canzoni e mezzo, poi ho sentito un urlo fortissimo. Tutte le luci erano state spente e davanti alla camera sua c’era una sagoma maschile“. Nel conflitto è stato anche ferito.

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Anzichè chiamare aiuto, cerca di aiutare la ragazza con degli asciugamani. Meredith cerca anche di dirle una frase e lui si appunta le lettere sul muro con lo stesso sangue della ragazza. “Poi la paura prevalse su di me e scappai“.

Più scopriamo i dettagli e più il tutto sembra una vicenda scritta da un bravo scenografo. L’ivoriano non aveva nemmeno i cellulari perché glieli avevano sequestrati durante la famosa sera di Milano.

Svelato anche il mistero del perché la Knox abbia suonato, pur abitando in quella villetta: “Meredith quando ero entrato ha messo le chiavi all’interno“. “Sono stato accusato di concorso in omicidio e violenza sessuale, ma tutte le sentenze dicono che non ho nulla a che vedere con l’arma del delitto“.

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Non c’era nessuno in casa quando sono scappato ed ho lasciato la porta della camera aperta. Meredith era vestita e c’era ordine“. Una situazione completamente differente da quella ritrovata il giorno dopo dalle forze dell’ordine.

Nella stanza della coinquilina è stata messa in scena, in malo modo, un furto con scasso. L’ivoriano afferma di non essere stato lui e questa volta le prove processuali confermano. “La sentanza della Cassazione li assolve, ma dice che Raffaele Sollecito e soprattutto Amanda Knox erano in casa“.

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Io non ho pensato niente. Ero un automa e fuggivo da tutto. Appena ho realizzato di stare in Germania ho fatto una chiamata di quattro ore con Giacomo e gli ho raccontato tutto“. La frase “ho avuto paura che non avrebbero creduto soltanto a me” è stata presa come ammissione di colpa.

Linguaggio verbale e no, ritmo, domande complete e dettagliate, eleganza e rispetto per l’intervistato: impossibile non fare i complimenti a Franca Leosini questa sera. Bello anche il montaggio dei piani e delle immagini di repertorio che spezzano il faccia a faccia.

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Mi sono fatto processare con rito abbreviato perché ritenevo che nelle carte c’era tutta l’estraneità al fatto. Non ho problemi a farmi 5-10 anni perché non l’ho soccorsa, ma non perchè l’ho uccisa e violentata“.

Ad Otto e Mezzo, dopo la sentenza della Cassazione, Raffaele Sollecito ha gettato tutta la responsabilità su Guede: “Solo una persona sciocca apre la bocca per fare uscire fiato. Non può dire che è stata fatta giustizia per Meredith“.

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Se Raffaele sostiene che io so tutta la verità io gli dico che secondo me anche lui e la Knox la sanno“. Nella stanza di Meredith ci sono solo tracce di Rudy Guede: “Queste tracce l’ho lasciate perchè ho provato a salvarlo. Della Knox nemmeno nella sua stanza ci sono tracce“.

L’ex comandante Ris Linarello, afferma come probabilmente gli inquirenti si siano soffermati solo su alcune tracce, ritenute in quel momento più importanti e visibili. “Ricorro alla revisione processuale, non sto con le mani in mano“.

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In questi otto anni ho studiato, aiutato persone in difficoltà, mi sto anche per laureare e lavoro presso l’infermeria centrale dove faccio le pulizie“. E scopriamo anche la sua passione per la pitttura. “Il mio futuro è in Italia, l’Umbria è la mia casa“.

Storie Maledette finisce qui, Franca Leosini vi da appuntamento a giovedì prossimo, alle 21.15 sempre su Rai3.



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