Freedom – Oltre il confine | puntata del 18 giugno 2019 | l’obelisco più grande del mondo


Freedom - Oltre il confine | diretta 18 giugno. Roberto Giacobbo guida il pubblico in un’avventura oltre i confini dell’ignoto, alla scoperta dei fenomeni della natura e della storia.


Prosegue  la seconda stagione di Freedom – Oltre il confine: quinta puntata del programma di divulgazione scientifica. Questa sera alle 21.25 su Rete 4 e in streaming su Mediaset Play, Roberto Giacobbo guiderà il pubblico in un’esperienza al di là del limite, un’indagine storica tra le meraviglie del mondo.

Fin dall’anteprima, Giuseppe Giacobbo ci rivela che il viaggio di Freedom, oggi partirà da Assuan, In Egitto.

Assuan è una città situata nel sud dell’Egitto e capitale del governatorato omonimo. Il territorio della città comprende anche l’isola Elefantina. Posizionata sulla riva est del Nilo alla prima cateratta, è un trafficato centro turistico e commerciale.

La città fu fondata  dal faraone Tolomeo III. Il nome sembrerebbe derivare da un’omonima divinità egizia, identificata con Ilizia dai Greci.

Giuseppe Giacobbo ci spiega che la città fu particolarmente famosa per le cave di pietra che vennero utilizzate per la costruzione del cosiddetto obelisco incompiuto,situato nel sito archeologico delle cave, nonché per la costruzione della necropoli di Giza, una delle sette meraviglie del mondo antico.

Assuan fu anche un importante centro militare sin dalla sua fondazione. Viene citata da diversi scrittori dell’antichità tra cui Erodoto.

Il conduttore ci mostra, grazie ad un permesso speciale, l’Obelisco incompiuto, ovvero l’obelisco più grande del mondo, rimasto purtroppo incompiuto.

Si tratta di un obelisco egizio la cui estrazione non è stata completata, probabilmente a causa della comparsa di fenditure nella roccia.

Il monumento Si trova disteso su un fianco in una grande cava di granito rosa.

Il lato inferiore non è stato distaccato dalla roccia per l’abbandono del progetto a causa delle fenditure nel granito.

L’obelisco sarebbe stato il più alto del mondo se fosse stato completamente estratto ed eretto. Il suo peso è stimato in circa 1.200 tonnellate. Si pensa che risalga al regno del faraone Tuthmosis III e che facesse parte di una coppia di obelischi il cui secondo esemplare, l’obelisco del Laterano, era situato a Karnak ed ora si trova a Roma di fronte alla Basilica di San Giovanni in Laterano.

L’area dove si trova l’obelisco è stata dichiarata un museo all’aperto dal governo egiziano ed è visitata continuamente da migliaia di turisti.

Ci si sposta in Italia , precisamente in un suggestivo angolo del Gargano dove sgorga una grande testimonianza di fede e di religiosità.

È il santuario di San Michele Arcangelo, meta di pellegrinaggio da oltre quindici secoli e ancora oggi luogo di culto e di preghiera. Sulla sommità di Monte Sant’Angelo, a 800 metri di altezza, quasi sospeso tra cielo e terra, con vista sul golfo di Manfredonia, sorge questo sacro complesso rupestre che nasconde la sua maestosità all’interno e nelle parti sotterranee, lasciando incantato il visitatore.

Giuseppe Giacobbo narra una storia antica, non solo spirituale ma anche architettonica, che trasuda da quella grotta calcarea così mistica e singolare in cui l’arcangelo Michele apparve verso la fine del V secolo per ben tre volte all’allora vescovo di Siponto, san Lorenzo da Costantinopoli, impegnato a estirpare il culto pagano e aprire così le porte ai cristiani. Secondo i racconti e i testi antichi, san Michele affidò al vescovo il suo messaggio.
Il conduttore di Freedom dopo la pubblicità ci narra la storia di Omm Sety.

Durante una visita con i suoi genitori al British Museum, Dorothy Eady, osservando una fotografia nella sala esposizioni del tempio di Seti I, corse per le sale delle stanze egiziane, baciando i piedi delle statue.

Durante la prima guerra mondiale, si trasferì a casa della nonna nel Sussex, dove continuò il suo studio sull’antico Egitto presso la biblioteca pubblica.

Quando aveva quindici anni Dorothy raccontò di aver ricevuto una visita notturna dalla mummia del faraone Seti I. Il suo comportamento, unito al sonno e agli incubi, la portò a essere internata nei sanatori diverse volte.

Dorothy In seguito frequentò il Plymouth Art School e iniziò a collezionare antichità egizie. Dopo essersi trasferita a Portsmouth entrò a far parte di una compagnia teatrale che stava mettendo in scena la storia di Iside e Osiride, interpretando il ruolo di Iside. 

Nel 1931 la donna si trasferì in Egitto per sposare Meguid, divenuto professore di inglese. Appenata arrivata baciò il terreno ed esclamò di essere tornata a casa.

In seguito Eady raccontò di aver ricevuto visite notturne con un’apparizione di Hor-Ra, che le dettò lentamente, per un periodo di dodici mesi, la storia della sua vita precedente, contenuta in circa settanta pagine di testo geroglifico corsivo, secondo cui una sacerdotessa egizia, Bentreshyt, figlia di una venditrice di ortaggi e di un soldato durante il regno di Seti I, si era reincarnata in lei.

Si volta totalmente pagina perchè Giuseppe Giacobbo vuole dedicare l’ultima parte della puntata al Vittoriano ed al Milite ignoto.

Il conduttore si trasferisce ad Aquileia in provincia di Udine dove vi è una lupa capitolina proprio come quella situata a Roma.

Giuseppe Giacobbo rende omaggio alle 10 croci di ferro che si trovano ad Aquileia dedicate ai 10 morti della Grande Guerra che non sono stati riconosciuti.

Le croci inizialmente erano 11 ma Giacobbo racconta che una madre fu scelta per selezionare uno degli 11 morti per farlo trasportare a Roma, dove sarebbe divenuto colui noto a tutti come il Milite ignoto.

Finalmente la troupe del programma riesce ad entrare dentro al Vittoriano dove Roberto Giacobbo tra spiegazioni e domande poste agli addetti ci continua a narrare la storia dei giovani italiani disposti a dare la vita per l’Italia.

La puntata termina qua.

Giuseppe Giacobbo è tornato a parlare di Egitto, un tema molto ricorrente per lui ed anche decisamente apprezzato dal giornalista.

L’Egitto tornerà protagonista anche la settimana prossima a dimostrazione di quanto appena detto.



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