Luca Rosini: vi presento la mia Evolution


Intervista al giornalista e regista che debutta con Evolution su Rai 2


 Prende il via Evolution, il nuovo programma in onda da questa sera, in seconda serata su Rai 2. La voce narrante è del giornalista Luca Rosini, che, in cinque puntate, ci racconterà l’evoluzione e i cambiamenti dei nostri usi e costumi. Dalla tecnologia ai trasporti, dal modo di percepire la vacanza al consumo musicale fino al cambiamento della cucina in tv. Un viaggio che parte dal dopoguerra e arriva fino ad oggi, stimolando un incontro tra generazioni. Noi ve ne avevamo già parlato.

Abbiamo incontrato il conduttore di Evolution, Luca Rosini, che ci ha parlato di questa nuova sfida, di se e dei suoi progetti futuri.

Come nasce il programma?
E’ un’idea di Anna Carlucci e Andrea Quartarone, realizzata con Romano Frassa e Maurisio Caverzan. Il progetto è piaciuto ad Angelo Teodoli direttore di Rai2. Raccontiamo l’evoluzione dei consumi e costumi degli italiani dal dopoguerra ad oggi, attraverso materiali di archivio, soprattutto di storia della tv della Rai. Ci siamo resi conto che i giovani di oggi non hanno idea di come erano le tecnologie fino a 10-15 anni fa. Pensiamo ad esempio alle lettere a mano che oggi non si scrivono più. Magari si scrivono le email, ma anche le cartoline non vengono più usate, si utilizzano invece Instagram e Facebook, lo smartphone oggi è insostituibile e prima non esistevano neanche i cellulari. Se ci pensiamo sono stati anni pazzeschi che hanno cambiato la nostra esistenza negli ultimi 10- 15 anni. Il filo conduttore è proprio questo, il cambiamento dei costumi degli italiani e io sarò il narratore. Inoltre ci piaceva l’idea di raccontare il passato ai giovani e il presente alle persone un po’ più avanti con l’età.

Come sono strutturate le puntate?
Saranno 5 puntate, ognuna con un tema. La prima sarà sulle vacanze. Dagli anni Cinquanta ad oggi, come sono cambiati i luoghi e le modalità delle ferie, dal villaggio turistico alla vacanza fai da te. La seconda sarà sulla mobilita, quindi sui trasporti. Come ci siamo spostati prima e come ci muoviamo oggi. Dalle macchine ai treni, dagli aerei alle navi o alle crociere. Insomma un mondo che è cambiato dal boom economico ad oggi, ricordiamo le vecchie cinquecento, le utilitarie, la vespa e l’utilizzo che i giovani hanno fatto dei motorini. La terza puntata sarà invece sul mondo delle comunicazioni. Dal telegrafo agli sms, dalla cabina telefonica al cellulare. La quarta, sul consumo musicale. Ed infine la quinta puntata sarà sulla cucina, come è stata raccontata in televisione, da Ugo Tognazzi fino ai talent show di oggi.

 Cosa si aspetta da questo programma?
Sicuramente che piaccia, che soddisfi il pubblico e riesca a rispondere alla sfida che ci siamo posti. E poi che sia un programma di intrattenimento culturale, di riflessione, di ricordo e di approfondimento però con una vena ironica e di divertimento.

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 Sa già se ci sarà una seconda edizione?
Non lo sappiamo ancora, ma ovviamente ci speriamo molto.

Lei ha lavorato anche come inviato con Michele Santoro ad Annozero, dal 2006 al 2011. Che ricordi ha di quel periodo?
Io sono un inviato, di formazione e di passione. L’esperienza con Santoro è stata formativa, lui è stato un grande maestro, io lo stimo profondamente e non sarei quello che sono a livello professionale senza la sua guida.
Ma sono anche un documentarista e regista. Prima di lavorare per Santoro avevo già fatto un documentario sul genocidio bosniaco (Souvenir Srebrenica) che è arrivato finalista al David di Donatello. Sono sia regista che giornalista, inviato ma anche film maker, ho quindi varie caratteristiche professionali sulle quali puntare in futuro.

 

Luca Rosini

E’ la sua prima volta come conduttore?
Si ed è una sfida che ho accettato e mi è piaciuta moltissimo. Mi auguro di essere stato all’altezza. Spero anche di continuare sulla scia documentaristica.

Lei ha vinto due volte il premio Ilaria Alpi. Nel 2006 con un reportage sulle paraolimpiadi di Torino e nel 2011 con un reportage realizzato per Annozero sulla protesta degli immigrati di Brescia. Che significa fare giornalismo sul campo?
Sono necessarie curiosità e capacità di avvicinarsi agli altri. Bisogna sentirsi attraversare dal mondo, dalle storie e dalla vita delle persone, per poterla poi raccontare agli altri. L’aspetto più affascinante del mio lavoro è comunicare, entrare nelle esistenze della gente. Mi piace perdermi nella vita degli altri, mi piace raccontare. Per me è importante lavorare con le immagini, con la musica, mi piace che la parola sia solo una delle componenti del racconto. Molte sensazioni ed emozioni si possono far passare anche solo attraverso la musica, il suono e le immagini, senza bisogno di troppe parole.

 Un’ultima curiosità. Che pensa della tv di oggi e quali programmi preferisce vedere?
La tv di oggi è ad un bivio, ci sono programmi spazzatura ma anche programmi molto belli e fatti bene. Io ho lavorato con alcuni grandissimi professionisti, come Michele Santoro e Corrado Formigli a Piazzapulita. Seguo programmi di racconto, che danno spazio alle immagini, al montaggio, e che siano di qualità. Tutto ciò che non ha un investimento di pensiero o che non mostra un passione non mi attrae. Sono convinto che quando un prodotto è fatto bene riesce ad attirare chiunque. Ad esempio un reportage con belle immagini e bella musica, può attirare anche persone abituate a guardare programmi più banali e piatti. La televisione deve riuscire a stimolare la curiosità del pubblico.

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