Pif dopo Il testimone penserò al mio prossimo film


Intervista all'attore e regista che racconta il suo nuovo programma in onda su Tv8 e i progetti futuri.


 Si definisce un uomo pigro, Pierfrancesco Diliberto, che non ama far fatica, ma la sua insaziabile curiosità è più forte di qualsiasi cosa. E lo “butta giù dal letto, spingendolo ad andare in giro per il mondo a realizzare inchieste o a raccogliere materiale e idee per le sue pellicole”.

L’ex Iena Pif torna questa sera su TV8 (canale 8 del telecomando) alle 23.15 con la seconda puntata de Il testimone. In questo nuovo ciclo lo stiamo vedendo sballottato in ogni capo del mondo: dal Buthan a Miami, passando per i campi da calcio e la sala prove di una stella della danza classica come Roberto Bolle. Ma questa vita da vagabondo, a 44 anni, incomincia un po’ a stancarlo (“quando avrò 50 anni forse non potrò più andare in giro con la telecamerina per una giornata intera) e una riflessione di un certo tipo il conduttore e regista inizia pure a farla: alla sua età non sarà forse giunto il momento di “mettere la testa a posto” e avere una vita pseudo normale, a prova di fidanzata e di famiglia? Intanto si inizia con il lo stabilire che agosto sarà da quest’anno il mese di vacanza, quanto al resto… si vedrà.

Pif, la prima puntata ha avuto ottimi ascolti. Che dobbiamo aspettarci in seguito?

Il Testimone a trazione TV 8 non sarà snaturato nelle sue prerogative: l’unica vera novità è che oggi ho 44 anni e sono più conosciuto rispetto a dieci anni fa, il che mi permette di poter intervistare persone che prima assolutamente non avrei neppure potuto avvicinare. Detto questo, i miei 44 anni non sono comunque tanti abbastanza per perdere la curiosità. La base è sempre quella, la mia curiosità è quella tipica dell’italiano medio, e molti infatti si rivedono in me. Ecco dunque la puntata sugli arbitri, che trasferisce il punto di vista dallo spettatore all’arbitro. Anche di quello più bravo si ricorda sempre l’errore, prende insulti per 90 minuti, rischia di essere menato. E pure senza prendere un centesimo. La domanda dunque è: perché lo fai?!

Di questa stagione de Il testimone incuriosisce molto la tappa in Buthan. Perché lo ha scelto?

Il Buthan è un posto in cui il re, un giorno, ha deciso che non era solo importante il Pil, il prodotto interno lordo, ma anche quello che io ho ribattezzato il Pif, il prodotto interno della felicità: non dobbiamo vedere solo il lato economico, ma anche quanto si sia felici. Per loro tutti hanno il diritto ad essere felice e fanno di tutto per renderla felice. È una prospettiva molto interessante.

Come è stato l’approccio con Bolle, notoriamente un po’ restio alla confidenza?

Il primo approccio è stato un po’ rigido, per via anche della sua rigidità posturale da piemontese e ballerino che stonava un po’ con la goffaggine di un palermitano come me. Mi metteva un po’ di ansia, è stato difficile trovare un arco. La danza e il ballo sono il suo mondo e fai fatica ad entrarci o a tirarlo fuori. Alla fine credo di essere riuscito a farlo cedere. Non è stato affatto facile. Lui è molto socievole, più di quanto si possa pensare.

Come nascono le sue inchieste?

Nascono dalle idee. Chiunque può proporre e se mi incuriosisce vado. Io sono pigro e difficilmente affronto qualcosa che non mi piace. Per smuovermi ci vuole un argomento che mi appassioni, mi attiri, mi faccia scendere dal letto e mi porti in giro per il mondo. Non ho la prontezza di spirito di appuntarmi argomenti interessanti che possano diventare oggetto delle mie inchieste, quindi alla fine me ne dimentico. In realtà la cosa interessante è che il testimone è un bacino per il film. In guerra per amore va avanti perché non so dire water in inglese e tutti la scambiano per war, guerra, e alla fine mi arruolo.

Il passaggio da MTV a TV8…

Il programma si era incastrato perfettamente con MTV, faceva parte integrante di quel canale, ma devo dire che il passaggio a TV8 è stato un passaggio naturale. Anzi, direi che sta andando bene. Molto bene. 

Il testimone pif

Qual è il segreto del successo del programma?

Mi piace pensare che il successo sia dovuto al fatto che questo programma è tutto vero. Il 95% di quello che vedi è vero, cosa non così scontata in tv; il 5% è la costruzione televisiva.

Quanto è cambiato dai suoi esordi televisivi?

Con Il testimone, incontro di mondi ed esperienze diverse, sono cresciuto professionalmente e anche umanamente. All’inizio ero molto arrogante, avevo l’atteggiamento del tuttologo esperto. Ora ho un atteggiamento e uno sguardo tutti diversi; se vedo un bambino lo guardo più da papà, ho un altro tipo di sguardo e di attenzione nei suoi confronti. A 44 anni inizi a pensare che questa cosa possa accadere e che ti piacerebbe accadesse.

Telecamera nascosta e telecamera in bella vista. Ha iniziato con la prima alle Iene e ora è passato alla seconda. Che differenza si prova a fare servizi nei due modi? Meglio ieri o oggi?

La telecamera nascosta è stressante, non mi piace più andare a rubare qualcosa, immagini, audio come facevo con le Iene. Ora mi piace la telecamera a vista perché mi piace la spontaneità. La telecamera nascosta è faticosa, devi scoprire il marcio della situazione, è stancante. L’ho fatto 8 anni con le Iene, appunto, ma ora non lo voglio fare più, preferisco essere più rilassato quando lavoro. Non dormivo la notte, mi si stringeva la pancia per fare le Iene. Per carità, è un modo di fare televisione anche quello, ma non è più roba mia. Come le candid. Basta.

Film, serie tv, inchieste in giro per il mondo. Ma quando si riposa Pif?

Da quest’anno ad agosto non lavoro più, faccio vacanza. Per me è una cosa straordinaria, stranissima. Il mio planning normalmente va dal lunedì alla domenica e quando hai la fidanzata questo è un problema. Va bene che ora non ce l’ho, però mi porto avanti…

Negli ultimi anni l’abbiamo sempre vista a Sanremo: sarà al festival anche per questa edizione?

Quest’anno forse salto ma il festival andrà avanti anche senza di me. Non credo che la gente si lamenterà. Per ora quello che dovevo raccontare di Sanremo l’ho fatto, prima o poi magari ci tornerò.

Film in previsione per il prossimo anno?

No, non ce ne sono; fino a giugno faccio televisione, poi devo mettermi a pensare al prossimo film. Che sicuramente non sarà più sulla linea di In guerra per amore o La mafia uccide solo d’estate; sto cercando di prendermela un po’ più comoda, senza dover andare troppo in giro per promuovere il mio lavoro. Vorrei godermi un po’ più le cose. Il film deve avere una idea convincente, che mi convinca anche tra due anni e mezzo, quando uscirà. D’altra parte i tempi tecnici sono quelli.

Si aspettava di diventare un po’ il paladino dell’antimafia?

La vera sorpresa più che altro è essere paparazzati da Novella 2000. è una cosa che non riesco ancora a capire che mia madre va dal parrucchiere e vede me sul giornale baciare una ragazza. E scoprirlo così perché io di certo non vado a dirglielo. Per quanto riguarda la mafia uccide solo d’estate speravo avesse lo stesso seguito de I cento passi, che all’inizio in effetti non incassò nemmeno molto, poi divenne un film che vedono nelle scuole. La mafia è andata anche meglio, ma come importanza ho scoperto la sua importanza per la gente. E quando una scuola lo proietta, una certa soddisfazione ce l’hai. È un po’ come aver scritto un libro di testo.

Cosa ne pensa della tv di adesso?

Sinceramente non ho il tempo di vederla. Se vedo un film a casa, alle 22.30, mi addormento subito sul divano. Però una cosa è certa: rivendico che da anni ci tritano le palle con la web tv e intanto Don Matteo fa il 30 per cento. Internet campa ancora con quello che produce la televisione. E la mia serie La mafia uccide solo d’estate, se fosse andata bene su internet, avrebbe avuto un successo pari ad “x”, avendolo fatto su Rai 1 è stato un successo enorme.



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