MasterChef Italia 7, Rocco e Joayda: noi fuori ma potevamo fare meglio


Il nostro incontro con i due eliminati della sesta puntata di MasterChef Italia 7 Rocco e Joayda. Le loro dichiarazioni sui motivi per i quali hanno dovuto lasciare il cooking show e i progetti futuri.


Milano. Abbiamo incontrato i due aspiranti Chef eliminati nella sesta puntata di MasterChef Italia 7 andata in onda giovedì 25 gennaio. Rocco e Joayda hanno abbandonato i fornelli, a malincuore, ma con la consapevolezza di esser stati se stessi.

Rocco, come ha reagito alle stilettate di Bastianich?

In tanti mi han chiesto se avesse qualcosa contro di me, ma io ero me stesso. Non sono una persona che si presta al confronto nel senso conflittuale del termine, infatti non l’ho mai contraddetto.

Nell’ultima puntata in cui è stato eliminato, il giudice ho posto domande esistenziali come “chi siamo? dove andiamo?”…se l’è poste anche lei? Durante MasterChef si è dato una risposta?

Certo. Quando lui disse: “dovete capire se siete pecore o lupi perché considerate che la fame dei lupi è uguale a quella delle pecore”, io sicuramente ero un lupo perché sentivo di avere molta più fame delle pecore, però hanno vinto queste ultime.

Joayda, lei era considerata molto promettente. Che sensazione ha provato nel rivedersi?

E’ stato spiacevole ma al contempo bello riascoltare frasi come: “nella sua antipatia meritava di continuare perché sapeva cucinare”. Questi pensieri sono arrivati anche da donne e si sa che tra noi siamo più “cattive”. Me ne sono andata a testa alta.

C’è qualcosa che avreste migliorato, a posteriori, nella prova decisiva per la vostra esclusione?

R: Magari muterei l’impiattamento, equilibrando la quantità di pasta e di lenticchie.

J:  Probabilmente la panna col cocco perché alla Klugmann non è piaciuta molto come scelta.

Joayda sembra che, quindi, sia stata penalizzata per aver osato…

Io sono testarda in egual maniera sia se vengo ammessa a MasterChef, sia se invito a casa qualcuno: non cucinerò certo la pasta al pomodoro che, per carità, è buonissima e appartiene alla storia culinaria italiana.
Uno dei miei colleghi mi ha detto:“tu devi osare alla mystery, non all’invention”; però per come son fatta io, era più corretto osare quando ero certa di me stessa perchè ho fatto ciò che credevo giusto. Si vince e si perde, ho perso una battaglia, non una guerra.

Rocco qual è l’insegnamento tecnico e umano che si porta da quest’esperienza?

Senz’altro la voglia di studiare perché non stiamo dalla mattina alla sera davanti alla telecamera, anche quando andiamo in esterna abbiamo dei tempi morti che si impiegano a studiare da auto-didatta. Faccio un esempio banale: osservando Barbieri come sfilettava il pollo, in una condizione di pressione, ho imparato a fare la stessa operazione in maniera abbastanza soddisfacente pur non essendomi mai cimentata in passato. Ho assimilato anche tecniche di cottura mai affrontate in precedenza, cito il caso della clorofilla di lattuga.

C’è un piatto che avrebbe voluto realizzare, ma che non ha avuto modo di realizzare?

Mi spiace non aver avuto la possibilità di scegliere io gli ingredienti per realizzare una ricetta. L’unica volta in cui avrei potuto avere quest’opportunità, era già stato selezionato ciò che mi sarebbe servito. Sicuramente avrei utilizzato la ‘nduja, la cipolla rossa di tropea e la provola silana.

È molto legato al territorio…

Assolutamente sì e, in tutte le ricette che realizzo a casa, tendo a inserire qualcosa di mio.

Avete riscontrato uno scollamento tra l’immaginario che vi eravate creati da spettatori e il vivere MasterChef da concorrenti?

R: vivere quel contesto è totalmente differente dal rivedersi in televisione. Non tutto ciò che facciamo viene ovviamente mandato in onda. Per quanto mi riguarda ho acquisito un grandissimo bagaglio di esperienza; però, se devo essere sincero, nel rivedermi, sono un po’ deluso perché penso che si sia visto poco di Rocco. Non lo penso soltanto io, se guardiamo i commenti tutti si pongono il medesimo interrogativo: “dov’eri?”

J: da spettatrice è senz’altro diverso. Quando sei dentro impari ad utilizzare degli ingredienti che non avresti mai preso in considerazione.

Joayda lei è risultata una persona “antipatica” agli occhi di alcuni…

Quelli che mi hanno vista così hanno frainteso. Non sono antipatica, potrei risultare appariscente, ma sono buona. Per ciò che mi dicono, a primo impatto sembro antipatica; si dice a Santo Domingo: “è arrivata l’ultima coca-cola del deserto” (lo si attribuisce a una persona che se la crede). Invece, non è così, sono una persona molto solare.

MasterChef ha ammesso concorrenti stranieri aprendosi ad altre culture, basti pensare anche all’ultima esterna legata alla cucina kosher. Che pensa della contaminazione tra culture?

La cucina è una famiglia unica mondiale, da noi arriva il parmigiano, da voi arriva il platano e ci scambiamo culture costantemente. Mi dispiace quando le persone dicono “di colore”, siamo esseri umani, bisogna vivere tutti quanti uniti perché gli ingredienti sono musiche, ti fanno ballare e così deve essere, un misto di tutto.
Alcuni fans del programma hanno affermato: ma è MasterChef Italia o MasterChef stranieri? e mi rammarica perché so che tanti italiani son venuti nel mio paese, in Venezuela, compresa la famiglia di mio marito.
Non dovrebbe più esistere questa distinzione altrimenti le guerre non si concluderanno mai.

Qual è un piatto, che unisce entrambe le cucine, che lei adora preparare?

Tutti i miei piatti son rivisitati in tal senso. Un esempio è l’insalata di frutta tropicale con insalata, pera, melograno, cipolla, ananas e mango, con un’emulsione di frutto della passione, con scampi marinati e cocco. Da me non arrivavano gli scampi ed è stato il primo ingrediente con cui mi sono approcciata e di cui mi sono innamorata.
Non devi dimenticare da dove vieni, ma devi ringraziare dove sei per arrivare dove devi andare.

Joayda conosceva la cucina kosher?

Non l’avevo mai praticata, avevo giusto assaggiato i falafel. È stata un’esperienza particolare se si tiene conto della sfida anche nel non poter adoperare olio e sale; è un tipo di cucina che prevede una forte disciplina.

Come avete vissuto la competizione?

R: Io sono una persona molto competitiva, peccato che si sia visto poco. Essendo uscito più o meno a metà delle puntate, sono contento di come sia andata, nel senso che sono stato più concentrato sui rapporti umani che sulla sfida e, forse, questa è stata una mia pecca. Esco, ad ogni modo, soddisfatto vedendo anche le lacrime di tutti i concorrenti, vuol dire che almeno a loro Rocco è arrivato.

J: L’ho vissuta bene, certamente con due/tre persone mi sono scontrata, ma la mia amica giustamente sottolineava: “non sei andata a far amicizia, ma a sostenere una gara”. Parallelamente delle amicizie sono nate.

Quali sono le vostre prospettive future?

R: Ritornerò al mio lavoro perché devo giustamente mantenermi; voglio seguire dei corsi di cucina, chissà magari un giorno la mia passione per i fornelli diventa lavoro.

J: Anch’io voglio studiare, imparare a cucinare con altre tecniche. MasterChef non mi ha dato un attestato di chef. Il mio sogno nel cassetto è aprire un locale, ma adesso è presto.

Joayda, non ha sogni nel mondo dello spettacolo?

Sono aperta a tutto.



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