Il sapore del successo, la cucina tra tv e cinema


Il mondo della cucina in tv ha influenzato anche il cinema come si nota dall'analisi della pellicola in uscita il prossimo 26 novembre.


 I rapporti con la tv del film statunitense “Il sapore del successo” (nelle sale dal 26 novembre) sono strettissimi. Prima di tutto per il tema, quel mondo degli chef e dell’alta cucina che impazza sul piccolo schermo dell’Occidente, con infinite varianti, dai reality alle sfide alla preparazione di manicaretti prèt a porter.

Un interesse per la cucina che trasborda poi nei libri, con ricette a gogò, e, in Italia, vestali del genere che si chiamano Antonella Clerici o Benedetta Parodi.

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Insomma, il cibo è diventato fondamentale nel nuovo lifestyle, i cuochi sono famosi quanto una rockstar, il loro mestiere è una scappatoia per i giovani che non trovano lavoro con la laurea e si riciclano con soddisfazione dietro ai fornelli.
In secondo luogo il regista della pellicola, John Wells, è creatore, sceneggiatore e produttore di gettonatissime serie tv statunitensi, come ER – Medici in prima linea e West Wing. Ancora, Wells, alla ricerca della veridicità del set,  si è servito della “consulenza” di un cappello bianco di grido, Marcus Wareing, presentatore del popolare programma della BBC “Master Chef”.
E però la pellicola, in Italia con l’esclusiva di Leone Film Group e Rai Cinema, non si fa risucchiare dal rituale dei fornelli televisivi, con la spicciativa preparazione di manicaretti che poi la cosiddetta casalinga di Voghera quasi mai riesce a replicare nella propria cucina.

Anzi, il protagonista del film, Adam Jones – cuoco aduso a scenate ed eccessi che finito in rovina dopo aver guadagnato le due stelle cerca di risalire la china aprendo un pretenzioso ristorante a Londra – vede come la peste un’eventuale sua apparizione in tv. E vi si adatta soltanto una volta, dopo il mezzo fiasco del suo nuovo locale, proprio per rilanciarsi davanti alla vasta platea digitale.

Insomma, “Il piacere del successo” ha un rapporto ambivalente con la televisione: la sua ragion d’essere deriva certamente dalla popolarità degli show gastronomici, però proprio da essi prende le distanze.
Anche per questo il plot ha un’articolazione autonoma, capace di farci ficcare il naso in ciò che succede nella cucina di un sofisticato ristorante ma anche di raccontare una storia di sfida e di formazione.

CraccoHell 700

Carlo Cracco, giudice di MasterChef Italia

Adam Jones – interpretato con grinta da Bradley Cooper, il divo di American Sniper – è infatti un cerbero narcisista e introverso, ossessionato a tal punto dalla volontà di ricostruirsi una faccia e di conquistare la terza stella Michelin da rovinare il rapporto con il proprio team di lavoro e da camminare come un buzzurro nel mondo degli affetti.

In cucina butta all’aria le stoviglie se un piatto è imperfetto e prende a parolacce i collaboratori. Tra un rombo chiodato ripieno e un filetto al brandy fa salire tanto la tensione da creare un inferno fra i fornelli accesi. Se poi un cameriere lo avverte della presenza in sala di un ispettore Michelin (che viene in incognito ma è riconoscibile perché, tra l’altro, poggia di nascosto sul pavimento una posata per mettere alla prova il grado di attenzione dei maitre) l’ansia lo attanaglia fino a portarlo al disastro culinario. Ci vorrà proprio una débacle per fargli capire che il solipsismo non paga. Una crescita professionale e sentimentale alla quale lo ha portato anche la professionalità del suo aiuto, Helen, caparbia madre single che alla fine diventerà la sua compagna, nonché alleata nell’inventare manicaretti che procurino agli avventori “esplosioni di gusto”.
La pellicola funziona proprio per la meticolosa realizzazione delle riprese. Cucine vere e attori (bravi) realmente dietro ai fornelli, a rischio scottature. Dice Wells: “Quando giravo ER avevamo tutto il giorno sul set quattro medici mentre le comparse erano tutti specializzandi in medicina. Su West Wing eravamo circondati da professionisti della politica, sia tra gli sceneggiatori che sul set.

Una scena del film

Analogamente, ne Il sapore del successo aver potuto girare in alcuni ristoranti rinomati di Londra, come quello di Michel Roux al Langham Hotel e il Delaunay, che Corbin King ha aperto da poco, è stata la ciliegina sulla torta che ha aumentato il tasso di realismo in scena. Così, il cast preparava il cibo in maniera corretta e tutte le cinquanta pentole che stavano sui fornelli accesi entravano a far parte del film. Ogni giorno faceva molto caldo, anche 40 gradi, e così il sudore, i tagli, le bruciature erano reali, quindi il pubblico avrà l’impressione di entrare in una vera cucina”.
E infatti quello che c’è nel film e manca dei programmi tv è proprio il ritmo forsennato del cuoco. Una lotta con i tempi di cottura e con la rapidità di preparazione, un’alea perenne sulla riuscita della pietanza. Al contrario di quanto mostrano i serafici chef del piccolo schermo, ai quali non succede mai che la torta si liquefaccia, come a una delle fatine della disneyana Bella addormentata nel bosco.
Nel cast – con Sienna Miller nel ruolo di Helene e Uma Thurman in quello di un medico che si prende cura delle nevrosi di Adam – anche Riccardo Scamarcio, bandana a raccogliere il ciuffo e sbuffi di calore, nei panni di un collaboratore dello stralunato chef. Nelle pause della lavorazione, racconta l’italiano, ha preparato ai colleghi spaghetti cacio e pepe. Un successo.



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