Quarto grado con Gianluigi Nuzzi, la recensione


La nuova versione del talk show di Retequattro


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Quarto grado ha esordito su Retequattro con la nuova conduzione di Gianluigi Nuzzi. Accanto al nuovo padrone di casa Sabrina Scampini, in segno di continuità con il passato. Diciamo subito che il fantasma di Salvo Sottile, ex conduttore del programma di Retequattro è sparito subito.

Non c’è linea di continuità tra la nuova versione del programma e la precedente, in quanto l’attuale pretende di camuffare la falsa e ipocrita retorica del dolore e della tragedia con la serietà dell’inchiesta giornalistica. Sottile non aveva questa pretesa.  Non c’è nulla di giornalistico, invece, solo le solite tematiche, i casi più eclatanti di cronaca nera che hanno fatto scalpore e hanno catturato l’attenzione dei mass media. Gianluigi Nuzzi, nella puntata d’esordio, li ha sciorinati tutti, declinandoli con un racconto per immagini ancor più ansiogeno e inquietante. E come se non bastasse, nell’immediata vigilia, si  è appresa la notizia della presenza della madre di Melania Rea in studio. Una anticipazione sbandierata come una grande novità visto che la signora si mostrava per la prima volta in uno studio televisivo.

Se da Salvo Sottile potevamo accettare il tentativo di far leva sulla fragilità umana di chi ha perso un familiare e vuole ricordarlo dinanzi alle telecamere, da Gianluigi Nuzzi non ce lo aspettavamo. Il suo posto non è lì, nel labirinto della cronaca nera a discettare con toni compunti di omicidi. Lui è personaggio da grandi inchieste giornalistiche, è un professionista della parola, della scrittura, dell’indagine. Ha messo le mani su segreti  molto importanti, è l’uomo che ha indagato nel Vaticano, ce ne ha mostrato l’altra faccia, è il professionista che si è interessato dei grandi personaggi dell’attualità e della politica. Ora, al timone di Quarto grado, Nuzzi sta subendo un vertiginoso calo di credibilità.

A parte qualche ospite in più e qualche personaggio differente, non c’è stata alcuna virata verso un’informazione giornalistica. Il programma con il suo voyeurismo spinto cattura il popolo,  si imprime nell’immaginario collettivo dei telespettatori, per gli elementi di violenza, di morte brutale, di spietata ferocia, proprie degli assassini. La gente sta dalla parte delle vittime ma è impressionata dalla brutalità degli assassini: vuole condannare da una parte e aver pietà dall’altra. Ambivalenza emotiva sulla quale speculano tutti coloro che nei talk show si occupano di cronaca nera.

E poi i toni: anche quelli densi di retorica di mestiere. Deve essersene accorto in alcuni momenti Nuzzi che spesso è apparso impacciato, persino nella parola. Forse, in questi momenti avrà avuto un istante di incertezza, magari ha pensato a dove si trovava e a quel che stava conducendo.  Dulcis in fundo, alla fine non poteva  mancare il caso del professore di Saluzzo e delle sue allieve. Vicenda pruriginosa, densa di ingredienti morbosi in cui il sesso gioca un ruolo predominante. Vicenda succulenta per i vampiri della cronaca nera.

Sono argomenti lontani da Nuzzi. Ci ripensi. Torni alle sue inchieste. Prima che sia troppo tardi.



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