L’Arbitro, scende in campo il lungometraggio di Paolo Zucca


la pellicola nei cinema dallo scorso fine settimana


Palla al centro. Tanto calcio in tv, ma anche al cinema. E’ sceso in campo il film “L’arbitro”, debutto al lungometraggio di Paolo Zucca, “sviluppo dell’omonimo cortometraggio – sottolinea il regista sardo classe 1972 -, vincitore nel 2009 del David di Donatello e del Premio Speciale della Giuria a Clermont-Ferrand, il più importante festival del cortometraggio in Europa”.

La storia unisce la più grande passione italiana, quella per il calcio, all’amore di Zucca per la propria terra. In parallelo corrono due storie – una di respiro internazionale, l’altra locale – destinate ad incontrarsi nel finale. La prima segue le vicende di un arbitro (Stefano Accorsi), integerrimo alle regole fino a quando non accarezza le velleità di dirigere il più grande evento calcistico dell’anno. A “corromperlo” il componente italiano di assegnazione arbitrale (Marco Messeri). La seconda ha per protagonisti gli abitanti di un paesino sardo divisi tra le due squadre del luogo: a fare la differenza saranno il goleador Matzutzi (Jacopo Cullin), tornato dall’America Latina per amore della determinata Miranda (una Geppi Cucciari, qui più che mai in forma e molto pepata), figlia dell’allenatore cieco (Benito Urgu); e l’arbitro corrotto Mureno (Francesco Pannofino). Tra attori sardi, volti noti della tv e star internazionali, la storia si avvale di un buon montaggio che gioca sul ralentie e di un bianco e nero che colloca la storia fuori del tempo e dello spazio dandole la dimensione di fiaba. Il film è stato presentato alle Giornate degli Autori alla Mostra del cinema di Venezia e dura 90 min + recupero!

NOTE DI REGIA – “Una delle strade percorse nella mia ricerca estetica è quella della commistione dei toni e dei generi cinematografici. Il tono prevalente è quello comico e leggero, ma ho scelto di contrappuntarlo con dei momenti dalle tinte più cupe, per esempio in alcune delle tappe del percorso che porterà l’arbitro internazionale Cruciani alla ‘dannazione’ professionale, oppure in un’esile sottotrama legata ai codici ancestrali del mondo pastorale della Sardegna. Allo stesso modo, il registro epico e quello grottesco, i toni ‘alti’ e quelli bassi coesistono e talvolta si alternano in maniera imprevedibile. Da un lato la musica evocativa di Andrea Guerra, la retorica del ralentie e la fotografia elegante e ricercata in bianco e nero, dall’altro i corpi tutt’altro che statuari dei calciatori di infimo livello, il burlesco, il grottesco e una comicità spesso semplice e molto diretta. Ho scelto di usare il bianco e nero anche per ottenere il grado massimo di astrazione dalla realtà e dal tempo, per evitare che il film venga percepito come una rappresentazione oggettiva del mondo del calcio o di un particolare contesto geografico.” SINOSSI – L’Atletico Pabarile, la squadra più scarsa della terza categoria sarda, viene umiliata come ogni anno dal Montecrastu, la squadra guidata da Brai (Alessio di Clemente), arrogante fazendero abituato a vessare i peones dell’Atletico in quanto padrone delle campagne. Il ritorno in paese del giovane emigrato Matzutzi (Jacopo Cullin) rivoluziona gli equilibri del campionato e l’Atletico Pabarile comincia a vincere una partita dopo l’altra, grazie alle prodezze del suo novello fuoriclasse. Le vicende delle due squadre si alternano con l’ascesa professionale di Cruciani (Stefano Accorsi), ambizioso arbitro ai massimi livelli internazionali, nonché con la sottotrama di due cugini calciatori del Montecrastu, coinvolti in una faida legata ai codici arcaici della pastorizia. Matzutzi riesce a fare breccia nel cuore di Miranda (Geppi Cucciari), la figlia dell’allenatore cieco Prospero (Benito Urgu), mentre l’arbitro europeo Cruciani si lascia coinvolgere in una vicenda di corruzione che lo porterà in un attimo dalle stelle alle stalle: viene infatti colto in flagrante ed esiliato per punizione negli inferi della terza categoria sarda.



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