Linea gialla, la recensione


Considerazioni sulla prima puntata del programma


Linea gialla il nuovo programma con cui Salvo Sottile ha esordito su La7, non ha mostrato alcun segno di novità. Nonostante le prime immagini potessero far pensare ad un piccolo cambiamento rispetto alla “linea” consueta che prendeva la trasmissione di Salvo Sottile su Retequattro, c’è stata presto la conferma che nulla era mutato. Eppure le aspettative erano diverse.

 Spesso si aveva la netta sensazione di aver sbagliato tasto del telecomando e di trovarsi a Quarto grado con Sabrina Scampini che magari poteva apparire da un momento all’altro. L’unico piccolo segno di distinzione è il modo differente con cui Sottile chiama gli assassini: li etichetta come “predatori”. La prima puntata è inziiata con un numero infinito di casi di cronaca nera che venivano citati, affrontati per qualche minuto e poi accantonati per far posto ad altri, in un avvicendarsi di “predatori” nel quale era difficile orientarsi. Sottile ad inizio trasmissione non riusciva a nascondere i segni di un evidente nervosismo che lo portava ad alzare a tratti la voce e ad avere qualche defaillance che un osservatore attento ha avuto modo di notare. Linea gialla appare così una semplice riproposzione di Quarto grado, con qualche aggiustamento sofisticato, e si muove in atmosfere molto più dark e ansiogene, come ansiogene sono le trattazioni dei casi. Non c’è nulla che faccia pensare ad una cronaca nera asettica, al contrario, nella Linea gialla, più che delle “prove” si va alla ricerca di tutti gli ingredienti di retorica che caratterizzano da sempre i talk show di nera e i contenitori televisivi nei quali le morti violente sono al centro delle attenzioni.

Naturalmente, tra i molteplici argomenti, si è affrontato il caso Parolisi, la scomparsa di Emanuela Orlandi, il dramma degli studenti dell’ateneo di Catania morti per tumori insorti a causa di fattori cancerogeni nei laboratori di ricerca. E il termine “predatore” secondo la nuova consuetudine di Sottile, è stato più che abusato.  Non sono mancate le interviste ai genitori delle vittime, a parenti e amici, nel consueto stile “predatorio” delle trasmissioni di nera. Così, il Sottile muro di divisione che poteva separare Quarto grado da Linea gialla, si è subito infranto. E la sensazione è stata che il conduttore non sia riuscito a trovare nulla di diverso da quanto faceva nel programma di Retequattro attualmente gestito da Gianluigi Nuzzi. Impressione consolidata anche dalla maniera di gestire il talk show con gli ospiti in studio e dalla gestione dei collegamenti esterni.



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