Quarto grado, parla Amanda Knok


la prima intervista italiana


Nel tentativo di  innalzare gli indici di ascolto non soddisfacenti soprattutto per quanto riguarda l’ultima puntata, Quarto grado presenta questa sera una lunga intervista ad Amanda Knox. L’intervista arriva a dieci giorni dal nuovo processo d’Appello, la cui data è fissata per il prossimo 30 settembre a Firenze. In questa occasione la Knox ha rilasciato la sua prima intervista ad una tv italiana. Ed è stata la trasmissione di Retequattro condotta da Gianluigi Nuzzi a raccogliere le sue parole e la sua testimonianza. La versione integrale dell’intervista, di cui Mediaset ha anticipato alcuni stralci, andrà in onda questa sera, 20 settembre, in prima serata, su Retequattro.

Ricordiamo che la Knox e Raffaele Solletico furono accusati dell’omicidio di Meredith Kercher studentessa inglese, in quello che la cronaca ha etichettato come “il delitto di Perugia”, avvenuto nel 2007.  Condannati in primo grado sono stati assolti in Appello. Ma Il processo è ancora in corso di svolgimento, perché la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della Procura Generale, ha annullato la sentenza assolutoria d’appello e ha rinviato gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze.

  Questi gli ulteriori gli stralci dell’intervista  anticipati da Retequattro. «Se fossi condannata, sarebbe un’esistenza terribile e scappare non sarebbe una vita», afferma Amanda Knox in una parte dell’intervista. Poi continua: «e non voglio che qualcuno punti il dito indicandomi come un’assassina. Ma non temo la condanna: so che è possibile un verdetto giusto. Mi aspetto l’assoluzione».

Ancora: «Mi ha condannata il giornalismo da tabloid, che ha focalizzato l’attenzione delle persone su cose irrilevanti e non vere. Tra le accuse più offensive che ho ricevuto, ricordo ‘gatta morta’, ‘luciferina’, ‘demone’, ‘strega’. Mi hanno accusata di avere uno spirito maledetto e di essere posseduta, di manipolare le persone, di essere fissata con il sesso e la violenza». Ancora: «Questo sistema contro di me – prosegue – è nato per giustificare il lavoro della giuria. Altrimenti, come si spiegherebbe che una ragazza normale uccida brutalmente un’amica?».

A proposito del periodo in cui è stata in prigione: «Tornata a casa speravo di essere più felice di come sono. Negli ultimi mesi di carcere immaginavo che ansia, tristezza e rabbia si sarebbero sciolti, che sarei tornata a una vita felice, che non sarei stata sempre triste…».  La giovane americana, infine, lancia l’affondo finale: «In questi quattro anni di persecuzione, ora sei, ho conosciuto solo questa realtà. Ogni cosa che vivo è il riflesso di ciò che ho imparato in Italia», afferma piangendo Amanda Knox. «In Italia ho imparato cose brutte: ad avere paura ed a non fidarmi delle persone», conclude.

Riuscirà questo espediente a ridare smalto a Quarto grado?



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