Pietro Sparacino: “sono uno stand up comedian a mia insaputa”


Intervista ad uno dei principali rappresentanti della stand up comedy


 

Pietro Sparacino in tv lo vediamo raramente: nel 2008 a Colorado, nel 2013 ad Aggratis e nel 2014 a X Love. Lo conoscono invece bene gli appassionati di satira e stand up comedy: Sparacino è infatti uno dei membri di Satiriasi, la rassegna comica vietata ai minori di 18 anni fondata a Roma da Filippo Giardina.

Collega di Saverio Raimondo e Giorgio Montanini , è l’unico in Italia a portare sul piccolo schermo il one liner, uno stile fatto di singole battute; una riga, letteralmente.
Non si lasci però ingannare chi al termine “battute” sta già pensando al fenomeno Spinoza: quelle di Sparacino potrete ascoltarle tra un anno, e faranno ridere lo stesso, perché sempre attuali.
Rovesciando continuamente il senso comune, auspica l’arrivo degli immigrati di quartiere per difenderci dalle forze dell’ordine, ed è convinto che oggi in Italia crescere un bambino costi troppo; conviene piuttosto mandarlo in Africa e adottarlo a distanza.
Proprio grazie a questo suo approccio alla scrittura comica, Pietro Sparacino attualmente è anche uno degli autori de Le Iene.

Come nasce l’esperienza a X Love?
Nasce da Aggratis. Gli autori delle Iene hanno visto il programma, e mi hanno scelto perché erano interessati al one-liner.
Sono andato a Milano per farlo vedere a Parenti, e lui mi ha dato un’impostazione di ritmo diversa; mi ha detto: «Ok, per me è perfetto, però non mi devi fare le pause. Live lo puoi fare come ti pare: qui prendi il microfono e vai spedito. Questa è tv.»

A proposito di one liner: sono pochi i comedian che scrivono spettacoli di questo genere. Lei come mai ha scelto questo tipo di comicità?
Più che averla scelta, è stata lei a scegliere me. Ho visto uno spettacolo di Steven Wright e mi sono innamorato del genere. Ho visto un suo spettacolo, lo stesso, cinque volte e mi sono detto: «Io voglio scrivere cose belle come lui». Inizialmente quindi è nato come gioco.
In realtà questo esercizio mi ha permesso di concentrarmi sulla struttura delle battute, sviluppando meglio anche quelle contenute nei monologhi.

Lei inizia nel 2008 con Colorado e torna nel 2013 ad Aggratis in veste di stand up comedian. Come è cambiata la sua comicità?
C’è stato un percorso di consapevolezza, maturato da una tragedia e da una delusione

Che è successo?
Ho fatto Colorado e mi sono fratturato il setto nasale. Ovviamente la tragedia è Colorado, la delusione il naso pronunciato.
Le racconto tutto il percorso. Agli inizi portavo in giro uno spettacolo che parlava di precariato; ero in tour con Giovanni Cacioppo, e siamo arrivati al locale Zelig.
In realtà io l’anno prima mi ero presentato ai provini per Colorado, ma ero stato scartato; quando poi ho fatto lo spettacolo allo Zelig, tra il pubblico c’erano gli autori, a cui interessavo.
Mi hanno preso per i monologhi, ed io ero felicissimo. Arrivato a Colorado invece, mi hanno snaturato: mi hanno fatto togliere il pizzetto perché sembravo “stronzo” e perché dovevo sembrare ancora più ragazzino. Solo che senza pizzetto sembravo mia sorella.
Alla fine ho fatto quattro puntate, andate discretamente. L’anno dopo avrei dovuto partecipare di nuovo al programma, tanto che il capoautore mi dice: «Vai sulla satira, più cattivo». Mi assicurano che ho cinque puntate su 15. Dopo continui rimandi però, erano già all’ undicesima, mi dicono ancora «Tranquillo, ci sono ancora cinque puntate per te». A quel punto, affidandomi alla matematica e constatando che 15-11=4, è morta definitivamente la speranza di fare ancora Colorado. Ci avevo puntato tanto …
Nel frattempo, a casa, svengo, cado a terra, mi fratturo il setto nasale, finisco all’ospedale e ci rimango per due settimane. Lì, mentre sono a letto, e mentre vedo cambiare i pazienti intorno a me che nel frattempo escono dall’ospedale, qualcuno in piedi, qualcuno sdraiato, maturo la consapevolezza di voler fare qualcosa di diverso; a quel punto mi telefona Filippo Giardina, che conoscevo da tempo, e mi propone il progetto di Satiriasi.

Quindi lei in realtà nasce come stand up comedian, semplicemente non gliel’hanno lasciato fare…
Io nasco stand up comedian, ma a mia insaputa. Ho sempre fatto monologhi ma ignoravo il mondo della stand up. O meglio: io ho iniziato nel 2003 con i personaggi, per esempio facevo il figlio di Berlusconi, perché avevo bisogno di ripararmi come persona. Mi spiego meglio: io metto tra me e il pubblico il personaggio,così, se dovesse andare male, è il personaggio a non piacere, non io; è un meccanismo di difesa.
Quando poi ho trovato il coraggio di scrivere un monologo e soprattutto qualcosa da dire, da lì è partita la scrittura del primo spettacolo di cabaret sul precariato; all’epoca però non conoscevo ancora il mondo della stand up, mi piaceva la satira, ma mi limitavo ai fenomeni nostrani. Dal cabaret alla stand up il passaggio non è stato semplice. I primi anni sono stati difficoltosi, perché ho dovuto cambiare il modo sia di scrivere che di pensare un pezzo comico.

Cioè?
Nel cabaret io scrivo per farti ridere, punto: la battuta o funziona o non funziona. Per raggiungere lo scopo quindi, si cercano degli argomenti condivisi, cioè quelli che, almeno potenzialmente, si sa già che faranno ridere: la suocera, il traffico, la gravidanza. Argomenti che tratto anche io quando mi capitano serate di piazza per esempio.
Quando si scrive un pezzo satirico invece, si parte da un argomento che si sente l’esigenza di trattare, che ti sta a cuore; si tratta di un approccio più teatrale da un punto di vista di scrittura.

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Lei è anche autore per Le Iene, come si svolge il lavoro per il programma di Italia Uno?
Scrivo da casa. Loro danno una traccia, indicando una serie di argomenti di attualità, e io invio le battute. Lavoro per lo studio: ogni settimana mando circo 60-70 battute, che poi loro scelgono. Ed è interessante constatare come vengano scelte tra le tante, le battute che io stesso scarterei.

Cosa ispira la sua vis comica?
Il mio approccio alla comicità è stagionale, perché passo da momenti in cui mi invaghisco di qualcosa a momenti in cui mi interesso di altro. C’è stato un periodo in cui ho visto a ripetizione gli spettacoli di Steven Wright per imparare, rubare, studiare tutto il possibile; poi c’è stato il momento politicamente impegnato, in cui consultavo tutti i siti di controinformazione; c’è stato pure il momento più leggero. Il segreto in realtà non è tanto da cosa parti, quanto saper trasformare in comico ciò che vivi

Attualmente un ragazzo che fa satira che prospettive ha di lavorare in tv?
Il margine c’è, comincia ad esserci ora. E’ solo questione di tempo: presto i produttori si renderanno conto che con questo tipo di comicità ci si può guadagnare

Progetti per il futuro?
Per ora ho in cantiere un progetto insieme agli altri di Satiriasi, ma non posso anticipare altro

Un’ultima domanda: quando tornerà X Love?
30 aprile e 7 maggio. Almeno così dicono…



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