Daniele Vit: “vi racconto i retroscena di X Factor e The Voice”


Intervista al cantante che ha partecipato ai due talent show


In occasione del debutto tramite il suo canale YouTube del progetto K (che prevede la pubblicazione periodica di cinque singoli inediti del cantante, in vista dell’Ep) e del primo brano “Il King dell’R&B” che ne fa parte, il cantante romano Daniele Vit ha accettato di rispondere ad una serie di domande che spaziano dalla musica ai talent cui ha partecipato, senza risparmiare piccole frecciatine ai loro meccanismi, in particolare a Raffaella Carrà, e al mondo della discografia italiana.

Iniziamo dal presente : come sono nati il progetto K e il brano “Il King dell’R&B”?
Il progetto è in cantiere da un bel po’ di tempo. Io ed Exo (il dj e produttore del progetto) siamo prima di tutto amici e poi collaboratori. Volevamo sviluppare un progetto R&B alternativo da regalare ai fan, proprio perché l’r&b è un genere poco diffuso nel nostro Paese.
La scelta di una serie di singoli (che poi saranno racchiusi nell’ep K) trae origine dalla voglia di riprendere, era da tanto tempo che non pubblicavo nulla di nuovo. “Il king dell’r&b” nasce dal fatto che ad oggi non ho ancora trovato nessun artista italiano contemporaneo che sia riuscito a spingere, come me, su questo genere. Quindi un po’ per fare il “figo” della situazione, ma sopratutto per prendermi in giro e prendere in giro chi si prende troppo sul serio, mi sono autoproclamato il king dell’r&b.
Ha senso parlare di R&B in Italia o è un fenomeno musicale prettamente internazionale?  
Di R&B italiano ne esiste veramente poco e secondo me non perchè agli italiani non piaccia, ma solamente perchè non è una musica semplice da fare bene. Effettivamente è un fenomeno internazionale e la cosa che mi fa gridare allo scandalo è che oramai nel resto del mondo è allo stesso livello del Pop mentre in Italia non lo prendiamo neanche in considerazione, soprattutto i discografici che, quando gli viene sottoposto un progetto di questo tipo, sono i primi a dire “Questa roba in italia non va”. Credo che non vada perchè semplicemente non vogliono farla andare, altrimenti non si spiegherebbero i migliaia di fan italiani di Rhianna, Beyonce, Chris Brown, Usher, e tanti altri.

Daniele Vit a The Voice
La sua gavetta è notevole, oltre che corista, Castrocaro e Sanremo Giovani: che ricordi ha di queste kermesse e come  l’hanno arricchita?
Tutto quello che si fa, lascia sempre un qualcosa di buono: un’ esperienza in più è sempre meglio di una in meno, secondo me.
A volte ci si trova in situazioni professionali dove la propria arte viene compresa, altre volte in situazioni assurde dove è proprio l’arte, in generale, a non essere presa in considerazione. Ma le partecipazioni a Castrocaro e a Sanremo sono state importantissime e mi hanno fatto crescere e capire molti meccanismi.
Nel curriculum anche un nutrito elenco di collaborazioni con i principali rapper italiani (Fabri Fibra, Club Dogo, Emis Killa, Dargen D’amico). Non trova sia un genere un po’ troppo inflazionato ultimamente?
Quando ho iniziato a collaborare con i rapper, il rap non era a questi livelli. Ora si sono tutti scoperti estimatori del rap, compresi i discografici che fino a tre anni fa sputavano sentenze negative sull’hiphop italiano e lo snobbavano. Se ora è inflazionato? Meglio così, l’hiphop rimane sempre e comunque un linguaggio vero nei contenuti. Invece una canzonetta pop, senza né arte né parte, lascia il tempo che trova.
Anche a livello di Talent non si è fatto mancare niente. Ad es. XFactor, dove però ha avuto un’esperienza abbastanza singolare (Mara Maionchi lo ripesca e lo inserisce in un gruppo vocale, o meglio un duo, gli A&K). Perché si rivelò fallimentare?
Si rivelò fallimentare perchè fui messo in questo ipotetico duo solamente per fare “numero” e non per dimostrare alla gente quanto ero in grado di fare. Il “Prodotto A&K”era senza senso, ma il ragazzo che era rimasto in gara nel talent aveva bisogno di una spalla. Ulteriore problema è stato proprio il giovane “collega”, che dopo soli dieci minuti è venuto da me dicendo che non contavo nulla e che dovevo fare quello che diceva lui. Proprio un bell’approccio con un collega di otto anni più grande di lui e con un’esperienza maggiore della sua.
Dopo XF, arriva alla prima edizione di The Voice e riesce nell’intento di far voltare i giudici. Sceglie la Carrà, lo rifarebbe?
Si e no. Forse no, non lo rifarei perché se anche avessi scelto Cocciante probabilmente sarei comunque uscito alla seconda puntata, visti i meccanismi del talent.

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Si è tanto parlato di una censura alla sua polemica con Raffaella Carrà quando la elimina alle Battle. Che è successo veramente?
Sono successe tante altre cose, anche prima della battle. Comportamenti da parte della Carrà che mi hanno stizzito e fatto arrabbiare. Probabilmente già pensava di non portarmi avanti nella gara. Voleva gente “fresca”, da poter “formare” e con me questo era difficile: non perchè sia una persona che non accetta consigli, anzi, ma perché forse aveva capito che avevo ben chiaro in mente quale volevo fosse il mio percorso.  Poi il discorso della censura riguarda la nostra discussione, lunga il triplo rispetto a quella andata in onda, in cui si  tiravano fuori anche altri argomenti (che probabilmente non volevano uscissero fuori ) e la reazione del pubblico sia durante la battle che durante la scelta. In molti urlavano il mio nome, ma in tv non l’ha sentito nessuno, chissà perchè.
Le manca giusto Amici: se avesse l’età, parteciperebbe?
Finché si scherza sono il primo a farlo, ma in questo caso risponderei di si solamente per gioco. Amo la musica e non credo che tutto questo baraccone possa servire né alla mia carriera, né tantomeno alla musica stessa.

Il mondo discografico, a suo avviso, è meritocratico?
Il mondo discografico non è meritocratico proprio per niente. Si guarda solamente ai soldi e basta. Addirittura ho saputo ultimamente che alcune major stanno investendo su personaggi assurdi, tipo dei v-blogger o Youtuber, solo perchè su Youtube hanno tante visualizzazioni. E la musica? Che posizione occupa ora nella discografia? Forse nessuna. I discografici non parlano più di musica, ma soltanto di numeri. Inseguono tutti le stesse mode, gli stessi generi, nessuno che si prenda la responsabilità di sperimentare progetti diversi. Se fosse sempre stato così, non sarebbero mai esistiti mostri sacri come Battisti, i Beatles, Stevie Wonder, tutti artisti emersi proprio perchè andavano controcorrente.

Daniele Vit con la Carrà
In tanti le avranno dato del “bollito” per non essere mai riuscito a sfondare dopo tanti tentativi: qual è il motivo che la spinge ad insistere ancora?
Bollito? Bollito è chi si sveglia una mattina e decide di fare il cantante, non chi  vive e respira musica tutti i giorni da quando aveva sei anni. Non faccio musica per farmi riconoscere per strada, io faccio musica perchè non potrei vivere senza. Se questa mia dote, mi porterà a vendere qualche disco e a darmi qualche soddisfazione, anche se di soddisfazioni ne ho avute comunque tantissime, sarò ancor più contento, altrimenti va bene lo stesso. Si “sfonda” anche senza i talent, quelli si fanno perché in Italia non c’è rimasto altro. Per questo sto producendo e realizzando delle canzoni in Germania, in italiano ed in tedesco, proprio perché la musica in italia è FINITA.
Cura molto le sue pagine social. Qual è il complimento più bello e la critica/insulto più brutto ricevuti?
Ricevo tutti i giorni tantissimi complimenti, più che altro  mi emoziona chi mi scrive ringraziandomi di avergli donato la mia musica. Spesso la musica aiuta a superare i problemi, fa respirare anche quando manca il fiato. Se mi scrivono per ringraziarmi di questo, allora sono la persona più felice del mondo.
 Alla critica o all’insulto non do mai troppo peso. Poi sono sempre del parere che “bene o male, l’importante è che se ne parli .



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