Floris, cronaca della 1° puntata di diciannovEquaranta


La cronaca della prima puntata di "diciannovEquaranta" su La7


Su La7 va in onda la prima puntata di diciannovEquaranta, uno dei due nuovi programmi di Giovanni Floris che da Rai 3 sbarca su La7. Un appuntamento quotidiano, dal lunedì al venerdì alle ore 19:40 appunto, durante il quale viene approfondita la notizia del giorno.

 Il conduttore inizia dando la notizia sulla fiducia che il governo in carica ha al momento, ma subito dopo aggiunge che per Matteo Renzi questo sarà un autunno molto caldo, durante il quale dovrà dimostrare che per gli Italiani è effettivamente più facile trovare lavoro.

Viene mandato in onda un video in cui si spiega qual è il progetto del premier: dare più soldi al popolo per far ripartire i consumi, ma la clip illustra gli ostacoli reali che questo piano sta incontrando.

L’altra sfida che lo attende, commenta Floris al rientro in studio, è provare il fatto che sa mantenere le promesse fatte. Parte un video tratto da un recente comizio di Renzi.

“Renzi è o non è un populista?” si chiede il conduttore. Per rispondere a questa domanda viene interpellato il politologo Sebastiano Maffettone che pensa che Renzi lo sia, ma non troppo. Nando Pagnoncelli invece dà gli esiti sul sondaggio: “Renzi ha mantenuto le aspettative suscitate dagli annunci?”. La maggioranza ha risposto di no.

Secondo Susanna Camusso, Matteo Renzi si sta comportando bene e vuole effettivamente portare dei cambiamenti, ma non nasconde le difficoltà oggettive. Floris pone altre domande alla Camusso in merito ai prossimi progetti del Sindacato. Viene annunciato uno sciopero a ottobre.

Sebastiano Messina de La Repubblica risponde alla domanda: “Renzi deve avere paura del Sindacato?”. “No, ma non deve considerarlo irrilevante” controbatte l’ospite. Anche Antonio Polito interviene sull’argomento. 

Floris porta l’esempio di Mario Monti, salutato con entusiasmo all’inizio del suo incarico ma, al momento della eccessiva tassazione, vittima di un calo netto di popolarità. 

Il conduttore chiude l’appuntamento affermando che la battaglia di Renzi con la questione del lavoro sarà lunga ma ribadisce che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, e se questo viene a mancare crolla anche il perno di coesione e identità del Paese. Con queste parole saluta il pubblico e dà appuntamento a domani.



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