Servizio Pubblico, la prima puntata con Sabina Guzzanti


La prima puntata del programma condotto da Michele Santoro


Michele Santoro ha aperto l’ultima edizione di Servizio Pubblico, il talk show di La7 nato dopo un esperimento di un anno su un circuito alternativo di siti e canali locali. Nella squadra di lavoro ci sono alcune new entry: Paola Bacchiddu e Pablo Trincia, arrivato da Le Iene.

                                                                                                         

In virtù di un’esperienza di rottura come questa, che gli aveva conferito una maggiore forza a livello autoriale, Santoro è poi diventato uno dei personaggi di punta della rete che ora è di Urbano Cairo, grazie anche agli alti ascolti registrati, ben al di sopra della media di rete.

Questo però, secondo le dichiarazioni del giornalista, sarà l’ultima stagione del programma in quanti la tv italiana soffrirebbe di un’overdose di talk show. 

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L’editoriale di apertura è dedicato a Matteo Renzi, che non ha accettato l’invito di Servizio Pubblico; Santoro ne approfitta per ironizzare sull’inglese del premier. Il titolo della puntata cita Gli Intoccabili di Brian De Palma: Solo chiacchiere e distintivo?

Le inquadrature dello studio mostrano una scenografia diversa: senza rinunciare alle gru, simbolo dei lavoratori che vi si arrampicavano, sono presenti delle sedie rovesciate. 

Terminata l’anteprima, un servizio di Luca Bertazzoni sul rione Traiano a Napoli e la situazione di illegalità diffusa.

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In studio, a tu per tu con Santoro, Federica Raccagni; il marito è stato ucciso durante una rapina in casa dai due ladri, in provincia di Brescia. La donna denuncia una situazione allucinante: un’ora e mezza di attesa per un’ambulanza.

I furti sono aumentati del 40% nell’ultimo anno, dice il conduttore, segno del periodo di crisi che viviamo, però l’organizzazione delle forse dellordine non aiuta: a Chiari, in provincia di Brescia, 70 chilometri di territorio sono controllate da appena sette gazzelle.

La signora Raccagni racconta che alcuni suoi compaesani, a causa dell’ondata di rapine e violenze, non dormono la notte per paura.

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Anziché al termine della diretta, Vauro arriva con le sue vignette alle 22.00, rompendo la solita liturgia. Questa stagione televisiva sta inaugurando la comicità e la satira spalmate durante il corso della puntata: era l’intenzione iniziale di Ballarò, poi l’ha messa in pratica Crozza a diMartedì, ora il vignettista toscano.

Segue un secondo servizio di Bertazzoni, che ha verificato come i ragazzini di Napoli guidino il motorino senza casco, violando il codice stradale  e spesso senza nemmeno avere il patentino. Il video finisce per essere involontariamente folkloristico, ma naturalmente il riferimento non lo è affatto: lo spunto infatti, è la morte di Davide Bifolco.

Subito dopo prende il via il talk vero e proprio: ne discutono lo scrittore Gianrico Carofiglio, Viviana Beccalossi di Fratelli d’Italia ed Andrea Cardilli (CoCeR Carabinieri).

Sandro Ruotolo ha invece parlato con gli agenti, che hanno raccontato come alcuni siano pagati per fare da vedetta: le piazze di spaccio si sono spostate, ora si vende droga ovunque. Anche le armi si trovano con estrema facilità. Nel frattempo, spiega Andrea Cardilli, i carabinieri sono diminuiti.

Sabina Guzzanti

Alle 22.35 viene introdotta Sabina Guzzanti, nelle sale con La Trattativa. Ovviamente prima parte un lungo blocco pubblicitario.

Il monologo dell’autrice non è affatto comico, anzi, parte proprio dall’avversione per la battuta imperante. In realtà, l’intenzione satirica manca completamente, abdicata a favore di una totale volontà di denuncia.

Esistono tanti modi, inizia la Guzzanti, di parlare di “trattativa”; per esempio vedere come quelli sospettati di aver trattato hanno avuto una bella vita, mentre chi ha trattato davvero ha fatto una brutta fine. Lo stesso Riina è dentro per aver trattato, non per mafia. La domanda è: da che parte sta lo Stato? Perché alla luce di alcuni nomi come Violante,  Giuliano Amato, De Gennaro, Mancino, sembra che la sua unica missione sia demolire la democrazia.

Le stragi del ’92 e ’93, continua, hanno traghettato il Paese da un sistema corrotto a un sistema corrotto moderno. E via con gli imprenditori che “fanno i soldi con le banche”, la Fiat che risana i bilanci con i soldi pubblici, il 15% del Pil che viene dalla criminalità organizzata. Inoltre: “che cos’è questo patto del Nazareno se non un un’altra trattativa?”, persino De Bortoli sul Corriere scrive che vi si staglia l’ombra della massoneria.

L’Italia discute da 20 anni anni le stesse tematiche, conclude la Guzzanti, ma rimane sempre ferma: ecco perché girare un film come La Trattativa.

Bruno Mazza

Subito dopo, la testimonianza di Bruno Mazza, cresciuto a Caivano tra la droga. Ora raccoglie siringhe nel parco Verde di Caivano, ma prima era a capo delle piazza di spaccio: ha deciso di smettere quando ha visto morire il fratello. Ha scelto anche di cambiare vita rimanendo nella sua terra, cercando di vivere con 15 euro al giorno.

Bruno descrive i rioni popolari come luoghi in cui non solo mancano le infrastrutture, ma in cui persino le scuole respingono i ragazzi, senza nemmeno cercare di recuperarli. Di fatto vengono lasciati a se stessi; di conseguenza, prosegue, per questi giovani non servono più carabinieri, ma il lavoro.

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Servizio Pubblico trasmette anche l’intervista ai genitori di Davide Bifolco, raggiunti da Bertazzoni in casa loro. Il padre, sostanzialmente, avalla i precedenti penali di molti ragazzi della zona con la mancanza di lavoro poi, addolorato, dice che questo aspetto non gli interessa: ha perso “un bambino di 16 anni” che non ha avuto nemmeno il tempo di conoscere.

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Alle undici e mezza passate, l’editoriale di Marco Travaglio: il bersaglio è la posizione di Matteo Renzi sull’articolo 18 prima e dopo la carica di presidente del Consiglio.

Per difendere Renzi, entra Alessandro Sallusti: il giornalista vede nelle critiche al premier le stesse che venivano rivolte a Berlusconi. Travaglio gli risponde che solo in Italia stupisce che un giornale come Il Corriere della Sera critichi il governo.

Parlando di Napoli, Sallusti rinfaccia al condirettore del Fatto il suo amore per De Magistris, tirando fuori dalla tasca un vecchio pezzo e leggendolo ad alta voce. Tentato il colpo di scena, ecco l’affondo: “Adesso dovresti scrivere uno dei tuoi fondi in cui chiedi le dimissioni del sindaco di Napoli”. E l’altro, serafico: “Arrivi tardi, è già in pagina”. Dunque nel giornale di domani, alla luce della condanna a un anno e tre mesi per abuso d’ufficio, leggeremo Travaglio che auspica le dimissioni dell’ex pubblico ministero.

De Magistris tra l’altro, era stato annunciato come ospite in studio, salvo poi decidere di non partecipare più.

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 In conclusione, l’intervista di Ruotolo ad Antonella Leardi, la mamma del tifoso Ciro Esposito. La donna non vuole vendette perché crede nella giustizia: “non possono essere tutti corrotti”.



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