Visti dal Moige : Ulisse – Il piacere della scoperta e Tu si que vales!


L'appuntamento settimanale a cura del Movimento Italiano Genitori sul migliore e il peggior programma della settimana


 

Questa settimana il Moige (Movimento Genitori) esamina due programmi del sabato sera: “Ulisse, il piacere della scoperta”, in onda su Rai 3, e “Tu si que vales”, trasmesso da Canale 5.

                                                                                     

In una tv generalista in cui lo spazio per la divulgazione storico – scientifica si assottiglia sempre più, “Ulisse – Il piacere della scoperta” rappresenta una piacevole eccezione. Non è un caso, dunque, che la trasmissione condotta da Alberto Angela sia uno dei pochi programmi longevi della televisione contemporanea.

Ulisse, il piacere della scoperta

Sin dalla prima puntata, trasmessa quasi quattordici anni fa, uno dei fattori decisivi per il successo del format è la chiarezza espositiva, sia del conduttore, sia degli esperti che a vario titolo intervengono nel programma, arricchendone la già corposa mole di contenuti. Che si parli di geografia, archeologia, storia o geologia, ogni argomento viene spiegato e raccontato con un linguaggio accessibile a tutti, mai ampolloso o cattedratico.

Alberto Angela in particolare riesce a dare quel contributo determinante che rende “Ulisse” un programma perfettamente in linea con le esigenze, anche di un pubblico di bambini e adolescenti, di erudirsi con la televisione. Con i suoi toni affabili e la calma nel presentare gli argomenti inerenti alla puntata, Angela assume i connotati di un garbato maestro che aiuta la sua “classe” fatta di milioni di telespettatori a saperne di più sui misteri della scienza e a scoprire le pieghe più nascoste della nostra storia.

La scienza e la cultura diventano dunque sempre più accessibili per il pubblico, che può così arricchire il proprio bagaglio di conoscenze senza eccessivi sforzi cognitivi. Il ricorso frequente alla ricostruzione tridimensionale, unito ad un montaggio serrato capace di stimolare la curiosità, fanno sì che il telespettatore difficilmente perda l’attenzione su quanto vede sullo schermo. In questo modo il mix tra linguaggio verbale e televisivo dà vita ad una miscela vincente, che aumenta l’intera resa comunicativa della trasmissione.

La giuria di Tu si que vales

 Lo premieranno gli ascolti, ma “Tu si que vales”, nuovo programma del sabato sera di Canale 5, lascia molti interrogativi soprattutto per la qualità dei contenuti proposti. La trasmissione vuole dare spazio a chiunque ritenga di avere una particolare abilità che decide di condividere con il pubblico. Passano in rassegna sulla scena, guardati attentamente dalla triade di giudici Maria De Filippi – Rudy Zerbi – Gerry Scotti più il giudice popolare (finora quasi sempre Mara Venier), persone di tutte le età che vogliono stupire, cantando, ballando o facendo numeri stravaganti. Qualcuno viene premiato, suscitando simpatia e regalando esibizioni gradevoli, altri scadono nel ridicolo.

Di recente, però, si è andato ben oltre, con performance raccapriccianti e che hanno suscitato spavento anche nei conduttori (Belen Rodriguez e Francesco Sole) oltre che nei giudici. Numeri disgustosi che è inammissibile proporre in piena fascia protetta e di sabato sera, quando tante famiglie e tanti minori sono davanti al teleschermo. Una prova di questa deriva è rappresentata dall’esibizione di un ragazzo che prima ingoia un lungo spago, facendolo uscire in seguito da una palpebra, per poi concludere il suo show deglutendo una serie di lamette, che quasi per magia tira fuori dalla bocca tenute insieme a mo’di collana da uno spago.

Grave la scelta di dare spazio a performance del genere che possano facilmente spaventare i bambini a casa, ma ancor più grave è che tra i quattro giudici soltanto Gerry Scotti abbia invitato i ragazzi all’ascolto a non imitare quanto appena visto. Ci si aspettava che almeno Maria De Filippi (anche co-produttrice dello show) facesse lo stesso: invece non è avvvenuto. E gli esempi potrebbero continuare.

L’auspicio è di un’immediata inversione di rotta, ma il sospetto è che i buoni risultati in termini di audience possano lasciare tutto immutato e che numeri del genere possano aumentare di puntata in puntata, in barba al buon gusto e al rispetto per i telespettatori.



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