Rai Storia, la strage di Pizzolungo



Puntata speciale, questa ssera, di Diario Civile, dedicata al ricordo della strage di Pizzolungo. L’appuntamento è alle 21.30 su Rai Storia, ch. 54 del Digitale Terrestre e ch. 23 Tivù Sat. Trent’?anni fa, la mattina del 2 aprile 1985, un?’ autobomba uccise a Pizzolungo, frazione di Trapani, Barbara Asta e i suoi due figli, Giuseppe e Salvatore, di sei anni.

Si trattava di una strage mafiosa destinata a far discutere a lungo. Ed ora, a distanza di tanto tempo, viene riproposta nello speciale di “Diario Civile”  dal titolo “Pizzolungo –memoria di una strage”, in onda su Rai Storia con l’introduzione del Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti.

L’autobomba  era destinata al giudice Carlo Palermo. Il magistrato era arrivato da poco a Trapani per indagare su un traffico di armi e droga che coinvolgeva, oltre alla criminalità organizzata siciliana, anche quella turca. Le dinamiche e i motivi dell’’ attentato vengono approfonditi dall’’oramai ex giudice Carlo Palermo e da Margherita Asta, figlia di Barbara e sorella di Giuseppe e Salvatore, le tre vittime.

{module Google richiamo interno}  L’ex sostituto procuratore, dalla casa dove alloggia a Bonagia si sta recando al palazzo di Giustizia di Trapani a bordo di una 132 blindata, seguito da una Fiat Ritmo di scorta non blindata. In prossimità dell’auto carica di tritolo, l’auto di Carlo Palermo, supera una Volkswagen Scirocco guidata da Barbara Rizzo, 30 anni, che accompagna a scuola i figli Salvatore e Giuseppe Asta, gemelli di 6 anni. L’utilitaria si viene a trovare tra l’autobomba e la 132. L’autobomba viene fatta esplodere comunque, nella convinzione che sarebbe saltata in aria anche l’auto di Carlo Palermo.

L’utilitaria invece fa da scudo all’auto del sostituto procuratore che rimane solo ferito. Nella Scirocco esplosa muoiono dilaniati la donna e i due bambini. Il corpo squarciato della donna viene catapultato fuori dall’auto mentre i corpi a brandelli dei bambini finiscono dispersi molto più lontano. Sul muro di una palazzina a duecento metri di distanza una grossa macchia mostra dove è finito un corpicino irriconoscibile.

Carlo Palermo ricorda: “Il due aprile del 1985  è la giornata che ha diviso in due la mia vita. Quello che ero prima e quello che sono divenuto dopo. Ho avuto la fortuna, ma anche la disgrazia di sopravvivere e vedere che se ero sopravvissuto è perché altri erano morti al posto mio”.

“La storia di mia madre e dei miei fratelli – conclude Margherita Asta – fa capire che le mafie possono colpire tutti. E l’ impegno a combattere la criminalità organizzata deve coinvolgere in maniera univoca e chiara tutti i cittadini”.

Ci saranno in Italia e in Sicilia molte altre manifestazioni per ricordare l’evento e le vittime innocenti.

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